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Alessandria

Me.dea e Alterego :”Perché diciamo 'no' al disegno di legge Pillon”

Sabato 10 novembre al Digspes incontro con la cittadinanza per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. “La matrice dell’iniziativa legislativa mira a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione dell’autonomia personale dei singoli”
ALESSANDRIA - In questi giorni i Centri Antiviolenza d’Italia, sotto l’impulso della rete nazionale D.i.Re, stanno accendendo i riflettori sul Disegno di Legge 735, venuto alla ribalta come Ddl Pillon, dal nome del senatore che lo ha proposto. “Pillon propone l’introduzione di misure che rischiano di tramutarsi in trappole che imprigionano le donne, soprattutto quelle più fragili, in relazioni violente, con grave rischio per la loro incolumità e per quella dei loro figli – spiegano dal centro antiviolenza me.dea onlus - La matrice dell’iniziativa legislativa mira a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione dell’autonomia personale dei singoli. La proposta sta allarmando anche fuori dai confini italiani”.

È di questi giorni la notizia della lettera inviata dall’Onu al Governo, per esprimere “profonda preoccupazione” e chiedere modifiche al testo. Secondo le relatrici speciali delle Nazioni Unite in materia di questioni e violenza di genere, il disegno di legge “non tutela le donne e i bambini che subiscono violenza in famiglia” e “potrebbe comportare una grave regressione che alimenterebbe la diseguaglianza di genere”.

Me.dea giudica il provvedimento pericoloso e misogino e ha deciso di aderire alla mobilitazione nazionale lanciata dalla rete D.i.Re, per sabato 10 novembre (ore 10,30-12,30). In quella data, insieme a Alterego, il progetto di intervento per gli uomini autori di violenza contro le donne, verrà proposto un momento di incontro e scambio con la cittadinanza, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. L’incontro si terrà alle 10.30 all’Istituto di Scienze Giuridiche ed Economiche dell’Università del Piemonte Orientale in via Mondovì 8. L’evento è patrocinato dall’Università del Piemonte Orientale – Digspes  e dalla Commissione Regionale Pari Opportunità.

Significativa la presenza di una serie di attori del territorio che hanno aderito alla mobilitazione e sostengono le ragioni del “no”: Cgil, Uil , Acli, Adozione km0, Aiaf, Associazione Campora, Colibrí, Confartigianato Alessandria, Energica, Gapp, L’albero di Valentina, Mamme in Cerchio, Non Una Di Meno/Casa Delle Donne Alessandria , Penelope e Tessere le Identitá.

Gli interventi saranno a cura di:

Sarah Sclauzero, psicologa, presidente Aps me.dea, coordinatrice Centri Antiviolenza me.dea della provincia di Alessandria

Tea Baraldi, giudice onorario presso Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta

Anna Chiama, avvocata, si occupa di diritto della famiglia e dei minori, membro Aiaf (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e i Minorenni)

Stefania Guasasco, assistente sociale, direttrice Area Tecnico-Sociale Cissaca, docente di Legislazione Sociale, Digspes  – Upo

Chiara Bertone, professoressa associata in Sociologia, docente di Sociologia della Famiglia, Digspes  – Upo

Luca Pes, giurista e antropologo, docente e ricercatore di Diritto Civile, Digspes  – Upo

Modera Elena Rossi, giornalista, responsabile Ufficio Stampa Aps me.dea.

Per l’intera mattinata sarà garantito il servizio di babysitting.

Le ragioni del No al Ddl 735

No alla mediazione obbligatoria in caso di separazione, perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono da un compagno violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa, per cui non è previsto il patrocinio per i meno abbienti, e chi non può.

No all’imposizione di tempi paritari nell’affidamento dei figli, perché principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, ed alla espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

No al mantenimento diretto perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.

No al piano genitoriale perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il DDL Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

No alla codificazione dell’alienazione parentale proposta dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. Si contrasta, così, la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.
4/11/2018

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