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Alessandria

Da Habital alle siringhe: lo scandalo dell'emergenza abitativa

Siamo andati in via Gandolfi per documentare alcuni dei casi simbolo dell’emergenza abitativa (mal) gestita dall’Atc. Ecco le foto dell’appartamento incubo dove i bambini possono giocare liberamente con centinaia di siringhe e boccette di farmaci. I condomini: “abbiamo chiesto di sistemarlo almeno 10 volte, ormai siamo rassegnati”
ALESSANDRIA - L’ingresso dell’androne è stato rotto tempo fa e neppure la porta di accesso all’appartamento si può chiudere. I bambini ogni giorno giocano in cortile a pochi passi da questo inferno e chissà quante volte, durante una partita a “nascondino”, sono andati a ripararsi lì: basta scostare la porta ed entrare. Stiamo parlando di via Gandolfi, una delle ferite storiche di Alessandria, quartiere simbolo del degrado urbanistico della nostra città, specchio di disagi e sofferenze ben più profondi. Lì, dove qualche anno fa era sorto il progetto Habital ("Storia della rinascita di via Gandolfi", l'avevamo titolato), con operatori sociali a presidiare il territorio, è difficile riconoscere la nostra città: sembra di trovarsi altrove, in un luogo terra di nessuno dove lo Stato ha perso.

Fra le case popolari dell’Atc abbiamo scovato storie che possono aiutare a farsi un’idea più chiara sull’emergenza abitativa in città. Basta entrare in uno dei cortili ai piedi dei palazzi e alzare gli occhi al cielo, quasi si fosse in un romanzo di Saviano. Chi è del posto può indicare, finestra per finestra, qual è la situazione (tutti sanno lì cosa c'è di affittato regolarmente, di occupato, di vuoto senza motivo, a differenza di chi dovrebbe farlo fra le istituzioni): ci sono appartamenti abitati da anziani, disabili, persone sole, famiglie in difficoltà, sia italiane che straniere. Scegliamo tre storie, ma potremmo raccontarne molte di più. 

Ai piani alti di uno dei palazzi vive una coppia con due bambini: hanno “dovuto” occupare tempo fa, per non finire in mezzo a una strada, non avendo i soldi per una caparra e per pagare l’affitto che un qualsiasi proprietario privato chiederebbe loro. Ma lavorano entrambi part time e appena entrati nell’appartamento dell’Atc forzando la porta si sono autodenunciati all’azienda territoriale spiegando la loro situazione e offrendosi di pagare il prezzo calmierato per la casa popolare. Questa coppia di genitori, che al di là dell’appartamento occupato vive un’esistenza piuttosto normale insieme ai loro bambini, ha “saltato” la lunga trafila delle liste d’attesa per dare subito un tetto ai propri figli, ma così facendo ha perso ogni diritto a concorrere per l’affidamento di un appartamento in futuro. Ora entrambi i genitori hanno comunque la possibilità di pagare qualcosa e vorrebbero regolarizzare la loro posizione con l’Atc ma non viene loro consentito. Così perdono tutti: la famiglia non paga alcun affitto (pur volendo farlo), l’Atc non incassa soldi, chi aspetta l’assegnazione secondo i canali regolari dell’appartamento non può ottenerla e una famiglia con due bambini sa che da un giorno all’altro potrebbe finire in strada.

Spostando lo sguardo verso il palazzo adiacente troviamo le finestre dell’appartamento dove vive una famiglia con il figlio, minorenne, disabile. Venerdì 12 settembre ha ricevuto dal Comune-Atc una notifica di sfratto esecutivo, nonostante i genitori, entrambi senza lavoro, paghino da un anno, senza interruzioni, gli arretrati. Mostrano decine di bollettini pagati, più di 6000 euro solo nel 2014, pur essendo praticamente disoccupati. Non sarà tutto quello che devono, ma stanno dimostrando il massimo impegno per tenere con le unghie e con i denti la propria abitazione, della quale hanno, ovviamente, disperatamente bisogno. Quando ci fu una campagna mediatica per dotare quell’appartamento di un ascensore che consentisse al ragazzo di muoversi in autonomia Alessandria vide riaccendersi la speranza. Oggi quella stessa famiglia sta per essere sfrattata.

Al piano terra di uno di questi palazzi c’è poi forse lo scandalo più evidente, l’appartamento “4”, un pugno nello stomaco quando si apre la porta dal quale è difficile riprendersi. Mentre l’Atc ripete in ogni sede possibile che case da assegnare non ce ne sono, questo stabile è lì a dimostrare, con tutta la sua ingombrante evidenza, quanto di più e di meglio si potrebbe fare in città per l’emergenza abitativa. Senza nessun tipo di protezione che ne limiti l’accesso, lo stabile è in condizioni igieniche indicibili (la galleria fotografica allegata parlerà per noi), sebbene ci siano segni evidenti che lo stesso continui a essere frequentato (fra questi, una padella in cucina con gli avanzi di un pranzo consumato appena qualche ora prima). Tutto intorno nelle stanze, dai davanzali ai sanitari, dai ripiani ai materassi, siringhe utilizzate, aperte, mescolate a garze imbevute di sangue, boccette e confezioni di farmaci, lattine schiacciate, vestiti e stracci sui pavimenti. A pochi passi il corridoio del condomino, abitato dalle famiglie che hanno ottenuto dal Comune e dall’Atc una casa popolare o “se la sono procurata”. I condomini passano vicino all’appartamento 4 (e alle scatole elettriche divelte nel palazzo, per procurarsi allacciamenti abusivi) ormai con la noncuranza che toglie ogni speranza, con quella rassegnazione che finisce per farci sentire tutti sconfitti. “L’abbiamo segnalato almeno una decina di volte all’Atc - raccontano - poi abbiamo lasciato perdere”.

Chiudiamo la nostra frustrante carrellata con un altro esempio degli sprechi, intollerabili, ai quali la città non può e non deve abituarsi: sempre fra questi palazzi si trova, chiuso, beffa nella beffa, l’ex appartamento utilizzato ai tempi di Habital come ufficio di prossimità nel quartiere. E’ stato lasciato vuoto quando il progetto non è più stato finanziato e mai riaperto: perché non metterlo a disposizione di una famiglia in difficoltà visto che gli operatori non lo utilizzano più?

Possono sembrare piccoli esempi, ma per le famiglie che attendono la chiamata per ricevere un’abitazione hanno un’importanza enorme. Nell'attesa che chi di dovere fornisca risposte sulla negligenza evidente di certe situazioni, ci auguriamo che le stesse vengano immediatamente riparate. Non si può rispondere "mancano gli appartamenti in città" finché ci saranno storie come questa da raccontare... 
15/09/2014

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