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Alessandria

Alessandria rischia un nuovo, clamoroso, pre-dissesto

Il Ministero chiede indietro a Palazzo Rosso quasi 40 milioni di euro, strascico del piano di estinzione della massa passiva legata al dissesto e accertata dall'Organismo Straordinario di Liquidazione. Entro 60 giorni il Comune dovrà intraprendere specifiche azioni, ma il rischio è quello di ricadute pesantissime per la città. AGGIORNAMENTO: il sindaco smentisce l'ipotesi di pre-dissesto e conferma la piena solvibilità dell’Ente
ALESSANDRIA - 13:00 Il Sindaco smentisce l'ipotesi di pre-dissesto e conferma la piena solvibilità dell'Ente
Il sindaco Rita Rossa interviene con la seguente precisazione: "La notizia del rischio di pre-dissesto per il Comune di Alessandria apparsa oggi è destituita di ogni fondamento né risponde in alcun modo a dichiarazioni o a contenuti dibattuti in seno alla Commissione Bilancio di ieri. Come hanno spiegato l'assessore comunale al Bilancio, Giorgio Abonante, e il Ragioniere Capo Antonello Paolo Zaccone, i rischi derivanti dalle procedure di chiusura del dissesto sono attentamente valutati e monitorati di continuo, anche con accantonamenti già previsti a Bilancio. Si coglie l'occasione per confermare la solvibilità dell'Ente Comunale e l'equilibrio di Bilancio, ancora recentemente validato dal Consiglio Comunale di Alessandria il 2 agosto scorso con l'approvazione dell'assestamento generale di Bilancio. Infine, si auspica che non si ripetano più notizie che, oltre a non rispondere al vero, generano ingiustificati allarmismi forieri di danno all'immagine dell'Ente".

seguiranno aggiornamenti


Non si fa in tempo a uscire da una situazione di dissesto che si rischia di ripiombare nel baratro, trascinati dagli strascichi e dall'onda lunga dei precedenti debiti. Appena conclusa la discussione sul rieliquilibrio di bilancio, che ha comportato per il capoluogo la cancellazione di 2,5 milioni di investimenti inizialmente previsti, sacrificati per tentare di mantenere i conti in pari, ecco che su Palazzo Rosso si abbatte una grana ben più grande, con la possiblità concreta di dover esborsare entro qualche mese quasi 40 milioni di euro, finendo per rimettere in ginocchio la città.

Comprendere di preciso cosa stia succedendo non è così semplice, perché in materia di contabilità e bilancio i numeri e le norme si accavallano, sono spesso soggetti ad interpretazione, e il tema è di per sé ostico, ma la questione è tanto importante da meritare sicuramente uno sforzo: proviamoci insieme. 

L'antefatto
A metà luglio giunge al Comune una missiva, tramite la Prefettura, che arriva direttamente dal Ministero e chiede la restituzione di 39,8 milioni di euro. Questa cifra è figlia del lavoro svolto dall'Osl, l'organismo straordinario di liquidazione che per conto del Ministero ha curato la gestione della massa passiva legata al dissesto di Alessandria, facendo i conteggi e verificando quanto dei 230 milioni di euro circa conteggiati come possibile debito del Comune fossero reali, esigibili da parte dei creditori e andassero pagati. Non su tutte le cifre e le situazioni c'è un'opinione unanime, ma proviamo a vedere nel dettaglio quali conti sono stati effettuati. 

Di questi circa 230 milioni di euro, 82 milioni e 700 mila (le cifre sono arrontondate) sono stati già oggetto di transazione, nel senso che i creditori hanno accettato di ricevere in media il 40% di quanto loro dovuto per chiudere subito la faccenda e riavere, almeno in parte, i propri soldi (il Comune quindi in realtà ha pagato circa 34 milioni di euro). 

La grande questione dei debiti non ammessi e di quelli non ancora transati
Altri 117 milioni di euro sono risultati debiti non ammessi da parte dell'Osl, una cifra enorme, che ha fatto dire a lungo all'opposizione che il dissesto di Alessandria fosse in realtà evitabile, perché molti dei debiti conteggiati in realtà non sono stati ammessi dall'Organismo straordinario di liquidazione. In realtà però gran parte di quei debiti, pur non considerati dall'Osl direttamente gestibili e liquidabili nei conti del dissesto, sono reali e il Comune in qualche modo rischia di doverli pagare. Ecco di seguito come possono essere "spacchettati". 

