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Alessandria

Grow e canapa shop: "Assurdo paragonarci a spacciatori, da Salvini messaggi sbagliati"

Per il ministro Salvini i negozi di cannabis light dovrebbero essere chiusi in quanto posti in cui si vende droga. Thomas, insieme al suo socio Loris, gestisce il grow shop di via Tortona ad Alessandria: "Così si rischia di distruggere una filiera ben avviata. Thc oltre il limite consentito? Impossibile, ecco come lo controlliamo..."
ALESSANDRIA - Matteo Salvini li considera posti in cui si vende droga e il suo obiettivo è quello di “chiuderli uno ad uno”. Sono giorni di fermento per i punti vendita in cui si acquista (anche) cannabis light, perlomeno 'mediaticamente' parlando. Ad ogni modo, non avendo nulla da temere, c'è chi riesce ad analizzare la questione con serenità e anche un po' di ironia, non senza risparmiare dure critiche ai modi e ai contenuti con i quali il Ministro dell'Interno ha lanciato la sua crociata. Thomas, insieme al suo socio Loris, gestisce il grow shop di via Tortona 'NewBioGroup' che vende articoli per la coltivazione a 360°. La canapa, insomma, non ha l'esclusiva. "Noi rivenditori siamo i primi a chiedere che vengano effettuati maggiori controlli. Salvini ha sbagliato tempi e modi, le sue dichiarazioni sono contraddittorie. Non si può paragonare un negozio che vende canapa ad un luogo di spaccio, è paradossale". 

Negozi chiusi a Macerata
“Il Ministro – ci dice Thomas - si è servito del 'caso Macerata' per lanciare messaggi errati. Il Questore Pignataro ha deciso che le infiorescenze non si possono vendere, in realtà non è così. Tanto è vero che la Cassazione ha annullato il sequestro e il prodotto è stato restituito ai rivenditori, un aspetto della vicenda che nessuno ha sottolineato, tanto meno Salvini”. Sta di fatto che al momento due negozi della provincia di Macerata hanno le saracinesche abbassate, “questo perché il Questore ha ordinato di sua iniziativa la sospensione per 15 giorni dell'attività ma è probabile che debba poi rendere conto della decisione presa. Tanti dei commercianti colpiti dal provvedimento hanno già fatto richiesta di risarcimento economico”. Parere di Thomas, è che il leader della Lega sia entrato a gamba tesa sull'argomento più che altro per fini elettorali, o comunque per allontanare l'attenzione da altri temi.. Un piccolo passo indietro, però, sembra averlo fatto lo stesso vice premier, che nella direttiva inviata alle questure chiede controlli più approfonditi ma non fa cenno a chiusure o altro. 

Coltivazione e controlli
In provincia sono almeno una quindicina le aziende agricole che coltivano e distribuiscono cannabis ligut, “noi ci riforniamo da sei di queste. Offriamo loro anche consulenze dirette” spiega Thomas. Ma quante possibilità ci sono che la canapa in vendita abbia un tasso di Thc oltre i limiti consentiti dalla legge (ovvero 0,2% con soglia di tolleranza fino a 0.6%)? Quasi zero, perché oltre alle analisi effettuate direttamente in azienda dal Corpo Forestale, dai Nas e dalle Asl, in molti tra gli stessi commercianti effettuano ulteriori controlli in negozio. “Noi utilizziamo un gascromatografo (foto a lato), con il quale, prima di accettare il prodotto, ci assicuriamo che le percentuali siano a norma”. Thomas e Loris vendono cannabis light da più di due anni, “durante i quali i Nas ci hanno fatto visita in due occasioni. Solo una volta hanno prelevato anche un campione di cannabis light”. Tutto ok? “Sì sì, Assolutamente! (sorride ndr)”. Secondo Salvini i negozi di canapa sarebbero diseducativi per i più giovani. Durante la nostra chiacchierata, però, durata circa mezzora, in negozio sono entrate quattro persone chiaramente sopra i 30 anni, “infatti il target della cannabis light ha un'età media piuttosto alta. Ai ragazzini non interessa perché non ha effetti psicoattivi”. 

Canapai contro Salvini 
Molti commercianti non trattano le infiorescenze della canapa ma soltanto i derivati per uso alimentare o artigianale. “Con la sua linea dura Salvini rischia di distruggere tutta la filiera” sostiene Thomas. Nel frattempo, le associazioni di canapai insieme ai tanti produttori italiani hanno lanciato una petizione su Change.org in cui chiedono al Ministro parole di rettifica minacciando di adire a vie legali per il danno di immagine procurato. Il 31 maggio, a seguito dei fatti di Macerata, la Cassazione si riunirà a sezioni unite per emettere una sentenza definitiva che dovrebbe chiarire una volta per tutte la liceità della vendita al pubblico delle infiorescenza della canapa. “Ci auguriamo che, in caso di parere positivo, cessino le polemiche. Noi rivenditori abbiamo il diritto di poter lavorare nella legalità e senza essere tacciati di chissà quali crimini”.
15/05/2019
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it

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