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Alessandria

Casa delle donne: "pronte a incontrare il Comune, ma questo spazio risponde a un bisogno irrinunciabile"

Prima conferenza stampa all'interno dei locali occupati dal movimento Non Una di Meno all'interno dell'ex asilo Monferrato. Le attiviste ricostruiscono la storia dei locali, ex Ipab, che dovrebbero passare presto nella disponibilità del Comune. "La nostra azione non è contro qualcuno, ma per rispondere a un'esigenza della città"
ALESSANDRIA - Sabato 9 giugno il movimento femminista Non una di meno ha spalancato la porta dell’ex asilo Monserrato. Nel primo pomeriggio di lunedì 13 giugno alcune attiviste hanno tenuto una conferenza in quella che per ora è la loro sede, per fare un poco di chiarezza sulla situazione del movimento e della struttura che ha occupato senza alcun effettivo permesso legale.

Come spiega una delle donne, questo gesto è stato "una risposta ad un bisogno concreto espresso dalla città di Alessandria prima attraverso le oltre 3000 firme raccolte, poi con la numerosa - e inaspettata - partecipazione agli incontri”, e dopo il secco rifiuto del Comune “l’occupazione era l’unico modo per soddisfare questa necessità ampiamente dimostrata dall’interesse che il movimento ha suscitato”.

Inoltre hanno fatto fronte ad alcune delle osservazioni che sono state fatte negli ultimi giorni, rispondendo ad interventi come quello dell’assessore Barosini (che, con un post su Facebook, ha puntualizzato che l’appropriarsi della struttura ha significato una sorta di “prevaricazione” delle Associazioni in attesa di una struttura da molto più tempo) affermando che “non avendo trovato alcun riscontro ufficiale di questa lista d’attesa che, se esistesse, sarebbe stata una prova dell’incapacità delle Amministrazioni che si sono avvicendate a Palazzo Rosso di far fronte ai bisogni dei cittadini che amministrano […]. Inoltre, l’Amministrazione sarebbe in grado di rispondere a molte delle richieste inevase se solo provasse ad avere un quadro più preciso degli spazi pubblici a disposizione e ad attuare politiche differenti rispetto al suo patrimonio immobiliare”: infatti l’ex asilo ha visto avvicendarsi in modo piuttosto contorto diversi proprietari, tanto che al momento non si sa precisamente chi sia il responsabile di quelle mura.

Una mail del 16 febbraio 2017 firmata dalla Direzione Coesione Sociale della Regione Piemonte aveva informato gli uffici del Comune di Alessandria che tale struttura avrebbe dovuto essere presa in carico da quest’ultimo; nel documento si parlava esplicitamente di una serie di atti necessari alla procedura di estinzione dell'IPAB cui era affidato l’edificio, tra l’altro vincolato a servizi di tipo sociale, ma pare che non ci sia stata traccia di alcuna presa in carico della richiesta da parte del Comune, che agendo in questo modo ha di fatto impedito ai cittadini di accedere a quel tanto agognato spazio.

A questo punto “non si può sapere se il Comune continuerà a rimanere indifferente, ma questa ormai è casa ed è già viva. Spetta all’amministrazione la decisione di come comportarsi con noi, ma tengano conto del fatto che questo gesto non è nato da una ribellione, ma da una pressante necessità. Siamo disponibili a parlare e a risolvere eventuali tensioni, ma lo faremo mentre già possediamo la Casa delle Donne.”

Ma cosa succede all’interno delle tanto discusse mura?
Sono già attivi sportelli dedicati alla contraccezione (tutti i giorni dalle 18 alle 19) e alla consulenza legale per donne migranti (ogni martedì e venerdì dalle 18 alle 19), e l’ultimo weekend di Giugno sarà dedicato ad un Festival di Arti Visive.

"La Casa è un luogo aperto a tutti e dedicato all’ascolto e alla cultura, e il programma dettagliato delle attività è ancora in fase di programmazione: ogni lunedì sera ha luogo una riunione, nella quale chiunque fosse interessato a tenere un laboratorio o entrare a far parte del collettivo è il benvenuto".
14/06/2018
Arianna Di Pascale - redazione@alessandrianews.it

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