Un calderone complicato da decifrare
Dei 117 milioni circa 7,6 milioni di euro sono debiti fuori bilancio non riconoscibili, cioè debiti fatti soprattutto da dirigenti del Comune senza che vi fosse un mandato da parte del Consiglio comunale. Su tali debiti bisognerà fare ulteriore luce (lo chiede anche il Ministero, entro 60 giorni, a decorrere però da metà luglio, quindi ne restano una quarantina) e la possibilità è che a risponderne, anche patrimonialmente, siano chiamati gli stessi dirigenti responsabili. 
Altri 63,5 milioni di debiti riguardano la gestione vincolata, cioè debiti reali dell'Ente che però non sono di competenza dell'Osl. Parte di questa cifra è già stata pagata dal Comune, ma una parte di questo debito pesa e peserà ancora sulle casse di Palazzo Rosso. 
Circa 12 milioni sono risultati essere prestazioni nel frattempo già pagate, e quindi effettivamente questa quota di debito non esiste più. 
Altri 19,7 milioni di euro sono cessioni di credito, e il debito reale per palazzo Rosso esiste ma va dimezzato, perché due soggetti hanno presentato una richiesta di insinuazione della massa passiva per la stessa cifra (chi deteneva il credito originario e il soggetto a cui tale credito è stato ceduto).
2,5 milioni sono debiti fra Enti e privati, 4,2 milioni sono competenze post 2011 (cioè debiti fatti successivamente al periodo preso in considerazione nei conteggi del dissesto) e 7,4 milioni riguardano debiti considerati "insussistenti", cioè che il Comune in realtà non è tenuto a pagare, per errori di chi ne ha fatto richiesta, mancanza del titolo giuridico per averne diritto, etc.

Il vero problema
Le due quote più preoccupanti per il Comune sono però le ultime che elenchiamo, cioè i quasi 29 milioni di euro di debiti verso creditori che non hanno accettato la transazione con Palazzo Rosso (per esempio il Cissaca, cioè il Consorzio dei servizi socio assitenziali) e i 2 milioni di euro ancora oggetto di vertenza, cioè debiti disconosciuti dal Comune per i quali però i creditori hanno deciso di ricorrere al Tribunale perché venissero riconosciuti. Dei circa 29 milioni di euro non ancora transati 9 milioni e 600 mila euro sono debiti fuori bilancio riconoscibili, cioè soldi che il Comune ha speso pur non avendoli messi a bilancio, e che quindi dovrà per forza pagare. 

Cosa succederà adesso? 
Ora che il lavoro dell'Osl si potrebbe ritenere concluso il Comune dovrebbe pagare quanto dovuto, cioè per esempio i debiti verso quelle realtà che non hanno accettato la transazione.

Palazzo Rosso negli ultimi bilanci è riuscito ad accantonare circa 14 milioni di euro, ma per liquidare tutti ne servirebbero almeno il doppio. Il rischio concreto è che se Palazzo Rosso non onorerà i propri impegni entro 60 giorni, individuando i responsabili dei debiti fuori bilancio non riconosciuti (creati da alcuni dirigenti) e non procederà con le transazioni con gli aventi diritto, dal Ministero, a rigor di legge, potrebbe essere inviato un commissario per completare l'opera. Se il Comune non dovesse avere in cassa questi soldi (e al momento non li ha) una delle procedure che potrebbero essere avviate da parte del commissario, ironia della sorte, potrebbe proprio essere quella di pre-dissesto, un campanello d'allarme pesantissimo pronto a suonare quando un Comune non è più in grado di mantenere in pari il proprio bilancio e onorare le spese di cassa per pagare i propri debiti...

La strategia? Prendere tempo
Per ora l'unica mossa su cui maggioranza e opposizione convergono è quella della necessità di ottenere una proroga da parte del Ministero per riuscire a far luce sui giusti conteggi e su tutte le osservazioni dell'Osl, organismo che in realtà potrebbe essere chiamato ora a prolungare la propria opera per individuare le reali responsabilità di eventuali dirigenti che abbiano agito provocando un danno all'Ente. Infatti secondo i membri della Commissione Bilancio che si è riuniuta ieri, venerdì 5 agosto, per discutere il tema, solamente una realtà terza potrebbe fare pienamente chiarezza su tutte le responsabilità, scongiurando l'ipotesi che calcoli politici possano inquinare le indagini.

Quel che è certo è che il tempo stringe e che forse lo stesso dissesto che tanti danni ha provocato alla città ha ancora in serbo un clamoroso colpo di coda... 
6/08/2016

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