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Materia Grigia

Tra il Grigio e il rosa: incontro con Michela Amisano, dell'Ufficio stampa dell'Alessandria

In occasione della 'Festa della Donna', Materia Grigia ha incontrato Michela Amisano, che da diversi anni ha fatto della sua passione per i Grigi un lavoro da affiancare alla sua professione di maestra di Scuola primaria. Ecco che cosa ci ha detto...
MATERIA GRIGIA - L’Ufficio Stampa dell’Alessandria Calcio è composto da persone dinamiche, preparate, attente e disponibili. Insieme a Gigi Poggio, che Materia Grigia ha intervistato l’anno scorso, lavorano Mauro Risciglione, Tino Pastorino e Michela Amisano. In occasione della 'Festa della Donna', abbiamo incontrato proprio Michela, che da diversi anni ha fatto della sua passione per i Grigi, nata fin da giovanissima, un lavoro da affiancare alla sua professione di maestra di Scuola primaria. Ecco che cosa ci ha detto. 


Dunque Michela, come arrivi all'ufficio stampa dei Grigi e con che ruolo hai iniziato?
Era l’ottobre del 2011. Dopo il salvataggio e dopo la crisi legata alla presidenza Veltroni. Sono stata contattata da Gigi (Poggio), tramite Cesare Rossini (il Presidente onorario) e Valerio Bonanno, che già conoscevo. Stava iniziando l'anno del centenario. Da subito sono entrata nell’Ufficio Stampa, e all’inizio mi occupavo di aggiornare il vecchio sito, piuttosto semplice e statico. Successivamente, con l'arrivo di Luca Di Masi, e direttamente per il suo impulso, fu posto in essere, e poi terminato nel luglio 2013, il lavoro per la realizzazione del nuovo sito. Venne rivoluzionato un po’ tutto il sistema della comunicazione legata al sito web e ai “social” e così anche il modo di operare del nostro Ufficio Stampa. È cresciuta, e di molto, l'offerta di contenuti che, dai più classici risultati e classifiche, si è ampliata fino a comprendere le sezioni dedicate al settore giovanile, agli approfondimenti e ai materiali multimediali. C’è sempre un bel lavoro di squadra, e ciò che facciamo è condiviso con tutti, a partire dal Presidente. 

Come vi distribuite i compiti all'interno dell’Ufficio stampa?
Gigi Poggio è il responsabile, e coordina il lavoro di tutti, in stretto contatto con la società. Io, durante la settimana, mi occupo principalmente del sito e dei “social”, e sottolineo l’importante collaborazione anche in questo ambito con Luca Borio e Federico Vaio, con i quali condividiamo sia informazioni riguardanti gli aspetti tecnici della squadra, sia quelle più prettamente commerciali. Il giorno della partita preparo le distinte, pubblico le notifiche “push” (quelle che arrivano sul telefono) e mi occupo della cronaca sia su Facebook che su Twitter. Mauro Risciglione si occupa della Sala stampa, di accogliere i giornalisti in tribuna e di tutti gli aspetti legati agli accrediti di giornalisti e fotografi. Tino Pastorino, sia per il nostro giornale - L'Orso in Casa - che per il sito internet, realizza delle schede di vario contenuto come il punto della giornata, dati statistici, l'analisi dei prossimi avversari e mi aiuta con le distinte e durante le partite in casa per non perderci nessun aspetto della gara. Il giornale lo prepariamo insieme. Ognuno ha una parte specifica: io mi occupo della sezione che parla del settore giovanile, Mauro impagina e crea i titoli, Tino cura la parte più statistica e Gigi le interviste. 

