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Alessandria

Alla scoperta dei 5 Stelle: "il nostro programma è simile a quello del sindaco Rossa, ma..."

Abbiamo incontrato Michelangelo Serra, candidato del Movimento 5 Stelle alessandria, che oggi, sabato 18 febbraio, inaugurerà la sua sede elettorale. Ecco i programmi, le difficoltà, i timori, i sogni e le speranze dei pentastellati in città...
ALESSANDRIA - Un dato è certo: la candidatura di Michelangelo Serra ha destato in città molta curiosità. I consensi del Movimento 5 Stelle su base nazionale, i malumori di Locci nel panorama alessandrino del centrodestra, la scarsa popolarità di Rita Rossa in questi anni ne fanno un serio pretendente per diventare il prossimo sindaco del capoluogo. Senza alcuna esperienza di governo alle spalle e dopo aver vissuto molti anni a Torino, in tanti si chiedono però se Serra sia il candidato giusto, e quanta sostanza ci sia dietro ai proclami generici che ogni programma elettorale porta con sé. 

Nel giorno dell'inaugurazione della sede elettorale del Movimento, oggi, sabato 18 febbraio alle ore 17 in via Migliara negli ex spazi di Audiovox, ecco un'intervista esclusiva per iniziare ad approfondire il programma elettorale dei 5 Stelle. 

Dopo la sua presentazione ufficiale a candidato per le prossime elezioni amministrative la sua vita è cambiata? 
Diciamo che comincio a essere più consapevole di quanto grande sia la responsabilità a cui sarei chiamato se venissi eletto, sia civile che penale, anche alla luce della situazione in cui versa il comune di Alessandria. L'impegno per la campagna elettorale è già diventato full time, e riguarda me ma anche le circa 60 persone che si stanno adoperando per sistemare la sede e pensando a tutto il resto insieme a me. La decisione l'ho già presa da un po' comunque, e ho avuto tempo di abituarmici. La mia famiglia mi ha sostenuto e già da dicembre scorso ho smetto di prendere lavori come architetto per potermi dedicare in pieno a questa nuova esperienza.

Come siete arrivati, all'interno del M5S, alla sua candidatura? Non sarebbe stato più logico puntare su qualcuno che abbia vissuto per più tempo ad Alessandria? 
Sono tornato in città nel 2013, ma ero già attivo nel Movimento a Torino. Qui ho trovato un bel gruppo e abbiamo lavorato insieme sul programma partecipato negli ultimi 2 anni. Per noi il programma è davvero una parte fondamentale perché vincolerà i candidati e anche i tecnici che coinvolgeremo se dovessimo vincere al suo rispetto. La mia candidatura è nata naturalmente proprio dal percorso seguito per la costruzione del nostro programma: ho iniziato come coordinatore dei gruppi di lavoro su urbanistica e viabilità, ma ho finito poi per tenere le fila dell'intero meet up alessandrino, organizzando le attività di tutti i tavoli. Diciamo che fra le mie competenze ci sono capacità organizzative e capacità di sintesi, elementi che sono stati apprezzati dagli altri e che hanno portato a individuarmi come candidato sindaco. 

Al di là della propoganda che sempre si fa, gli incontri del Movimento in questi ultimi 2 anni non sono stati molto partecipati. La città è pronta per il livello di coinvolgimento a cui aspirate? Non avete paura che ora si presentino una serie di nuovi militanti interessati più che altro a eventuali sbocchi elettorali?
E' vero che all'inizio le persone attive erano poche. C'è chi partecipava agli incontri solo salutariamente, magari sui temi di proprio interesse, rinunciando a venire agli altri appuntamenti. Ora però con l'avvicinarsi della scadenza elettorale la situazione è migliorata. Diciamo che da quando ho iniziato a essere impegnato anche in associazioni di volontariato e protezione civile sul territorio, per esempio con Alessandria Attiva, ho avuto modo di conoscere più persone e si è creata una rete più costante e partecipativa. Ora alle riunioni vengono non solo militanti ma anche tanti cittadini incuriositi, e perfino appartanenti ad altre forze politiche che vogliono esplorare la nostra realtà o cercare un confronto. E' bello vedere che ci sia voglia di partecipare anche da chi non ha magari competenze specifiche sul piano politico ma si mette a disposizione del Movimento perché crede nel nostro progetto e vuole dare una mano per far ripartire Alessandria. L'esperienza del Movifest organizzato questa estate da questo punto di vista ci ha dato una bella mano, aiutando a farci conoscere. E' una sfida impegnativa anche perché le nostre attività sono completamente autofinanziate. Difficilmente ci troviamo ad avere in cassa più di 1000-1500 euro. 

Qual è il vostro metodo di lavoro alle riunioni? Cosa vuol dire costruire il programma in maniera partecipata? 
Solitamente iniziamo la serata inquadrando l'ambito di cui si discuterà, le sue criticità ma anche gli aspetti propositivi che lo riguardano, elencando le soluzioni che giunte 5 stelle hanno già messo in atto in altri comuni in cui sono al governo. Poi si apre un giro d'interventi e chi vuole formula proposte, ripartendole fra interventi da realizzare in tempi brevi, possibilmente a costo zero, e altri che riguardano in maniera più progettuale come si vorrebbe Alessandria fra 10 o 20 anni. Siamo consapevoli che le risorse a disposizione saranno pochissime, perciò servono anche buone idee poco costose. 

