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Alessandria

I giovani riscoprono Alessandria grazie a Pokemon Go

Il gioco per cellulari sta spopolando, tra leggende metropolitane e furbate di marketing per "sfruttare" Pikachu e compagni. Un esperto di game ci spiega perché Pokemon Go è "geniale": "Ho riscoperto le bellezze di Alessandria"
ALESSANDRIA – Partiamo da un principio: è divertente. Altrimenti non si spiegherebbe la popolarità raggiunta in pochi mesi. Anche il social marketing ha fatto la sua parte, d'accordo, ma se non fosse un giochino semplice, innovativo e adatto a tutte le età il fenomeno Pokemon Go si sarebbe già attenuato. Gli haters che si stancano di leggere post sui social e mugugnano a prescindere, fanno parte del “gioco”, nel senso che vale a regola di Oscar Wilde (“nel bene e nel male, purché se ne parli”).

Fabio Chiurato
è uno degli artefici di AleComics, fiera del fumetto, cartoon e di tutto quello che gira intorno al fantasy in senso lato di Alessandria. Ha 38 anni ma confessa candidamente di aver scaricato la app con Pickaciu & C., un po' per curiosità, un po' perché “è geniale”. Ora è al 14esimo livello. E cerca di sfatare anche qualche mito legato a questo tormentone estivo. Già, l'estate: “La Niantic (società sviluppatrice del gioco per la Nintendo) ha scelto la stagione in cui tutti i ragazzi sono liberi dalla scuola, quindi di poterci giocare dal mattino alla sera. Infondo tutti gli studenti hanno uno smartphone...”. non è il momento di fare analisi sociologiche sui giovani, i cellulari e l'educazione: è estate anche per noi. Concentriamoci sui Pokemon alessandrini. Solo per la città ci sono almeno quattro gruppi chiusi su Facebook, divisi anche in squadre blu e rosse, dove scambiarsi le informazioni e segnalare i punti più infestati. “In centro ci sono tantissimi Pokemon, e lungo i corsi d'acqua e le fontane effettivamente si trovano quelli acquatici. Biblioteca, chiese, uffici postali... in location frequentate sono annidati il maggior numero”. Ad Asti hanno persono organizzato delle cacce pubbliche.

“Il fenomeno è diventato virale perché rivoluzionario: il videogioco entra nella tua vita, ti rende parte attiva”. La stessa casa produttrice, svela Fabio, aveva già creato un gioco simile, ma di strategia di guerra: “Si usava lo stesso metodo di localizzazione geospaziale: girando per i luoghi si potevano lasciare le truppe, attaccare o difendersi. Ma era un game di nicchia, per superappassionati, il cui target era principalmente maschile”. Per nerd del videogioco, insomma. “I Pokemon sono conosciutissimi e piacciono a tutti. Sono pucciosi (neologismo cartoonesco che sta per teneri, ndr)”.

Intorno al gioco si sono inevitabilmente sollevate leggende e discussioni. Partiamo dalla presunta pericolosità nel guidare: “E' un gioco fatto per andare a piedi, e nonostante ciò non conosco nessuno che sia andato a sbattere o abbia fatto un incidente in auto per cercare un pokemon. Credo piuttosto che siano dicerie lanciate proprio ad uso e consumo del gioco, proprio per diffonderlo ancora di più”. Se si fa un incidente in auto guardando il cellulare, insomma, non è certo colpa dei pokemon...

Il marketing più spregiudicato sarebbe capace di questo ed altro. C'è chi si è inventato perfino l'assicurazione infortuni per i giocatori...

A dispetto di tutti gli altri videogiochi per i quali la socializzazione è molto virtuale o limitata ai propri compagni di partite, Pokemon Go ti fa uscire. Fabio conferma: “Ho incontrato io stesso ragazzi che stavano giocando, e con loro inevitabilmente ci scambi due parole sulla loro esperienza. E poi grazie ai tanti pokestop ho scoperto angoli di Alessandria (chiese, meridiane, monumenti) a cui non avevo mai fatto caso. Non sapevo ci fossero tanti bei monumenti in città”. Una utilità didattica involontaria, ma che aggiunge qualcosa alla caccia al mostriciattolo.

Qualche locale si sta già attrezzando con le esche
: si acquistano per pochi euro per attirare ne proprio negozio pokemon virtuali, e quindi cacciatori reali. “C'è chi pratica sconti particolari ai giocatori, da un certo livello in su”.

A piedi per la città, in una moderna caccia al tesoro, dove si scoprono luoghi e persone, si esce (anche se con gli occhi incollati allo schermo), e si “rischia” di socializzare. E pazienza se i complottisti ritengono che il gioco sia un grande inganno per spiare e geolocalizzare il mondo usando le persone (gli sviluppatori di Niantic arrivano da Google Map e Street View), e Pikaciu la quintessenza del male.
 
31/07/2016

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