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Intervistando la storia

Pietro Strozzi e la battaglia dimenticata: Serravalle, 4 giugno 1544

Nell’area dove in questi giorni si svolge la “guerra dei saldi” fu combattuta una battaglia che segnò il destino dell’Italia nelle guerre tra Francesco I di Francia e Carlo V d’Asburgo. Era il 4 giugno 1544 e il protagonista fu Filippo Strozzi
Nell’area dove in questi giorni si svolge la “guerra dei saldi” fu combattuta una battaglia che segnò il destino dell’Italia nelle guerre tra Francesco I di Francia e Carlo V d’Asburgo.

Voi, figlio di Filippo Strozzi illustre banchiere e politico fiorentino, a Serravalle a capo di un esercito italiano contro la Spagna?
Alla finanza e alle trame della politica ho preferito la vita militare: ma non crediate che questi ambiti siano così distanti.

Lo immaginiamo…
Non penso: ai miei tempi era la politica a dirigere finanza e guerra, non il contrario. Medici e Strozzi avevano filiali in tutta Europa che servivano a trovare denaro per la lotta politica e le guerre: in caso di successo, il vincitore avrebbe ripagato i propri finanziatori con proventi tratti dalle risorse agricole e minerarie del territorio o dalla riscossione dei tributi; la sconfitta era contemplata come “rischio d’impresa”.

Voi Strozzi avete rischiato, ma vi è andata male.
Cosimo de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, salì al potere a Firenze con l’appoggio di Carlo V: noi Strozzi tentammo di prendere la città con le armi ma il 31 luglio 1537 fummo sconfitti. Mio padre, catturato, si tolse la vita dopo mesi di prigionia e torture.

Quando vi capitò l’occasione per la vendetta?
Avevo concentrato a Mirandola milizie italiane antispagnole per un attacco combinato, al momento giusto, con l’esercito francese. Quando Monsieur d'Enghien sconfisse gli spagnoli a Ceresole d’Alba (11 aprile 1544), passai il Po a Casalmaggiore e puntai verso Cremona; oltrepassata questa città, attraversai l’Adda e, nonostante la resistenza nemica, passai il Lambro minacciando sia Pavia che Milano. Non avendo però avuto aiuto dai francesi, attardatisi all’assedio di Carignano, ripiegai su Castel San Giovanni presso Piacenza. Il governatore spagnolo di Milano, Alfonso d’Avalos, fece presidiare la strada che collegava Piacenza con Tortona e Alessandria, interrompendo i miei collegamenti con i francesi.

E così?
Cambiai piano: dirigermi verso Genova e, con l’aiuto delle locali fazioni filo-francesi, provocare un’insurrezione contro il governo di Andrea Doria. Per questo, seguendo il “cammino della montagna” per tagliare fuori Tortona aggirando il blocco nemico, arrivai a Garbagna e da lì, passando da Vargo e dalla località Fornace presso Stazzano, raggiunsi Serravalle. Lì chiesi allo Spinola, signore del luogo, di passare ma egli, nonostante minacce e offerte di denaro, rifiutò: ciò mi costrinse a guadare la Scrivia a valle dell’abitato permettendo agli spagnoli, avvisati dallo Spinola, di farsi sotto.

Come andò a finire?
Gli spagnoli attaccarono le nostre truppe che, al riparo di alcuni vigneti, risposero al fuoco, ricacciandoli indietro: ciò ci fece pensare di poter completare l’attraversamento con tutto il nostro esercito. A quel punto, però, fummo nuovamente attaccati, e da truppe più numerose, senza poter usare efficacemente le armi da fuoco a causa di una pioggia battente: fummo sconfitti. Si produsse così una situazione di stallo: chi di noi aveva vinto il primo scontro se ne stava sull’altopiano in posizione tatticamente vantaggiosa, e gli spagnoli, vincitori del secondo attacco, si guardavano bene dall’assalirci. Con il favore delle tenebre, ci ritirammo verso il Monferrato.

Una sconfitta “per abbandono”?
Già, e mi brucia ancora: ma se solo i francesi avessero lasciato perdere l’assedio di Carignano, e avessero attaccato Milano assieme a me, oggi sarei qui a raccontarvi tutt’altra storia.
8/01/2017

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