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Alessandria

Tre anni senza teatro, e poi?

A tre anni dalla chiusura del teatro, il 2 ottobre 2010, il comitato Ridateci il teatro torna porre domande ancora in attesa di una risposta, a partire dal futuro di uno dei simboli della cultura alessandrina. "Una volta bonificate due sale, saranno date ai privati?". Barrera: "intanto finiamo i lavori. Per i dipendenti incontro a breve in Regione"
ALESSANDRIA - Una lunga e accorata lettera quella che il comintato Ridateci il Teatro ha diffuso alla vigilia di una data che a nessuno piace ricordare: la chiusura del teatro di Alessandria. A tre anni da quella data, restano ancora tante le domande aperte a cui chiedono che venga data una risposta. Prima fra tutte, la questione dipendeti, in cassa intagrazione dallo scorso aprile e in scadenza a fine anno 2013.
E, nonostante la bonifica stia proseguendo in due sale, la Zandrino e la Ferrero, si affaccia un altro timore: quello dell'affido della struttura ad un privato. "Temiamo infatti che un privato non lavorerà nel pieno interesse del Teatro Comunale ma sfrutterà le sale Zandrino e Ferrero per destinarle a pellicole meno appetibili e interessanti, avvantaggiando così sale di sua proprietà", scrivono.
Facciamo un passo alla volta, risponde l'amminsitrazione comunale. "Intanto stanno proseguendo i lavori di bonifica ma sul termine di questi dobbiamo attendere tutti i controlli e le ferifiche da parte dell'Asl, attraverso lo Spresal" risponde l'assessore Marica Barrera. La bonifica delle due sale è a buon punto ma in oni caso, la disponibità degli spazi potrebbe esserci solo a partire da fine anno. Potrebbe partire una "mini stagione" nel 2014? "Ci sono dei contatti in corso", risponde l'ammisntiratore. Sul fronte più delicato, quello del futuro dei 15 dipendenti, l'assessore è in attesa "di un incontro il Regione con l'assessore al lavoro, che dovrebbe convocarci a breve". Barlumi di speranza? Intanto, per la futura gestione, scappa anche il nome di Costruire Insieme che assorbirebbe parte delle attività di Aspal, e quindi, in ipotesi, anche il teatro.

