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Cronaca

Nasce affetta da sindrome down, la famiglia ottiene risarcimento

Il giudice civile del tribunale ha riconosciuto ad una famiglia il diritto a ricevere un risarcimento poiché il ginecologo e l'Asl non avrebbero informato la coppia del rischio, privandoli della possibilità di poter scegliere
CRONACA – Non hanno potuto esercitare il diritto ad una libera scelta e per questo vanno risarciti. Lo ha stabilito il giudice civile del tribunale di Alessandria che ha condannato un ginecologo e l'Asl di Alessandria al risarcimento di quasi 500 mila euro a favore di una famiglia novese. La donna nove anni fa diete alla luce una bambina, affetta da sindrome down.
Un evento che, nonostante la piccola sia amata e accudita, ha causato ai genitori un forte impatto emotivo, oltre che economico e la somma stabilita del risarcimento ne ha tenuto conto.
Quando scoprì di essere incita la donna era già in una fascia d'età considerata a rischio. Chiese di essere seguita nella gestazione dal consultorio, il Patria di Alessandria.
Come stabilisce il protocollo venne sottoposta al tritest, un esame combinato ecografico e del sangue. L'esame fu eseguito correttamente e l'esito riportato era quello di un “rischio nella norma”, anche se i parametri erano al limite. Ma il medico curante avrebbe dovuto spiegare che, considerati alcuni fattori, tra cui l'età, per escludere malformazioni avrebbe potuto sottoporsi ad esami più accurati, l'amniocentesi o la villocentesi. Esami che, per contro, hanno un rischio di aborto.
Gli fu illustrata questa possibilità? Secondo la sentenza del giudice, che ha accolto la tesi degli 'avvocati di difesa Giuseppe Lanzavecchia e Antonino Rotondo, la risposta è “no”. O, per lo meno, il medico e l'Asl non sono stati in grado di dimostrarlo. I testi ascoltati in udienza hanno infatti riferito che “di prassi” viene spiegata questa possibilità. Ma la prassi non è certezza.
Al termine della gravidanza nasce la piccola, affetta da sindrome down. Si poteva evitare? La madre avrebbe scelto ugualmente di proseguire la gravidanza? Qualunque sia la risposta, non le sarebbe stata data la possibilità di scegliere. E, per questo motivo, secondo il tribunale, ha diritto al risarcimento.
14/07/2017

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