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Cronaca

Ottocento mila metri cubi di terra inquinata: "evento distruttivo di proporzioni straordinarie"

La Corte d'Assise d'Appello di Torino ribadisce, nelle motivazioni alla sentenza di condanna di tre dirigenti Ausimont e Solvay, come l'inquinamento fu causato da "una enorme massa di residui di lavorazione". Solvay annuncia il ricorso in Cassazione e intanto sta risarcendo le parti civili. La bonifica, dagli atti del processo, terminerà nel 2029
CRONACA. E' stato un “evento distruttivo di proporzioni straordinarie” l'inquinamento delle acque di falda e dei terreni sotto il polo chimico di Spinetta Marengo, emerso nel 2008, dopo le analisi condotte nell'area dell'ex Zuccherificio (la cosiddetta emergenza cromo). Sono le parole contenute nelle motivazioni che hanno accompagnato la sentenza di condanna per disastro innominato colposo in secondo grado a Giorgio Carimati, Giorgio Canti e Luigi Guarracino per disastro innominato colposo, manager e dirigenti di Ausimont e Solvay ad un anno ed otto mesi, con i benefici della condizionale e della non menzione.
La sentenza era stata pronunciata nel giugno del 2018, ma la Corte d'Assise d'Appello aveva chiesto una proroga per depositare le motivazioni che accolgono quelle già stese dalla corte d'Assise di Alessandria, che in primo grado aveva condannato gli stessi a 2 anni e 6 mesi. Era stato condannato anche Francesco Boncoraglio, assolto invece a Torino per prescrizione. Assolti, come in primo grado, Carlo Cogliati, Bernardo Delaguiche, Pierre Jacques Joris e Giulio Tommasi, quest'ultimo per prescrizione.
L'appello era stato presentato sia dall'accusa, sostenuta dal procuratore Riccardo Ghio, sia dal nutrito pool di avvocati della difesa.

800 mila metri cubidi terreno contaminato
In circa 200 pagine di motivazioni, la Corte presieduta dal giudice Fabrizio Pasi ha ripercorso le fasi dell'inchiesta e del processo, evidenziando come l'inquinamento sia stato prodotto da “una enorme massa di residui di lavorazione contenenti cromo esavalente ed altri metalli pesanti, ammonticchiati per lunghissimi anni non solo nelle discariche all'interno del sito (autorizzate per rifiuti speciali e non tossici), ma anche all'esterno”. Rifiuti di cui Solvay, che acquisì il sito industriale nel 2002, non poteva non conoscerne la presenza o per lo meno non accertarsi dello stato dello stoccaggio dei residui di lavorazione che comprendevano, tra le altre sostanze, cromo esavalente, cadmio ed un'altra ventina di sostanze. Il solo fatto che la legge imponga dei limiti di legge per le concentrazioni, fa sì che queste sostanze vengano considerate pericolose. Sta in questa affermazione una delle motivazioni della condanna. Per rappresentare un “pericolo alla pubblica incolumità”, non è necessario che il disastro si fosse manifestato in un evento specifico e devastante. Il pericolo c'era, sebbene potenziale, derivante dal semplice fatto che i valori della analisi erano ben al di fuori dei limiti di legge (fino a centinaia o migliaia di volte) e che l'acqua di falda, benchè non utilizzata direttamente per l'acquedotto, fosse in prossimità di pozzi di captazione e venisse utilizzata per altre attività come l'irrigazione e l'abbeveraggio di animali.
Solvay, e prima Ausimont, avrebbero taciuto o sottodimensionato il reale livello di inquinamento: 425 mila metri cubi di rifiuti nocivi nelle discariche, 350 mila metri cubi nel terreno sottostante, 800 mila metri cubi di terreno contaminato.

Bonifica, barriera idraulica e ruolo degli enti
E la barriera idraulica per bonificare le acque? Quella realizzata inizialmente non era assolutamente sufficiente in quanto captava il 3,4% della portata. Quella realizzata solo dopo l'inchiesta è di 32 pozzii e capta oltre l'80% della portata. Sarà completata probabilmente nel 2029, dice una nota dell'azienda parte degli atti processuali, e richiederà un ulteriore investimento di 28 milioni di euro, oltre ai 20 già stanziati.
Il ruolo degli enti fu adeguato? Si, secondo la Corte d'Assise d'Appello, in quanto il loro compito era di controllare quanto avrebbe dovuto essere fatto in tempo utile.
Ora le parti avranno circa 40 giorni di tempo per decidere se ricorrere in Cassazione, come è intenzione dei legali di Solvay.

Per la difesa la sentenza resta "inaccettabile"
"Solvay sta effettuando un'approfondita analisi delle motivazioni della sentenza – dichiarano dalla sede legale - La società continuerà a difendere i propri manager fino a che non sarà riconosciuta la verità che essi hanno agito nel miglior modo possibile per far fronte all’inquinamento secolare del sito industriale di Spinetta Marengo. Proprio e solo Solvay ha scoperto la reale dimensione dell'inquinamento. Solvay è stata l'unica entità ad aver avviato la bonifica e la messa in sicurezza dell'area, pur non avendo alcuna colpa nella causa della problematica ambientale. In ogni caso l'azienda continuerà la bonifica e la messa in sicurezza secondo il piano concordato con le autorità locali”.
"I legali di difesa Solvay – è la dichiarazione dei legali - proporranno un articolato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Assise di Appello, nonostante la Corte torinese abbia ribadito la erroneità della contestazione originaria sollevata dal Pm di Alessandria, e ridotto la pena, riconoscendo anche i doppi benefici di legge: la sospensione condizionale della stessa e il beneficio della non menzione.
Infatti la motivazione della sentenza di secondo grado, che contiene ancora i fraintendimenti e gli errori di diritto già denunciati nei motivi di appello, è sotto diversi aspetti illogica ed incoerente ed in definitiva inaccettabile ".

I risarcimenti alle parti civili
Intanto le parti civili ammesse, tra cui il Ministero dell'Ambiente, il comune e la Provincia di Alessandria, singoli cittadini (assistiti dagli avvocati Lanzavecchia, Spallasso, Pianezza, Mario e Gianluca Volante, Mara, Calcagni, Giracca, Martinelli, Barbieri) che vivono o hanno vissuto a ridosso della fabbrica, lavoratori ed associazioni ambientaliste, sono state risarcite con somme che vanno dai 10mila euro a 4 mila.

18/01/2019

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