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Economia e lavoro

Bulgari, brilla su Valenza anche in 3D

Operativo da gennaio, è stato inaugurato lo stabilimento della 'Manifattura'. Tra gli ospiti, Carlo Calenda, ministro delle Attività produttive, Sergio Chiamparino, presidente della giunta regionale, e la testimonial Isabella Ferrari
ECONOMIA E LAVORO - “Questa è l'Italia che vince e investe”. Nicola Bulgari, classe 1941, un patrimonio netto di 1,31 miliardi di dollari (fonte Forbes, rivista statunitense di economia e finanza), non nasconde l'emozione. Sia quando si alza nel salone per prendere la parola, sia quando incontra i giornalisti. A Valenza è stato appena tagliato il nastro della Manifattura Bulgari, la più grande d'Europa, costata decine di milioni di euro e inaugurata con una manifestazione dal sapore internazionale che ha portato all'interno dello stabilimento, sorto su un'area di 14.000 metri quadrati, a poche decine di metri da ExpoPiemonte, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il presidente della giunta regionale, Sergio Chiamparino, una nutrita pattuglia di amministratori locali con in testa Gianluca Barbero, sindaco di Valenza, insieme a numerosi ospiti stranieri e alla testimonial, l'attrice Isabella Ferrari. Nicola Bulgari è l'erede della storica azienda orafa romana acquisita dalla maison parigina del lusso Lvmh. Il tono dell'intervento di Jean-Christophe Babin, amministratore delegato del Gruppo Bulgari non è molto diverso. “Oggi è un grande giorno e un momento di festa del Made in Italy, dell'artigianato, delle mani 'intelligenti'” afferma. Subito dopo è Carlo Calenda a parlare di un investimento “che smentisce alcuni luoghi comuni, a cominciare da quelli internazionali che fanno il bene della manifattura italiana, una manifattura che torna a essere centrale. Un altro aspetto è il tempo record per permessi e autorizzazioni a dimostrazione che quando vuole questo Paese sa stare al passo con i ritmi di sviluppo e dell'economia”.

Due sindaci (Raselli e Cassano) e un terzo che taglia il nastro. È la sintesi di un percorso che ha visto il 15 gennaio del 2014 riunire Bulgari e Comune di Valenza per avviare l'ultima fase che si chiude con l'evento del 17 marzo 2017, quando il sito è operativo già da gennaio. I dipendenti sono circa quattrocento (la metà donne), destinati a diventare settecento entro il 2020. All'interno c'è un centro formativo – Bulgari Jewellery Academy – avviato all'inizio di marzo con 21 giovani orafi. Potrà ospitare fino a 42 persone in contemporanea ed è stato sviluppato anche grazie alla collaborazione della sede di Valenza del For.Al. Non mancano anche qui i brevetti innovativi come gli occhiali in 3d dotati di una tecnologia di origine militare ed elaborati in collaborazione con il Politecnico di Torino che consentono di simulare virtualmente il lavoro su un gioiello e preparare così gli orafi alla successiva fare realizzativa.

La filiera di produzione è completamente interna, dove sono eseguite tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione che viene eseguita all'interno delle 'isole produttive'. Sono diciotto i laboratori in cui si articola la Manifattura e sono organizzati per famiglie di prodotto. Il flusso produttivo è completo, si apre con il progetto e la scelta delle materie prime e si conclude nelle 'isole' dove orefici, incassatori, pulitori completano l'opera. L'artigianalità e la manualità in casa Bulgari sono declinate all'insegna della riduzione delle tempistiche e l'incremento della produttività. Gli ambienti di lavoro sono all'insegna dell'ergonomia, pulizia, elettronica (si lavora con un tablet che contiene tutte le informazioni del prodotto da realizzare e i parametri dei materiali), ben lontani anni luce dai banchi degli orefici del secolo scorso, a cominciare da quello di Francesco Caramora, maestro orefice, che all'inizio del 1800 si trasferisce e acquista quella che poi sarà conosciuta come la Cascina dell'Orefice. Quella che, recuperata e ristrutturata, rappresenta il cuore della nuova manifattura Bulgari.

Per l'insediamento, progettato da Open Project, la società guidata da Jean-Christophe Babin parla di un “risparmio del 40 per cento dell'energia e del 60 per cento dell'acqua”. L'ampio agorà interno, circa seicento metri quadrati, mescola il legno e il marmo, lasciando spazio a banchine, alberi, creando il clima della domus romana. Non manca la responsabilità sociale di imprese con la decisione di inviare alla Caritas di Alessandria il cibo non consumato nella mensa interna. Ai dipendenti viene poi messo a disposizione un collegamento di autobus con Valenza, oltre a una specifica assistenza per chi si è trasferito da fuori. 
18/03/2017

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