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Alessandria

In Cattedrale le tavole della Via Crucis realizzate dai detenuti

Il lavoro è stato grazie alla Bottega di Pittura diretta da Pietro Rodolfo Sacchi a San Michele. Il vescovo Guido Gallese è rimasto impressionato anche dalla domanda di celebrare la messa nel penitenziario
ALESSANDRIA - Nella Cattedrale in questi giorni è possibile vedere le quindici tavole della Via Crucis realizzate dai detenuti di San Michele. Le opere resteranno nel Duomo per tutta la settimana. È stata infatti accolta la richiesta avanzata dai carcerati che hanno realizzato questo lavoro grazie alla Bottega di Pittura, diretta dal maestro Pietro Rodolfo Sacchi. Il vescovo Guido Gallese è rimasto impressionato anche dall’altra domanda fatta, riguardante la possibilità di celebrare la messa nel penitenziario. In effetti, colpisce che proprio nella città di don Soria non venga più celebrata in una grande casa di reclusione come San Michele. Al termine della via Crucis, in Duomo il vescovo ha fatto recitare una Ave Maria proprio per questo problema.

La richiesta della messa è stata ribadita dalle tre persone uscite venerdì dal carcere in rappresentanza di tutti i detenuti che hanno partecipato alla realizzazione delle tavole. L’importanza dell’assistenza religiosa nelle case di reclusione appartiene alla storia della detenzione. Questo bisogno di conforto nella spiritualità d’altra parte è visibile già nella scelta di dipingere le tavole della Via Crucis. Significativamente sono quindici e non quattordici perché i detenuti hanno aggiunto quella dedicata all’episodio di Gesù e il buon ladrone. Proprio a questa stazione uno dei carcerati, Giovanni Stramondo, ha anche portato la croce.

Le tre persone che hanno potuto uscire dalla casa di reclusione di San Michele sono molto diverse ma le loro esperienze dimostrano il valore di questo laboratorio e le prospettive che può offrire. Giovanni Stramondo, originario di Catania e condannato per rapina, ha scoperto la sua passione per la pittura grazie a questa iniziativa. Sergio Genovese, torinese condannato per reati finanziari, sottolinea il valore sul piano anche umano dell'iniziativa. "È dura dentro - dice - io inoltre non ho più familiari: solo un fratello che però è lontano. Queste esperienze ti aiutano". L'albanese Bekim Berisha è stato fermato a Ventimiglia mentre stava per andare a Barcellona con un passaporto falso. Anche lui sottolinea come il laboratorio abbia rappresentato una scoperta importante. "Non avevo mai dipinto - dice -. Desideravo fare qualcosa di mio, così mi sono messo al lavoro e sono ormai sei-sette mesi impegnato in questo corso".
16/04/2019
Alberto Ballerino - redazione@alessandrianews.it

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