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Provincia

Il protocollo "Viola" esteso a tutta la Provincia

Il protocollo contro la violenza sulla donne, partito in via sperimentale nel 2014, è stato sottoscritto ieri, in Prefettura, da tutti gli enti e le istituzioni del territorio
PROVINCIA -  Una "buona pratica" che ora diventa "sistema" in tutta la Provincia di Alessandria. Il progetto “Viola”, partito nel 2014 grazie a Medea, associazione contro la violenza delle donne, nel capoluogo, è stato esteso ufficialmente a tutti gli enti, associazioni ed istituzioni della provincia.
La firma è stata apposta sotto il protocollo nella sede della Prefettura, a palazzo Ghilini. L'ultimo atto del Prefetto Tafuri, ha ricordato la stessa, che dal 23 luglio lascerà la sede alessandrina. 
In calce al documento condiviso, ci sono le firme dei sette comuni centri zona, della Provincia, della Questura, dell'Arma dei Carabinieri, dell'Asl, Aso, degli enti assistenziali, dell'Ufficio Scolastico Provinciale, del Tribunale di Alessandria, della Procura della Repubblica e dell'Ordine degli Avvocati. 

Il progetto, ha ricordato la presidente di Medea, era partito nel 2014, grazie grazie ad un finanziamento ministeriale. "In questi anni lo abbiamo sperimentato ed arricchito". Ora è pronto per essere esteso e ufficialmente codificato, ha spiegato Sarah Scauzero.
"E' un risultato molto importante, che rinnova l'impegno di tutta la comunità per contrastare il fenomeno", ha ribadito il prefetto Romilda Tafuri.
Secondo la Questura, il numero di reati legati alla violenza di genere è in calo del 20% circa in provincia. I dati di Medea indicano in 800 il numero delle donne che in media si sono rivolte al centro  nella sede di Alessandria. 180 sono le donne vittime di violenza registrati in un anno. E recentemente la violenza si è trasfrormata in omicidio, a Casale Monferrato e Valenza.
Il protocollo, che ha già dimostrato di ben funzionare anche in passato, prevede la formazione all'interno di ogni struttura, dall'ospedale alle caserme dei carabinieri, di personale che sia in grado di riconoscere e trattare i casi di violenza. Le informazioni relative al tema vengono quindi "messe in rete" tra i vari soggetti che vengono a contatto con una donna vittima o potenziale vittima di violenza.
Solo per fare alcuni esempi, presso gli ospedali sono state allestite delle “stanze rosa”, per offrire un ambiente più confortevole e riservato a chi si rivolge alle strutture sanitarie per le cure, che sono spesso la manifestazione più evidente di una violenza. Le caserme dei carabinieri hanno predisposto, o stanno predisponendo delle sale d'accoglienza, per mettere chi si rivolge alle forze dell'ordine nelle condizioni più favorevoli per raccogliere eventuali denunce.

Le cure sanitarie nei pronto soccorso sono spesso la prima intefaccia di chi ha subito violenza. 
"La vittima deve essere però presa in carico ed accompagnata in un percorso adeguato", spiega il direttore dell'azienda ospedaliera Giacomo Centini. Viene quindi messa in contatto con i centri di assistenza o sociali e, se possibile, con le forze dell'ordine. Perchè il rischio è che, una volta curate le ferite esterne, la vittima torni a casa e continui a subire, con conseguenze a volte drammatiche.
Prevenzione e formazione del personale, a tutti i livelli, sono le parti qualificanti del protocollo: dalla scuola arriva l'impegno ad introdurre momenti educativi, "per insegnare la distinzione tra affetto e possesso"; dal tribunale l'impegno a trattare prioritariamente, dove possibile, i procedimenti penali in materia di stalking e violenza; l'ordine degli avvocati garantisce nei casi di indigenza un patrocinio gratuito grazie ad un accordo stipulato a livello regionale.
Pone l'accento sull'importanza della "formazione e della prevenzione" anche il Cissaca che del protocollo è uno dei primi firmatari. Ciascuno per la propria parte e per il proprio ruolo, l'impegno è unanime. 
18/07/2018

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