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Serravalle Scrivia

"Anche noi vittime del terrorismo"

Dura condanna della comunità islamica di Serravalle agli atti di terrorismo: "Non siamo qui per combattere. I nostri figli sono nati in Italia, qui studiano e qui sognano il loro futuro. Siamo noi le prime vittime del terrorismo perchè a scuola e sul lavoro ci guardano con sospetto". E, a Serravalle "diciamo grazie per averci accolti"
SERRAVALLE SCRIVIA - "Anche noi siamo vittime del terrorismo". Bandiere della pace, accanto a citazioni di Madre Teresa di Calcutta, del Dalai Lama e citazioni del Corano. Forse domenica mattina, con il termometro vicino allo zero, non era la giornata ideale per organizzare una manifestazione per la pace e contro il terrorismo. Ma chi era presente, oltre un centinaio di persone, ha "scaldato" comunque la piazza e i cuori. Tante le testimonianze all'incontro voluto dal Centro Islamico di Serravalle Scrivia, domenica mattina in piazza Bosio, dove è presente una nutrita comunità musulmana e una delle prime nate in provincia.  "Non siamo qui per combattere, ma per avere un futuro", ha detto Lanji Camissokao arriva dal Mali, rifugiato.

Il paese si è trovato, già dagli anni Novanta, a fare i conti con parole come “immigrazione” e “integrazione”. Ora la popolazione straniera si è attestata attorno al 13%, anche se ultimamente è in calo. Manca il lavoro, per gli Italiani come per gli stranieri. "Abbiamo sempre accolto tutti. Agli stranieri chiediamo solo di rispettare le nostre regole e noi facciamo altrettanto con le loro tradizioni", dice il sindaco Alberto Carbone dal palco.
"Sono arrivato qui nel 1994, ero da solo. Non perdiamo gli sforzi fatti fino ad oggi per colpa del terrorismo. I miei figli sono nati qui e difficilmente torneranno nel paese di origine, lavoreranno qui, si formeranno a loro volta una famiglia. Il terrorismo colpisce prima di tutto noi, musulmani. Sul luogo di lavoro ci guardano con sospetto, ma noi non siamo l'Isis", sono altre testimonianze. Doppiamente colpiti, nei luoghi degli attentati, come i Cristiani, e nei paesi che li ospitano, perchè guardati con diffidenza. 
"L'Isis non ci considera musulmani, ci vedono come traditori. E noi non reputiamo i terroristi come musulmanti", dice un'altra voce. 
Dalla comunità islamica di Serravalle, per lo più proveniente dal nord Africa, è arrivata quindi una dura condanna, senza appello, agli attentati di Parigi, ma non solo. "Io sono Parigi, io sono la Siria, io sono il Libano" era scritto su uno dei tanti cartelli preparati dai giovani del centro islamico per la manifestazione. "C'è amore nell'Islam e pace", recita un'altro cartellone.
Lo ha spiegato Hajar, 18 anni, studentessa di liceo. Il discorso lo aveva scritto a mano su un foglio a righe, ma alla fine è andata a braccio, recitando alcuni versi tratti da Corano, in italiano: "chi uccide un uomo, è come avesse ucciso l'umanità, chi ha salvato un uomo, ha salvato tutti. Questo è scritto nel Corano. Il nostro saluto significa: 'che la pace sia con voi'. Come si può pensare che l'Islam sia odio? Siamo noi musulmani le prime vittime del terrorismo. Tra i morti di Parigi, del Libano, della Nigeria c'erano anche i musulmani. Conviviamo qui, con voi; sono cresciuta qui, in Italia; il mio futuro è qui. Quando mi sento dire, a scuola, che tanto io me la caverei perchè sono musulmana, mi fa male. Io sono vittima come voi. I terroristi hanno occhi bendati, hanno odio. Condanniamo tutto il terrorismo, quanto accaduto a Parigi e nel resto del mondo".
C'è anche chi ha rigraziato il paese, per averli accolti. E non erano parole di circostanza. 
Hanno parlato anche i membri della consulta per le pari opportunità, l'Imam, il parroco del paese, poi cittadini comuni, italiani e stranieri. Al termine della manifestazione è stato osservato un minuto di silenzio, per Parigi, ma non solo, "per tutta l'umanità".
30/11/2015

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