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Alessandria

"Bucato" il muro di cinta del carcere Cantiello Gaeta. E ora?

Grazie a un contributo della Fondazione Social nasce in carcere il progetto SocialWood e si lavora per l'apertura del punto vendita direttamente in piazza Don Soria. Darà lavora ad almeno 4 detenuti: dai pallet in legno a oggetti d'arredo ecologici e di qualità
ALESSANDRIA - Chi ha "bucato" il muro di cinta della Casa circondariale Cantiello Gaeta di piazza Don Soria?

Il "colpevole" si chiama SocialWood ed è un progetto davvero innovativo, capace di coniugare più di un aspetto positivo e ormai quasi pronto per aprire ufficialmente i battenti in città. 

Grazie al finanziamento ottenuto dalla Fondazione Social, promossa dall'Associazione Ises, l'obiettivo di questa ambiziosa iniziativa passa dalla possibilità di unire la valorizzazione di materie prime di scarto con le competenze di persone detenute, capaci di imparare un mestiere che sarà loro utile una volta uscite dal carcere e di realizzare prodotti d'arredo di grande fascino. 
 
A raccontare il progetto è Andrea Ferrari, dell'associazione Ises, che spiega: "Stiamo ultimando la strutturazione del negozio sulle mura di cinta della Casa Circondariale, così da poter vendere i prodotti realizzati dai detenuti direttamente con un affaccio in piazza Don Soria. Si tratta di una novità importante per la città ma anche di una situazione più unica che rara in Italia, perché le strutture detentive sono state spostate quasi ovunque fuori città o comunque il zone periferiche, mentre in questo caso il Cantiello - Gaeta è centralissimo e si può sfruttare questa peculiarità".  

Ma non è tutto: "il progetto vuol essere un punto a disposizione di tutto territorio e ci tiamo attrezzando per non vendere solamente i prodotti realizzati dai detenuti, ma anche per aiutare associazioni no profit e del terzo settore a vendere o offrire i propri prodotti, che potranno trovare posto nel nostro negozio. Speriamo così di contribuire a finanziare altre attività positive e utili per la città".
"Non è stato semplice dare il via a questo progetto - spiega Ferrari - perché il carcere è sotto la tutela della Sovrintendenza, ma ormai siamo agli ultimi lavori e il negozio potrà aprire i battenti a giugno". 

Attualmente sono 15 le persone che seguono il corso di falegnameria promosso dalla Fondazione Casa di Carità, Arti e Mestieri all'interno del carcere e di questi 4 lavoreranno direttamente al progetto SocialWood. 
"Man mano che il progetto crescerà speriamo di poter aumentare la sinergia con il corso di formazione e implementare il numero di persone impiegate" raccontano da Ises. 

I prodotti realizzati nascono dal legno di riciclo, in particolare dai bancali, riulizzati per fare mobili o oggetti di arredo: una nuova vita che consentirà di ottenere prodotti ecologici e dal desing molto particolare, tanto da suscitare l'interesse non solamente dei privati ma anche di realtà come la Biblioteca di Cascina Grossa o il Comune di Lu Monferrato, che hanno scelto di investire proprio negli arredi prodotti da SocialWood. Il ricavato via via ottenuto dalle vendite viene reinvestito nel progetto, così da implementarlo sempre più.

Per qualsiasi informazione la mail di riferimento è la seguente: info@associazioneises.org

"Questo progetto consente di mostrare i suoi risultati concreti, utilizzabili e reali del lavoro svolto dai detenuti - racconta la direttrice del carcere, Eleno Lombardi Vallauri - è una vetrina e un mio sogno personalissimo che coltivo da anni, e che in qualche modo mi è stato regalato, visto che il progetto è precedente al mio ritorno come direttrice delle carceri cittadine, (ormai riunite da un punto di vista amministrativo ndr). Bucare il muro del carcere è una bella occasione per passare un messaggio di distensione e positività anche a tutta la cittadinanza, specialmente se si considera i ricordi negativi che la Casa Circondariale porta con sé nella storia di Alessandria. Siamo già d'accordo con i partners del progetto che questo possa essere un punto d'inizio e abbiamo la speranza di poter sviluppare sempre più questa iniziativa. E' importantissimo - conclude la direttrice - mostrare anche quanto di buono viene fatto in carcere e che può essere utile anche al resto della città". 


 




























3/04/2018

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