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Politica

La Grande Amag s'ha da fare. O Aral potrebbe chiudere

E' una normativa dell'Unione Europea a dettare le regole. E ad essere messo in gioco è il futuro di Aral, che così come è oggi non può più "lavorare". "E' una strategia per premere sui comuni ad aderire alla Grande Amag?" chiedeva il sindaco di Castelletto. "Si" e a conferma arriva una lettera del presidente di Aral, Cellerino
 POLITICA - La Grande Amag s'ha da fare. O almeno è l'unica proposta al vaglio fino a questo momento per “salvare” anche Aral. Il Consorzio di smaltimento dei rifiuti rischia infatti entro la fine del mese di giugno di chiudere i battenti e di non poter più offrire il servizio ai Comuni della provincia soci.
A dettare le regole del gioco, questa volta è l'Unione Europea. Un ordinamento europeo – che ha visto diverse proroghe – impone una regolarizzazione di questa partita dei rifiuti: l'80% dovrà essere conferito dai comuni soci, il 20% da esterni”. E oggi l'Aral non rispetta queste regole. Si tratta di una sentenza del Consiglio di Stato del mese di maggio, che ha prorogato la possibilità di mettersi in regola a giugno 2014 (di un anno): “la mancata deliberazione di affidamento conforme ai dettami entro il 30 giugno 2014, comporta l'esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Prefetto, che provvederà agli adempimenti necessari al completamento della procedura di affidamento entro il 30 dicembre, con conseguente cessazione degli affidamenti non conformi entro tale termine”. Quindi da fine mese i Comuni potrebbero non poter più conferire i propri rifiuti in Aral, con la possibilità di doversi affidare a quelle aziende che sono conformi alla normativa (che potrebbe voler dire rivolgersi fuori dalla provincia con una crescita dei costi).

La questione era stata sollevata già giovedì 5 giugno dal sindaco di Castelletto Monferrato, Paolo Borasio, in occasione della conferenza stampa indetta per spiegare le motivazioni alla base dell'astensione dei Comuni soci di Amag per la modifica dello Statuto dell'azienda che permetterà così di creare la Multiutility gas, acqua e filiera dei rifiuti. “Perché questa questione salta fuori solo ora? - chiedeva criticamente il sindaco di Castelletto – E' un lassismo, una dimenticanza da parte di Aral, oppure c'è una strategia dietro per cercare di convincere i piccoli comuni ad aderire alla Grande Amag?”.
Una lettera della mattina di ieri, 6 giugno, del presidente di Aral, Fulvio Cellerino, sembra far capire che la questione non è propriamente una novità e che per andare verso i dettami dell'Europa c'è anche una certa fretta di “agire”. Anche da Palazzo Rosso sembrano arrivare conferme sulla “strategia” che sottende questa operazione. Anche se non in termini negativi. “C'è un'altra soluzione alle porte? Così Aral non può più proseguire la propria attività, perché non conforme all'ordinamento europeo. Questa questione è stata trattata, già da diversi mesi, in tutte le assemblee dei soci Aral. Quindi non si può dire che sia una questione che cade dall'alto, improvvisa”. Ora c'è l'urgenza, ma anche la consapevolezza che la nascita della Multiutility potrebbe essere una soluzione. Inizialmente si era pensato alla divisione in due società di Aral: una in house e l'altra di gestione impianti. “Ma bisognerebbe ricapitalizzare e Aral non ha le possibilità finanziarie per far questo percorso”. Ora la lettera del presidente del Consorzio arriva per rinfrescare la memoria e ricordare quel'è la situazione oggi: “Consapevole dell'importanza del problema – si legge nella comunicazione – nonché della ristrettezza dei termini per adempiere, si informano i Comuni soci che a breve verrà convocata un'apposita assemblea Aral per vagliare alcune ipotesi atte ad ottemperare alla normativa di settore”. Cosa succederà domani... si vedrà.
7/06/2014

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