Di seguito, la lettera del comitato Ridateci il teatro.
Sono già trascorsi tre anni dalla chiusura del Teatro Comunale di Alessandria, un teatro importante, vero e proprio fiore all'occhiello della città, nonché secondo palcoscenico di tutto il Piemonte, dopo Torino, per grandezza e funzionalità. 
Era infatti il 2 ottobre 2010 quando venne decretata la sua chiusura, nel pieno della manifestazione Ring! Festival della Critica Cinematografica e della Premiazione del Concorso Internazionale di Chitarra Classica Michele Pittaluga, a causa di una dispersione di fibre di amianto all’interno delle sale, fuoriuscite dai lavori in corso nella centrale termica. Da quel momento la nostra città è priva di un luogo fondamentale e strategico per la cultura e l'intrattenimento, mentre per i dipendenti è iniziato un triste calvario. Esposti alle fibre di amianto, in quanto hanno vissuto e respirato per giorni in ambienti contaminati, hanno inizialmente portato avanti le attività presso i camerini con computer e attrezzature personali.
I primi a "cadere" nei mesi successivi sono stati i lavoratori a tempo determinato: nonostante la funzionalità del loro lavoro, sono stati lasciati a casa. Lo stillicidio è continuato con la presunzione da parte della giunta Fabbio e dell'allora Consiglio di Amministrazione presieduto da Elvira Mancuso di ostentare abbondanza, programmando stagioni in Cittadella e produzioni onerose, che hanno portato le già difficili finanze del Teatro al collasso. Durante i lavori di (ri)bonifica, eseguiti dalla stessa ditta che aveva provocato il danno, è andato perduto il fondo librario Adelio Ferrero, fino ad allora custodito in Teatro in vista di una possibile e fruibile biblioteca teatrale, e frettolosamente gettato in discarica, nonostante la Sovrintendanza per i Beni Artistici del Piemonte abbia dichiarato che i libri contaminati da amianto sono bonificabili. Dall'aprile 2012 si è dato il via alla cassa integrazione in deroga, inizialmente per alcuni dipendenti, in seguito per tutti, nell'attesa di conoscere le sorti del Teatro.
In questi tre anni come Comitato Ridatecilteatro abbiamo cercato di mantenere alta l'attenzione di tutta la cittadinanza, della politica e delle istituzioni su questo tema delicato, chiedendo a gran voce chiarezza e trasparenza sulle responsabilità che hanno portato alla chiusura del Teatro, sulla bonifica, sulla possibile riapertura e sul futuro dei lavoratori. Con grande rammarico e delusione constatiamo che le nostre domande (e quelle dei dipendenti), poste in questi tre anni a ben due amministrazioni comunali di diverso colore politico, sono in gran parte rimaste inevase.
Ancora una volta ci chiediamo perché la Fondazione TRA, nello specifico il Comune di Alessandria in quanto proprietario dell'edificio-Teatro, non abbia intentato un'azione legale di richiesta danni nei confronti della ditta Switch 1988; quali sono state (sempre che ci siano state) le azioni legali ed amministrative che gli amministratori pubblici hanno intrapreso nei confronti del precedente consiglio di amministrazione.
Ad oggi sembra che la bonifica del Teatro sia in parte ripresa, anche grazie al prezioso supporto di alcuni dipendenti qualificati della Fondazione TRA che lavorano al suo interno, insieme alla ditta preposta, ma le nostre preoccupazioni persistono: cosa succederà ai lavoratori ora che la liquidazione della Fondazione Teatro Regionale Alessandrino è stata avviata e si paventa anche la fine della cassa integrazione?
Perchè i controlli sanitari richiesti su alcuni dipendenti esposti all'amianto non sono stati ancora effettuati? Possibile che non si riescano a trovare i fondi per qualche radiografia?
E ancora: perché non è stata trovata una "soluzione ponte" per 15 dipendenti qualificati che permetta di traghettarli fino alla riapertura del Teatro? Si preferisce forse gettare al vento l'esperienza, in alcuni casi trentennale, maturata in questo settore e privare la città di risorse in grado di ricostruire il già danneggiato tessuto culturale, sociale e teatrale della città?
Perché il Comune di Alessandria non si adopera nel pretendere che anche Regione Piemonte e Comune di Valenza, in quanto parti costitutive ed effettive del TRA, si occupino del problema della ricollocazione dei lavoratori?
Perchè non usare queste professionalità per dare nuova vita ad eventi, manifestazioni, turismo, biblioteca (tutti settori in cui i dipendenti possono operare), senza contare che tra di loro c'è anche un non vedente che avrebbe il diritto al ricollocamento in quanto appartenente a categoria protetta?
E una volta riaperte le sale Zandrino e Ferrero del Teatro, così come letto su alcune testate, chi si occuperà della loro gestione? Rimarranno ancora chiuse perchè nessuno vuole affrontare il peso di tale fardello oppure, come abbiamo appreso da fonti vicine alla Giunta, verranno affidate ad un privato? Onestamente questa seconda ipotesi non ci convince affatto. Temiamo infatti che un privato non lavorerà nel pieno interesse del Teatro Comunale ma sfrutterà le sale Zandrino e Ferrero per destinarle a pellicole meno appetibili e interessanti, avvantaggiando così sale di sua proprietà. Inoltre vogliamo sapere quale accordo commerciale verrebbe siglato con questo privato e a quali condizioni? Ma soprattutto riteniamo grave e ingiusto che il Comune deleghi ad un privato la gestione e la programmazione delle proprie sale cinematografiche, che costituiscono un bene comune, quando esiste già un personale qualificato disponibile e pronto ad occuparsene.
Infine chi si accollerà i costi relativi alla conclusione della bonifica della Sala Grande e alla sua ricostruzione? Ricordiamo infatti che anche qualora la bonifica giungesse a termine, bisognerebbe acquistare nuove poltrone, tendaggi, strumentazioni e soprattutto creare un nuovo impianto di riscaldamento. Riteniamo che questi costi non debbano ricadere sui cittadini, già duramente colpiti dalla crisi economica, ma su coloro che hanno provocato il danno.
Chiediamo riposte concrete, non l'ennesima indicazione aleatoria e infondata di una possibile, ipotetica quanto improbabile data di riapertura. Francamente dopo tre anni siamo stanchi di essere presi in giro con continui annunci vuoti, sparati a casaccio dal Sindaco o dall'Assessore di turno.
Comitato Ridatecilteatro
1/10/2013

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