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Alessandria

Social Housing a San Michele: proviamo a fare chiarezza

Non si conosce ancora una timeline degli interventi che porteranno all'apertura della struttura, a distanza di 6 anni dall'avvio del progetto, ma non sono stati investiti soldi pubblici nella parte resa oggi alla parrocchia. Ecco cosa cambierà con la restituzione di una parte degli spazi alla diocesi.
SAN MICHELE - Da qualsiasi lato lo si voglia guardare il progetto di Social Housing a San Michele segna purtroppo una ferita aperta nella fiducia alle istituzioni e un danno per la comunità difficile da sanare. Della storia degli interventi abbiamo già dato conto in numerosi articoli, ma ora la situazione si aggiorna e servono alcune precisazioni. 

Il 13 febbraio 2017 è divenuta esecutiva la nuova scrittura privata fra il Comune di Alessandria e la parrocchia Santi Michele e Paolo di San Michele per la restituzione di un’ampia porzione degli spazi adibiti a servizi comuni che torneranno nella disponibilità della parrocchia, passaggio indispensabile perché lì la stessa possa realizzare una struttura di accoglienza dedicata alle persone anziane

In effetti dalle tavole presentate a corredo della prima scrittura privata, nel 2009, si evince come il progetto di Social Housing presentato in Regione per concorrere al finanziamento pubblico comprendesse già un intervento privato (finanziato con fondi della parrocchia) per la costruzione di un centro diurno integrato per anziani (riportato in verde sulla tavola allegata).







Come spiega l’allora dirigente comunale, Enrico Pelizzone: “il progetto era stato presentato complessivamente perché ciò consentiva di ottenere un punteggio migliore nella graduatoria regionale per l’assegnazione dei fondi, perché la partnership pubblico-privato è uno degli elementi che concorre favorevolmente quando viene stilata una classifica”. Nulla di strano o di riprovevole, se non fosse che il progetto della parrocchia in questi 6 anni non si è realizzato, restando solamente una promessa sulla carta. 

A rettifica di quanto scritto nell’ultimo articolo, dopo numerosi incontri (con Atc, con l’ex sindaco Piercarlo Fabbio, con operatori delle realtà preposte a gestire gli interventi nella struttura, con l’architetto Silvia Fasolo - che ha seguito i lavori per conto della parrocchia - e con don Ivo) il quadro che emerge non è forse migliore, ma comunque parzialmente differente rispetto a quanto inizialmente raccontato (sulla base degli elementi che erano noti fino a quel momento).
In particolare, il Comune restituisce oggi alla parrocchia spazi sui quali non ha speso direttamente risorse pubbliche, perché gli interventi lì svolti erano stati realizzati direttamente dalla parrocchia con fondi messi a disposizione dalla stessa e precedentemente all’accordo di comodato con il Comune.
Anzi, è lo stesso Don Ivo a sottolineare come nel tempo la parrocchia abbia subito un danno, sia perché i lavori proseguiti a rilento sulla parte comunale hanno rallentato anche i progetti della parrocchia per la gestione degli spazi e servizi comuni (sui quali la parrocchia ha investito denaro, per esempio per realizzare allacciamenti che sarebbero poi dovuti servire a tutti i progetti) sia perché la scarsa attività di custodia del cantiere (che procede a rilento ormai da 6 anni) ha favorito una serie di furti di materiali di proprietà della parrocchia. In verità, e questa confusione dovrebbe far riflettere sull’approssimazione con cui l’intero progetto sembra essere stato gestito da parte del Comune, quasi nessuno era a conoscenza che una parte dei locali oggi restituiti alla parrocchia fossero stati in precedenza affidati al Comune.

Con il nuovo accordo sottoscritto la ripartizione degli spazi viene mutata: la parrocchia torna in possesso di gran parte degli spazi comuni, e bisognerà capire come verranno gestiti. La possibilità di offrire a chi verrà accolto nei diversi progetti di social housing lì ospitati spazi all’aperto e comunitari in cui trascorrere del tempo è un elemento fondamentale, specialmente perché il luogo dove sorge la cascina è piuttosto isolato e la possibilità di vivere momenti relazionali per persone che hanno subito determinati traumi diventa ancor più importante. Il tutto, a questo punto, sarà subordinato a come la parrocchia deciderà di gestire e trasformare quegli spazi che il Comune le ha reso. “Siamo consci dell’importanza di offrire agli ospiti della cascina spazi di socialità - assicurano dalla parrocchia - e per questo presenteremo una serie di progetti che garantiranno la fruibilità di aree all’aperto, anche se magari differenti rispetto a quelle inizialmente previste”.

Intanto i lavori sulla parte comunale sono ancora lontani dall’essere ultimati: l’Atc (sostituendosi al Comune, che non aveva stanziato fondi al riguardo) ha provveduto, a sue spese, a liquidare l’azienda che aveva vinto l’appalto e che, non ricevendo più il pagamento di quanto dovuto, aveva da tempo sospeso i lavori. Ora, quando i lavori potranno ripartire, potrebbe essere necessario nominare una nuova impresa che termini gli interventi per rendere le strutture pienamente abitabili.

Resta da capire come sia possibile che il Comune, già ai tempi della precedente giunta, si offra come partner di un progetto da centinaia di migliaia di euro senza avere effettivamente accantonato i fondi necessari per finanziarlo.
16/02/2017

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