Quando verrà presentato il vostro programma elettorale? 
Sarà articolato intorno a 10 punti cardine e sarà molto propositivo. Ogni punto sarà corredato di una serie di interventi specifici che ci impegnamo a realizzare, partendo da quelli più facili da applicare, a costo zero, fino a operazioni più complesse e ambiziose da portare a termine nella seconda parte del mandato. Cominceremo verso metà marzo con gli incontri per presentarlo, verrà illustrato e discusso a puntate. Intanto però abbiamo iniziato a incontrare cittadini, associazioni di categoria ed esponenti del mondo del volontariato, professionisti, dirigenti comunali e delle partecipate per raccogliere problemi e proposte da cui partire. Il nostro obiettivo è presentare già anche una buona bozza di programma di mandato, così che chi ci voterà saprà esattamente cosa aspettarsi. Per noi il programma è assolutamente vincolante. 

Presenterete anche l'ipotetica squadra di governo? 

Almeno in parte sì. Abbiamo già in mente diversi nomi, altri verranno scelti fra le candidature che raccoglieremo mediante un bando, selezionando persone con competenze specifiche per i posti che dovranno ricoprire, fatto salvo per tutti la necessità di condividere e sottoscrivere il nostro programma. Lasceremo però la possibilità ai candidati di rendere il proprio nome palese già prima delle elezioni o di non esporsi e di ufficializzare il proprio ruolo solamente dopo che avremo eventualmente vinto. 

Se si leggono i 10 punti da cui partite non ci sono differenze di rilievo rispetto al programma elettorale con cui ha vinto Rita Rossa...
E' vero: la differenza sta però nella percentuale di programma che l'attuale giunta è riuscita a realizzare davvero. Noi non abbiamo agganci potenti, liste d'appoggio da accontentare. Consulteremo tutti ma saremo liberi di fare le scelte che riterremo più giuste per Alessandria. Diciamo che partiamo con molte più chances di realizzare il nostro programma, posto che restano i vincoli dettati dall'attuale macchina comunale e dalle risorse economiche disponibili. Ci auguriamo comunque che anche gli altri programmi presentati dai diversi candidati siano simili al nostro. Anzi, chi volesse copiare parti del nostro programma è il benvenuto. Non abbiamo copyright e siamo convinti che più forze politiche convergono su certe scelte e più sarà semplice realizzarle... 

Parliamo della macchina comunale allora. C'è chi dice che ad Alessandria, come in molti altri comuni, le vere decisioni le prendano i dirigenti e che senza il loro consenso  sia impossibile attuare qualsiasi programma di riforma. Voi cosa ne pensate? 
Proprio per questo siamo andati a parlare con tutti i dirigenti, i sindacati interni, chi lavora nelle partecipate. E dalla ricognizione che abbiamo fatto la situazione è anche peggiore di come ce l'aspettassimo. L'età media dei dipendenti comunali è 52 anni, e questo è un grosso limite, specialmente per la sfida alla digitalizzazione che ci aspetta. Il tentativo di svecchiare il comune è difficile anche perché il blocco del turn over è evidente e si va verso anni in cui per 4 dipendenti che andranno in pensione ne potremo assumere 1 soltanto. Così si rischia di congelare la macchina comunale, finendo per non avere più neppure il personale sufficiente a portare avanti l'ordinario. Siamo pronti a presentare una proposta di riorganizzazione della macchina comunale: sarà uno dei nostri punti di programma e servirà proprio per cercare di ovviare, come possibile, ai rischi di stallo. Che, inutile girarci intorno, ci sono. 

E sul fronte dei bilanci? Senza soldi è difficile cambiare Alessandria.
Abbiamo fatto un'analisi molto accurata della situazione e siamo giunti alla conclusione che sia terribile. La verità è che ancora pendono le conseguenze del dissesto, con la questione dei crediti insoluti dell'Osl che pesa come un macigno. I creditori potrebbero chiedere il 100% di quanto dovuto ma il comune ha accontonato solamente il 50%. Ci mancano in cassa circa 18 milioni di euro, una cifra difficilissima da recuperare e che potrebbe impedire qualsiasi salvataggio. Per realizzare un programma è vero che servono risorse, ma siamo convinti che qualcosa di meglio per trovarle rispetto al passato si possa fare. Si possono sfruttare meglio le risorse a disposizione: facendo una battuta posso dire di avere la fama di essere piuttosto attento al denaro, per non dire un po' avaro, e penso che dei risparmi siano possibili, magari con una più attenta pianificazione. Investendo sulla manutenzione preventiva si possono abbattere costi straordinari e se si riprendesse a fare bandi invece che ricorrere agli affidamenti diretti si potrebbe risparmiare qualcosa. In più bisognerebbe lavorare di più su bandi nazionali ed europei per attrarre ulteriori risorse. Con la presentazione di un programma dettagliato per punti i dirigenti avranno un'idea più chiara di dove siamo orientati e questo potrà aiutarli. Oggi lamentano scelte un po' estemporanee da parte di alcuni assessori e mancanza di chiarezza. 

