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Società

"Bene l'accoglienza diffusa, ma occorre un maggior raccordo tra gli enti"

Il sistema di accoglienza diffuso dei migranti, adottato in provincia di Alessandria sembra funzionare, ma occorre un “maggiore raccordo tra le équipe dei servizi di accoglienza e quelle dei servizi socio-sanitari sul territorio”. E' uno degli elementi emersi dall'analisi sui richiedenti asilo avviato dall'associazione Cambalache, con il contributo della fondazione SociAl, con il progetto “Skill Me Up”
SOCIETA' - Il sistema di accoglienza diffuso dei migranti, adottato in provincia di Alessandria sembra funzionare, ma occorre un “maggiore raccordo tra le équipe dei servizi di accoglienza e quelle dei servizi socio-sanitari sul territorio”. E' uno degli elementi emersi dall'analisi sui richiedenti asilo avviato dall'associazione Cambalache, con il contributo della fondazione SociAl, con il progetto “Skill Me Up”.
Il progetto è mirato, in particolare, a conoscere la realtà dell'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati affetti da disagio mentale, sia per aiutare chi soffre del disagio, sia per fornire strumenti a chi accoglie.
La prima parte del progetto, avviato a febbraio, è stata la realizzazione di una analisi del contesto locale su richiedenti asilo e rifugiati, accolti in Provincia di Alessandria. Sono stati coinvolti 19 enti cosiddetti “gestori”, ossia che accolgono e propongono programmi rivolti ai rifugiati, su 34 registrati presso la Prefettura.
Secondo gli ultimi dati, i richiedenti asilo in Provincia sono 1.710, distribuiti in 67 comuni. Di questi, 1546 rientrano in progetti Cas (centri di accoglienza straordinari), e 164 rientrano nel sistema Sprar (servizio sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) con una percentuale dello 0,4% rispetto alla popolazione residente.

L’analisi della situazione, all'interno del progetto “Skill Me Up”, presentato ieri nella sede dell'associazione Cambalache, si è svolta in due fasi : la prima utilizzando un questionario online sottoposto agli enti gestori per comprendere la struttura organizzativa del progetto di accoglienza, l’inserimento sociale e lavorativo dei soggetti accolti e la tutela socio-psico-sanitaria loro rivolta; la seconda utilizzando interviste semi-strutturate su 30 casi studio di richiedenti con vulnerabilità psicologiche. Persone che, oltre a portarsi dietro un vissuto difficile, hanno evidenziato sentimenti di incertezza e precarietà, così come la sensazione di “sentirsi sospesi”.

“Dall’analisi è emerso che il sistema attivo in Provincia di Alessandria promuove con attenzione l’accoglienza diffusa e integrata, gestita con piccole strutture abitative per garantire l’autonomia dei beneficiari e la presenza capillare sul territorio. Una strutturazione che ha un impatto positivo sul benessere delle persone accolte in quanto migliora la capacità di adattamento al nuovo contesto, rispettando le tradizioni culturali di origine”.
Tuttavia, è stato ribadito, affiora la necessità di “un maggiore raccordo tra le équipe dei servizi di accoglienza e quelle dei servizi socio-sanitari sul territorio, tramite la stipula di protocolli operativi e l’organizzazione di momenti di supervisione e intervisione”.
Secondo i risultati emersi ed illustrati, “importante sarebbe creare una rete di servizi sul territorio sempre più specifica per la tutela socio-psico-sanitaria dei soggetti vulnerabili, con attenzione alle vittime di tratta e tortura. Ma anche promuovere una omogeneità nell’offerta di percorsi per favorire l’inclusione sociale ed economica dei richiedenti asilo”.

Il contesto internazionale cui ci si muove, come risulta dai dati forniti dall'agenzia Onu per i rifugiati, è quello di 68,5 milioni di persone in fuga. Molte portano sulla propria pelle le cicatrici dei traumi subiti in patria e nel percorso migratorio, il più delle volte fatto di violenze, attese, perdite. Una situazione che si tramuta in disturbi psichici di varia natura, di cui soffre un’alta percentuale di richiedenti asilo e di titolari di protezione internazionale e umanitaria. Condizione spesso aggravata o riacutizzata dalle difficoltà di adattarsi al nuovo contesto. La lentezza degli iter burocratici per la richiesta di asilo, la solitudine e l’emarginazione rischiano di riportare alla luce o peggiorare i sintomi di quei disturbi, ostacolando l’inclusione sociale e lavorativa.

In questo contesto generale, il progetto Skill me Up si inserisce “come modello sostenibile che permette di ottimizzare le risorse pubbliche dedicate ai servizi socio-assistenziali, sanitari e di accoglienza, mettendo in grado gli enti gestori di dare risposte più efficaci, sia per i richiedenti stessi, sia per il tessuto sociale e territoriale che li ospita.

Sono già stati individuati percorsi di riabilitazione psico-sociale dei richiedenti asilo che saranno seguiti, oltre che da Cambalache, dall’Azienda Agricola “Elilu” di Castelnuovo Scrivia, che oggi avvierà il primo progetto di due mesi con tre beneficiari, il Conservatorio Vivaldi di Alessandria, Nuova Coop, e l’Associazione di volontariato Il Tiretto Onlus.
18/09/2018

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