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Società

Un laboratorio ceramico per le donne vittime di tratta

A Monale una start-up a titolarità femminile impiega le donne vittime di tratta accolte nei percorsi di inserimento sociale: "
SOCIETA' - C'è un piccolo laboratorio a Monale, nell'astigiano, dove le donne vittime di tratta lavorano alla produzione di piatti in ceramica lavorati a mano. 
Sono le donne accolte nei percorsi di inserimento sociale dell’Associazione Piam Onlus che, con il sotegno della Fondazione SociAL, ha avviato il progetto "Terre di Monale". 

Le donne fino ad ora coinvolte, circa sei tra i 16 e i 24 anni, provenienti dall’Africa Subsahariana, sono prevalentemente analfabete o bassamente scolarizzate, di solito destinate a trovare occupazioni poco qualificate e precarie o ad alto rischio di rientrare nel circuito dello sfruttamento della prostituzione.
L’Associazione, attraverso la sua esperienza nel campo del counseling, dell’orientamento lavorativo e della mediazione culturale, accompagna le donne coinvolte verso una professionalità qualificata, gratificante e ben retribuita.
"Il modello di intervento proposto - spiega Alberto Mossimo, presidente di Piam - si basa sulla volontà di superare la vecchia logica delle borse lavoro, a cui spesso le persone coinvolte partecipano senza slancio o incentivi, focalizzate solamente sul rimborso orario. Le lavoratrici verranno, infatti, retribuite infatti in base alla qualità del prodotto realizzato e venduto attivando così un circuito di responsabilizzazione e professionalizzazione".

Durante la realizzazione del progetto le beneficiarie si impegnano inoltre ad acquisire competenze lavorative ed imprenditoriali specifiche "on the job", potendo così vedere garantita la possibilità e l’opportunità di avviare una start-up di impresa.

Nei mesi scorsi è stato aperto il sito e avviata la vendita delle stoviglie di alta qualità, personalizzabili in base alle specifiche esigenze dei clienti. Prodotti che riprendono le tecniche artigiane di lavorazione della ceramica "conservando un bagaglio di tradizioni profondamente radicato nel nostro territorio e sempre più a rischio di essere perso con l’avvento delle nuove “tecnologie” industriali".


[Sul sito della Fondazione SociAL ulteriori informazioni relative al progetto]

 
21/08/2017

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