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Alessandria

Carcere, parla il direttore: "gli agenti hanno ragioni, ma attenzione alle notizia false"

In un incontro con i ragazzi del Progetto Giovani di Cultura e Sviluppo il direttore della Casa di Reclusione di San Michele fa il punto sulle finalità alla base della detenzione, sui limiti della situazione attuale e sulle prospettive future. "Senza un numero di agenti adeguato diventa difficile fare rieducazione"
ALESSANDRIA - "La sicurezza di una società passa anche attraverso la riabilitazione in carcere di chi ha compiuto atti sbagliati, perché la stragrande maggioranza dei detenuti è destinata a tornare in libertà in ogni caso e l'esperienza vissuta durante la detenzione può essere determinante per stabilire il futuro di queste persone e la qualità della vita della collettività che le riaccoglierà".

E' stato questo uno temi intorno a cui hanno riflettuto alcune decine di ragazzi del Progetto Giovani, corso di formazione promosso dell'Associazione Cultura e Sviluppo e rivolto agli studenti dell'ultimo anno scuole superiori cittadine, insieme al direttore del carcere di San Michele, Domenico Arena, al responsabile dell'area educativa, Piero Valentini, e a un ex detenuto oggi completamente riabilitato e impiegato in pianta stabile presso la cooperativa Coompany &. 

L'occasione dell'incontro è stata utile anche per tornare sui recenti fatti di cronaca che hanno riguardato il carcere di Alessandria, a partire dalle rimostranze degli agenti della Polizia Penitenziaria, che lamentano di essere in numero insufficiente per garantire una piena sicurezza all'interno dell'istituto, e per correggere alcune notizie uscite sui giornali, definite dal direttore vere e proprie 'fake news': "il problema di avere poco personale è quello di non poter assolvere in pieno al vero compito di una struttura carceraria, che non è solamente l'osservazione dei detenuti ma la loro rieducazione. Per farlo occorre la possibilità di ascoltarli, di parlare con loro, di fare attenzione alle tante dinamiche che in una struttura detentiva si sviluppano - hanno spiegato Arena e Valentini - e avere più agenti ed educatori è fondamentale per dare davvero una chance a chi lo desidera di poter cambiare vita. Altrimenti l'esperienza detentiva finisce per peggiorare solamente le persone lì rinchiuse, che quando usciranno saranno solamente divenute più brave e motivate a delinquere". 

Rispetto alle recenti notizie uscite, il direttore Arena ha poi tenuto a precisare che non sempre le cose vengano riportate dai rappresentanti del sindacato di Polizia e dai giornali con la giusta aderenza alla realtà: "tempo fa si è parlato dei detenuti che lavoravano presso Amag Ambiente e del fatto che fossero stati trovati in possesso di una mappa dettagliata del porto di Genova, facendo credere che stessero preparando chissà quale piano. In realtà si trattava di una semplice ricerca che chiunque può fare su internet o sulle pagine gialle, con segnati i principali porti liguri.
La notizia apparsa poi ieri di un agente aggredito da un detenuto con una lametta è anch'essa falsa, poiché si è trattato molto più banalmente di un controllo finito con una caduta a terra che ha comportato alcune piccole abrasioni. Un agente ha visto uno scambio di piccoli oggetti fra detenuti e si è avvicinato per controllare, uno dei due si è allontanato rapidamente e nell'essere bloccato sia l'agente che il detenuto sono finiti a terra, riportando qualche escoriazione, guaribile in pochi giorni. Nessuna lametta e nessuna aggressione dunque". 

I ragazzi hanno potuto assistere a una visita virtuale del carcere attraverso un reportage fotografico svolto all'interno delle strutture detentive e posto diverse domande ai partecipanti, apprezzando comunque la qualità dell'esperienza offerta dal carcere di Alessandria rispetto ad altre strutture sul territorio. Come ha raccontato con grande passione l'ex detenuto, l'esperienza della casa di reclusione cittadina, che è una delle poche realtà in Italia fra l'altro ad ospitare un polo universitario, è ancora un'oasi felice rispetto a tante altre strutture detentive, specialmente del sud. "Qui in cella si sta in due e durante il giorno le porte sono aperte, si offrono agli ospiti diversi laboratori e attività, più la possibilità di frequentare i corsi scolastici. A Napoli in cella ci trovavamo in più di 20 persone e restavamo chiusi in cella per 23 ore al giorno. Lì sì che le possibilità rieducative erano ridotte a zero". 

Fra gli esempi virtuosi portati dai relatori c'è stato quello del sistema carcerario presente in nord Europa, ad esempio in Norvegia, dove la pena detentiva massima è di 21 anni e pertanto lavorare sulla riabilitazione diviene essenziale anche per quei detenuti che hanno commesso i crimini più efferati. "Una società che investe risorse sul carcere è una società più sicura, perché chi viene rimesso in libertà potrà davvero avere l'opportunità di cambiare vita e non tornare a delinquere", come hanno ricordato i relatori. 
11/05/2017

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