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Alessandria

Processo Polo Chimico, verso la sentenza

E' ripreso ieri mattina, davanti alla Corte d'Assise di Alessandria, il processo contro gli otto imputati delle aziende del Polo Chimico si Spinetta per omessa bonifica e inquinamento delle acque. L'ultimo a parlare è stato l'avvocato difensore di Guarracino, direttore di stabilimento prima Ausimont, poi Solvay: “la manutenzione agli impianti è sempre stata fatta”. Le parti civili scoraggiate: “faremo la fine di Bussi” (dove la Corte ha assolto gli imputati)
ALESSANDRIA – Quindici minuti di controreplica dell'avvocato Cammarata, per la difesa di Luigi Guarracino, direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, prima Ausimont, poi Solvay, per ricordare come “le manutenzioni venivano regolarmente fatte e si spendevano risorse per farle”.
Finisce così la fase dibattimentale del processo contro otto imputati tra direttori ed amministratori della aziende che si sono succedute nella gestione dello stabilimento chimico di Spinetta Marengo. Gli imputati sono accusati di omessa bonifica e avvelenamento doloso della acque: le perdite dagli impianti avrebbero, secondo l'accusa sostenuta dal pubblico ministero Riccardo Ghio, provocato un inquinamento dei terreni e della falda superficiale di cromo esavalente ed un altra ventina di inquinanti, inquinamento che si sarebbe esteso progressivamente all'esterno del perimetro dello stabilimento, verso il fiume Bormida.
Tali perdite avrebbero determinato un “alto piezometrico” che ha “dilavato” le terre delle discariche storiche, quelle contenenti, tra le altre sostanze, anche il cromo, il cui utilizzo è cessato, in effetti, negli anni sessanta.
“Non vi dico di credermi – afferma l'avvocato Cammarata – vi chiedo di andare a leggere gli atti del processo”. Il riferimento dell'avvocato è quello della deposizione del teste Alessandro Cebrero, “un fantasma in questo processo”, nel senso che la sua deposizione sarebbe stata “dimenticata” nel corso del dibattimento. Cebrero, responsabile della manutenzione degli impianti per una ventina di anni, aveva affermato che le manutenzioni erano regolarmente eseguite. “E' come chiedere all'oste come è il vino”, commenta a latere dell'udienza Lino Balza, di Medicina Democratica, parte civile al processo.
Secondo la pubblica accusa, invece, venivano fatti lavori di manutenzione ordinaria ma “nulla fu fatto di concreto” per arginare le perdite.
La corte, composta dal presidente Sandra Casacci e dai giudici popolari, si ritirerà ora in camera di consiglio per vagliare la grande quantità di atti, documenti e testimonianze raccolte in tre anni circa di processo. La sentenza è attesa per la prossima udienza, fissata per il 30 novembre.
“Faremo la fine di Bussi”, commentano dall'area riservata al pubblico le parti civili che hanno assistito all'udienza. A Bussi, infatti, si è celebrato un procedimento parallelo che ha visto Montedison sul banco degli imputati e Solvay, che acquisì gli impianti, ammessa come parte civile, ossia danneggiata. Alcuni dei dirigenti accusati nel procedimento in Abruzzo sono imputati anche nel processo alessandrino. Per la discarica di Bussi, considerato il più grande disastro ambientale d'Italia, la Corte di Assise di Chieti ha assolto i 19 imputati poiché il reato di disastro ambientale è prescritto.
22/09/2015

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