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Economia e lavoro

Essex, paradigma di una 'comunità spaesata'

Quaranta esuberi e mercoledì l'incontro in Confindustria. L'attività delle multinazionali nella 'capitale italiana del coating', del rosso Ferrari e delle scie delle Frecce tricolori dell'Aeronautica militare
ECONOMIA E LAVORO - L'inizio di anno difficile alla Essex di Quattordio deve fare riflettere. Non solo sulla vertenze che contrappone sindacati e azienda per la gestione di 41 esuberi (operai, impiegati e quadri) e che sarà al centro di un incontro convocato per l'11 gennaio (alle 14.30) nella sede di Confindustria Alessandria, bensì per quello che rappresenta per un paese e un'area della provincia che era stata identificata come la 'capitale italiana del coating' dove si è concentrata la produzione di prodotti per il rivestimento: vernici, cavi, isolanti. Quattordio è stato per decenni un 'paese fabbrica' dipeso dalle dinamiche di una grande azienda di vernici, “smisurata rispetto alle dimensioni del paese”. La storia è stata raccontata, e fotografata, da Guido Borelli, docente universitario che ha coordinato un gruppo di ricerca del Dipartimento di Giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali diretto da Salvatore Rizzello, che insieme agli abitanti di Quattordio ha cercato di “interpretare i profondi mutamenti sociali in atto”.

Mutamenti sociali ed economici che stanno ulteriormente trasformando questa zona. Dove, come hanno denunciato la Filctem Cgil, con Marco Sali, e la Femca Cisl, con Roberto Marengo, la Essex ha annunciato gli esuberi nella sezione di stabilimento che si occupa della produzione dei prodotti in alluminio (Round Wire), della logistica, della qualità e della portineria. L’unità produttiva della Essex è divisa su due stabilimenti, distanti pochi centinaia di metri l’uno dall’altro. La proprietà oggi è di una multinazionale coreana che occupa a Quattordio circa 214 dipendenti diretti e produce cavi elettrici di due diverse tipologie: Round Wire e Energy Wire. Alcune lavorazioni, come i cavi trasposti (Energy Wire), sono state invece implementate, così dichiara l’azienda per bocca del responsabile europeo e affermano gli stessi sindacati. “Quattordio – si legge su una nota di Cgil e Cisl - sarà l’unico stabilimento europeo del gruppo a produrre i cavi trasposti. Questo oltre ad auspicarlo sarà da verificare. Intanto si apre immediatamente la fase interlocutoria ufficiale cui parteciperà anche Confindustria Alessandria, per capire quali siano le soluzioni migliori e praticabili per gestire al meglio l’esubero del personale”.

Quattordio è stata per decenni al centro di una dynasty industriale che ha segnato l'intera comunità sul piano politico, sociale e istituzionale. L'arrivo delle multinazionali, segno del cambiamento verso l'economia globale, ha progressivamente cambiato il volto del paese, come ha raccontato Borelli nel volume 'La comunità spaesata' (Edizioni Contrasto). Un'opera in due volumi, di cui uno esclusivamente fotografico, cui hanno contribuito anche le realtà industriali ancora presenti: la Essex Italy, Ppg Industries, Prysmian, Ve.Co, Elantas. Tutte operano nel settore delle vernici e smalti, prodotti speciali, cavi e sistemi di trasporto di energia e tele comunicazioni. Ma sono stati i cablaggi (Quattordio è stato per anni al confine dell'enorme indotto della Fiat) e le vernici a rendere famoso il polo chimico. È qui che vengono prodotte quelle per le autovetture e il famoso 'rosso Ferrari' che parla esclusivamente alessandrino. Ma Quattordio è anche la capitale delle vernici mimetiche usate dai mezzi militari di eserciti europei ed americano, oltre che delle sostanze usate per le scie colorate delle Frecce tricolori dell'Aeronautica militare (“Sono le meno inquinanti oggi presenti sul mercato internazionale” dicono i produttori).

Oggi cosa resta del paese che negli anni Sessanta del secolo scorso contava oltre tremila persone impiegate nelle fabbriche? Poco in termini occupazionali, un radicamento incerto sul territorio (solo la Ppg dimostra una attenzione, come nel caso delle iniziative a favore della Fondazione Uspidalet di Alessandria, frutto di precise scelte di politiche aziendali), ma soprattutto è cambiato il modello sociale. Non più il paese – fabbrica rappresentato “come un organismo integrato in cui economia, politica e società si compenetrano reciprocamente”, bensì un paesaggio industriale “composto da filiali di imprese multinazionali 'ancorate' sul territorio – rileva Borelli – e a questo scarsamente relazionale”.
6/01/2017

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