Come ti sei avvicinata a questo mondo?
Ho sempre amato lo sport in generale. Dai 7-8 anni fino ai 18 ho giocato a pallavolo. Mio padre ascoltava sempre alla radio “Tutto il calcio minuto per minuto”, che diventava una sorta di colonna sonora delle domeniche pomeriggio. La “folgorazione” per il calcio è avvenuta durante i mondiali del '90 grazie soprattutto alla figura di Roberto Baggio, un campione che ho molto amato. Da allora ho iniziato a seguire le partite, i programmi sportivi e i commenti tecnici, in qualche modo compensando il fatto - in quanto donna - di non poter giocare a pallone ad alto livello. Il calcio femminile solo di recente ha acquisito un po’ di spazio e di visibilità, anche se ancora molto relativa. Avevo allora due strade davanti per avvicinarmi maggiormente al mondo del calcio: fare il tifo e seguire una squadra in modo più costante, oppure dedicarmi al giornalismo. Alla fine le ho percorse entrambe. Da metà anni '90, aggregandomi alla famiglia della mia cara amica Manuela, ho iniziato a seguire i Grigi con sempre maggiore costanza, dapprima solo in casa e successivamente anche in trasferta. Non proprio con gli ultras: dapprima, con mio papà, andavo in “torretta” (quella della Gradinata Sud), quando ancora non era riservata ai tifosi ospiti, e poi mi sono spostata nel Parterre. 

E successivamente ti sei dedicata al giornalismo.
Sì, sono pubblicista. Ho unito le due cose: la passione per lo sport (e per i Grigi in particolare) e il piacere di scrivere. Ho iniziato a collaborare con la “Voce Alessandrina”, dove mi occupavo di analizzare la squadra avversaria dell’Alessandria nella sezione dedicata allo sport. Poi il salto nell’Ufficio Stampa della mia squadra del cuore. Una passione, appunto. Il mio lavoro è un altro. Da circa dieci faccio la maestra nella Scuola Primaria. Ora a Valenza. Mi piace e mi trovo bene, e finora sono riuscita a gestire al meglio gli impegni sui vari fronti. Cerco di svolgere sempre i miei compiti in modo rigoroso, e posso ritenermi soddisfatta dei risultati ottenuti, anche se si può sempre migliorare. 

I Grigi, per la città di Alessandria, cosa rappresentano secondo te?
Ci troviamo in mezzo a tante squadre di primaria importanza (tra quelle di Torino, Milano, Genova) ma i Grigi, lo dico sempre, sono qualcosa di speciale, potremmo dire una “malattia”. Non è un tifo “normale”, ma appunto qualcosa di particolare, che non prescinde in effetti dal legame con la città. Io posso tranquillamente rinunciare a vedere una partita della squadra di serie A per la quale simpatizzo, ma non posso stare senza guardare i Grigi sapendo che stanno giocando. Avrò perso al massimo due o tre partite negli ultimi 6 anni. E c’è voluto il morbillo a fermarmi. 

Qual è il momento più bello che ricordi?
Beh, senza dubbio la nostra leggendaria cavalcata in Tim Cup. Partite diverse e tutte indimenticabili. Palermo è stato un “regalo” e una “sorpresa” per tutti. Una trasferta lontana e, per la prima volta, in un campo di serie A. Genova fu una serata stupefacente. La vittoria più bella però è stata per me quella contro lo Spezia, una rivale storica dei Grigi. A livello lavorativo, ricordo con emozione il momento in cui ho redatto la distinta per la partita con il Milan...Mi tremavano le mani. 

E il momento più brutto?
Per la verità, non c'è un momento “brutto”. Direi piuttosto che c’è stata una situazione difficilissima da affrontare e da superare. Mi riferisco ovviamente alla parte finale della scorsa stagione. In particolare, il ritorno a casa dopo la partita di Tivoli. Con le lacrime agli occhi e la sensazione di aver perso tutto ciò che avevamo faticosamente costruito in tanti mesi di lavoro. 

Com’è dal tuo punto di vista l’ambiente intorno ai Grigi?
Mi trovo molto bene. Con la stampa locale (ed è Gigi ad occuparsene prevalentemente) i rapporti sono decisamente cordiali. Con la tifoseria, anche per il fatto di essere stata a mia volta una tifosa a tutti gli effetti, il dialogo è facile e sempre molto positivo. Pure la mia presenza nei primi anni di apertura presso l'Orshop ha agevolato questo rapporto. Certo, quando le cose non vanno benissimo, devi però anche saper ascoltare le lamentele e le critiche. 