Presenterete una vera timeline con obiettivi e tempi entro i quali realizzarli? 
Pensiamo a un modello simile a quanto fatto a Torino dal sindaco Appendino. Sicuramente gli interventi più importanti si potranno realizzare nella seconda parte di mandato, con più risorse a disposizione. Speriamo che nel frattempo cambino anche i colori politici ad altri livelli governativi, a partire da quello nazionale. Ovviamente se si decidesse di utilizzare i fondi destinati alla Tav per potenziare il trasporto pubblico, l'istruzione e magari si istituisse un reddito minimo di cittadinanza si alleggerirebbe il peso degli interventi socio-assistenziali che oggi è sempre più sulle spalle dei Comuni. 

Facciamo qualche esempio concreto di interventi pratici che vorreste applicare? 
Come detto, sono decide e decine e verranno presentati nelle diverse tappe dedicate al programma. Diciamo che sul fronte della partecipazione abbiamo già annunciato alcune linee da seguire. Ripristinare rappresentanze di quartiere o per i sobborghi non ha grandi costi, le sedi ci sono già. La proposta di un referendum deliberativo può dare più potere ai cittadini, e il question time in consiglio comunale vuol dire allungare la seduta magari di un quarto d'ora. Pensiamo poi a un ricorso importante alla tecnologia. Ci sono app da utilizzare che consentono ai cittadini di segnalare immediatamente alla Forze dell'Ordine qualcosa legato alla sicurezza, o di mettersi direttamente in contatto con determinati Uffici per inoltrare segnalazioni. Sono esperienze già messe in campo in altri comuni amministrati dai 5 Stelle e che stanno dando buoni frutti. 

Non è spaventato dall'idea di ritrovarsi eventualmente sindaco senza alcuna esperienza amministrativa di tipo pubblico alle spalle? 
No. Non ho esperienza amministrativa diretta, ma ci sono consiglieri comunali che qui hanno svolto un ottimo lavoro e che hanno imparato come funziona il sistema. Abbiamo incontrato apposta i dirigenti prima per mettere a punto un programma che sia davvero praticabile, consapevoli che il tempo per iniziare ad agire, qualora venissimo eletti, sarebbe poco. Aggiungo poi che a Torino, Livorno e in altri comuni sono partiti da zero e stanno svolgendo un ottimo lavoro senza affidarsi ad esperti esterni, che poi nel caso di Roma abbiamo visto quanto possa non essere una buona idea. 

Governare però vorra dire anche prendere decisioni scomode. Siete pronti anche a questo? Per esempio, siete favorevoli alla costituzione di una ztl in centro, chiudendolo alle auto? E siete davvero pronti a scontentare la grande distribuzione, rinunciando ad eventuali oneri di urbanizzazione, per puntare sul centro città invece che su grandi insediamenti periferici? 
Certamente. Abbiamo incontrato le associazioni di categoria dei commercianti proprio per capire come stanno le cose e abbiamo una miriade di punti di convergenza. Poi, ne siamo consapevoli, fra le associazioni di categoria c'è chi ha già fatto una scelta di campo, con il sostegno a un proprio candidato, ma il giro di consultazioni svolto ci aiuta a creare un programma realizzabile. Faremo un nuovo giro di confronto con i commercianti una volta messo a punto il nostro piano, così da poterlo discutere e spiegare. Secondo me potremo trovare soluzioni accettabili. Per quel che riguarda la Ztl, il nostro obiettivo è partire dallo studio commissionato alla società Trt di Milano, che dovrebbe disegnare diversi scenari possibili a partire dai dati raccolti sulla viabilità in città. Le decisioni vanno prese soppessando diversi elementi. Un'incognità importante riguarda poi il trasporto pubblico. Ora vedremo cosa uscirà dalla gara e quale quadro si delineerà. Secondo noi la vicenda non è stata gestita al meglio nel corso del tempo e ora ci ritroveremo con un partner privato di maggioranza con cui fare i conti. 

Siete convinti di vincere? E se non doveste riuscire ad arrivare al ballottaggio, dareste indicazioni di voto per i vostri militanti? 
Noi speriamo di sì, ma siamo convinti sia importante fare una campagna elettorale di proposizione e non contro nessuno. Alessandria ha bisogno di normalità, di una gestione che guardi avanti e che sappia copiare i sistemi virtuosi già applicati altrove. Crediamo di poterci confrontare con tutti i candidati in maniera serena, parlando di programmi. Personalmente non conosco direttamente gli altri candidati e quindi non mi esprimo su di loro, ma spero in una campagna elettorale senza veleni. Se poi non dovessimo arrivare al ballottagglio lasceremmo liberi di scegliere i nostri militanti, senza dar loro alcuna indicazione. 
18/02/2017

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