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Ambiente

“Siccità? Gli invasi non servono”

Il rapporto di Legambiente Piemonte denuncia una non corretta gestione delle risorse idriche e lo sfruttamento dei corsi d'acqua per la produzione di energia, tramite invasi, che rischiano di deviare e prosciugare i torrenti. Il “caso” di Carrega
AMBIENTE – I piccoli e grandi invasi realizzati perla produzione di energia elettrica lungo i corsi d'acqua piemontesi possono mettere a rischio le risorse idriche, soprattutto il periodi di lunga siccità. E' quanto denuncia Legambiente Piemonte nel suo ultimo rapporto.

“Anche se per quest’estate sembra passata la fase più critica sul fronte siccità occorre mantenere alta l’attenzione sulle politiche da attivare per farci trovare pronti alla prossima crisi idrica - dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Se in queste settimane alcuni hanno evocato la necessità di nuovi invasi da costruire in montagna, noi crediamo che nuove colate di cemento non siano la risposta adeguata ai cambiamenti in atto e, anzi, siamo convinti che sulle nostre montagne, come nei nostri fiumi, sia urgente avviare un percorso di resilienza. Di fronte a fasi meteoclimatiche sempre più polarizzate e persistenti occorre adeguare politiche e abitudini ataviche, da una maggiore attenzione al risparmio idrico domestico al passaggio ad un’agricoltura meno idroesigente, fino ad una riflessione sull’impatto che un certo tipo di centrali idroelettriche hanno sui corsi d’acqua”.

“Sotto accusa” sono soprattutto i piccoli impianti che forniscono, però, solo il 2 per mille dell'energia elettrica consumata.

“È facile prevedere che gli oltre 2000 nuovi impianti di piccola taglia in progetto in Italia, con oltre 3000 km di corsi d’acqua derivati, possano mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse – mette in guardia Fabio Dovana -. In Piemonte il 44% dei fiumi non raggiunge il buono stato ecologico previsto per tutti i corsi d'acqua entro il 2015 e le cause sono da cercare anche nei troppi prelievi idrici ad uso agricolo e idroelettrico. E’ quindi indispensabile una moratoria su questo tipo di impianti e un rafforzamento dei controlli sulle captazioni idriche esistenti e sul rispetto del deflusso minimo vitale dei fiumi, così come sarebbero da incrementare i misuratori di portata sulle prese d'acqua. Al tempo stesso è agli impianti 'grandi' che bisogna guardare con maggior attenzione per mantenere la produzione idroelettrica nei prossimi anni. Ossia alle centrali più antiche, dove è fondamentale realizzare interventi capaci di migliorarne notevolmente l'efficienza e ridurre l’impatto sui bacini idrografici”.
Ad Alessandria è finito nel dossier di Legambiente l'impianto di captazione del Rio Ghiaon in località Mulino Pio a Carrega Ligure che è “apparso fuori norma a beneficio di un impianto per la produzione di energia idroelettrica ad acqua fluente”.

Le emergenze ambientali rilevate da Legambiente sono uno stato di asciutta totale a valle, il rilascio di una quantità d’acqua insufficiente, il probabile non rispetto dell’obbligo del deflusso minimo vitale, pozze d’acqua con fauna ittica in pericolo e scala di risalita per l'ittiofauna inesistente.

La situazione era stata riscontrata nel corso di un sopralluogo, effettuato il 7 settembre 2016 da alcuni membri del circolo Val Lemme ha rilevato l’assenza del deflusso minimo vitale: l’acqua del rio Ghiaion viene tutta convogliata nella presa della centrale. Il Circolo ha provveduto a allertare l’Ente Aree Protette dell’Appennino piemontese, competente per territorio, che ha predisposto un’ispezione conclusasi con un verbale di denuncia. “Ci risulta che l'ente di controllo, a seguito di quel sopralluogo, abbia richiesto alcune prescrizioni al gestore degli impianti e che queste siano state effettuale”, dice il sindaco di Carrega Marco Guerrini. Che aggiunge: “sarà nostra cura verificare”
18/08/2017

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