In occasione dell'8 marzo, riflettiamo un momento sul rapporto tra le donne e lo sport professionistico, nello specifico il calcio.
Ricordo che a pallone si giocava a scuola tra compagni, tutte e tutti insieme. Come dicevo poco fa, però, in un passato anche piuttosto prossimo non c'erano squadre che permettessero ad una ragazzina che avesse voluto iniziare a giocare a pallone di tesserarsi. Adesso è molto diverso. Ora fino ad una certa età le ragazzine iniziano giocando con i maschi e poi si formano una squadra propria. L'accesso è più semplice che in passato, ma è ancora uno sport a forte prevalenza maschile. 

Tu avverti una differenza legata al genere muovendoti in questo ambiente?
Devo dire di no. Alcune persone che non sono solite frequentare lo stadio rimangono all’inizio un po’ sorprese, ma nulla di più. Non ho mai avuto problemi con nessuno, né giocatori, né allenatori. Ci sono, poi, diverse donne che lavorano nell’Ufficio Stampa di altre società calcistiche, ad esempio a Bassano, a Venezia, a Gavorrano. Ma l’elenco è lungo. In generale, le donne oggi sono più presenti nel mondo del calcio. Anche nella nostra società non sono l'unica. Ci sono Cristina Bortolini e Federica Rosina in amministrazione, la responsabile del magazzino Monica Biorci, Alice Pizzi e le diverse ragazze in negozio e al coffee break allo stadio, le accompagnatrici del Settore Giovanile Cristina Ivaldi e Marta Mignone che, insieme a Maurizio Stinco, mi aiutano anche nella gestione dei bambini che accompagnano in campo i giocatori il giorno della partita. E sugli spalti la presenza femminile è in costante aumento. Senza dubbio un’ottima cosa. Poi, come donne, possiamo avere anche un valore aggiunto, per esempio la capacità di cercare sempre una soluzione che possa ricomporre le eventuali situazioni di tensione e fornire una visione diversa. 

Sei favorevole che, come accade da qualche tempo, le donne siano chiamate a dirigere come “arbitri” anche le partite del campionato maschile?
Certamente sì, benché non sia un ruolo facile. A questo proposito, mi piace sottolineare che il nostro pubblico si è dimostrato molto corretto nelle poche occasioni in cui abbiamo ospitato nel nostro stadio delle collaboratrici del direttore di gioco. Battute scherzose ce ne sono pure state, ma mai pesanti. 

Secondo te si possono organizzare iniziative nel mondo del calcio legate specificamente alle donne? Pensiamo, ad esempio, all'ingresso a un euro poche settimane fa in Coppa con il Renate. Si potrebbe anche pensare a un’iniziativa ad hoc da inserire nella rassegna Marzo donna? Oppure non rilevi la necessità di fare distinzioni di genere?

Beh, nel caso della partita con il Renate, ricordiamo che era la serata di San Valentino, e più che alle donne, era un gesto dedicato agli innamorati... Non credo che siano indispensabili iniziative specifiche perché, come dicevo, ci sono già parecchie donne allo stadio. Negli anni questa presenza, dapprima sparuta, è cresciuta in tutti i settori. Ma certo, si può sempre migliorare. E si potrebbe in effetti pensare a qualche evento legato al mese di marzo, declinato al femminile. Se poi capitasse di giocare una partita al Moccagatta proprio l’8 marzo, sarebbe il massimo. 

Quali obiettivi ti poni per il futuro?
Speravo, l'anno scorso, di coronare il sogno che tutti aspettiamo da decenni... Sogno sia come tifosa che come addetta ai lavori. Certamente un eventuale avanzamento di categoria comporterebbe anche una diversa tipologia di lavoro da parte dell'Ufficio Stampa, con testate giornalistiche, tv, radio di prospettiva nazionale. Anche in settimana la presenza di testate televisive (Sky, Rai) sarebbe assidua. Aumenterebbero sicuramente i carichi di lavoro. Ma sarebbe per tutti noi una sfida bellissima, che spero di poter vivere prima o poi. Anzi, direi il prima possibile. Al momento, finché riuscirò a conciliare bene i miei impegni lavorativi, continuerò a fare quel che faccio con la passione di sempre.
8/03/2018
Giorgio Barberis - Gianluca Ivaldi - sport@alessandrianews.it

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