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Alessandria

Giovani alessandrini “umiliati” dall’Expo: “altro che bamboccioni, la lotta è per la dignità”

Ecco il racconto “shock” di chi ha partecipato alle selezioni gestite da Manpower per un posto di lavoro al grande evento milanese. Condizioni proposte definite dai ragazzi alessandrini “assurde e inaccettabili, fino a superare il limite della legalità, come quella di firmare documenti in bianco”
ALESSANDRIA - Per chi è giovane in Italia sono tempi durissimi: trovare un posto di lavoro, statistiche alla mano, è diventata un’impresa, e spesso si è costretti ad accettare condizioni contrattuali che finiscono per essere umilianti oltre che molto svantaggiose. Sentirsi però additare come “generazione non abituata al lavoro”, o troppo “schizzinosa” ha fatto letteralmente imbufalire tanti ragazzi che a lavorare ci provano, ma che vengono trattati come vi stiamo per raccontare.
L’ultimo caso è scoppiato con l’Expo: tanti ragazzi anche dalla nostra provincia si sono candidati per le diverse posizioni professionali offerte, e se è vero che alcuni hanno alla fine preferito rinunciare, bisogna anche capire perché.

Noi ne abbiamo incontrati alcuni e le loro storie, coerenti con quelle provenienti da ragazzi di altre province, forniscono uno spaccato sul prossimo evento milanese che la dice lunga sullo stato di salute dell’Italia. Per parlare hanno chiesto la garanzia dell’anonimato e, visto quello che hanno da raccontare, si può anche capire perché.

“Ho partecipato alle selezioni come ‘Area Team Leader’ a fine 2014, recandomi a più riprese nella sede di Manpower - ci racconta uno di loro, alessandrino - dopo aver superato due steps di selezione online, costituiti da test attitudinali e di conoscenza della lingua inglese. Sulle circa 2 o 3 mila candidature per quella posizione siamo stati selezionati in 600 e convocati a inizio febbraio 2015 nella sede milanese dell’agenzia di selezione. Eravamo perlopiù ragazzi, ma c’era anche chi avrà avuto 50 anni. Dopo alcune altre attività di scrematura, legate alla nostra capacità di problem solving e di essere multitasking (come quella di rispondere a una serie di domande al pc mentre si doveva lanciare continuamente una palla virtuale attraverso un canestro), siamo arrivati agli ultimi passaggi, che prevedevano colloqui individuali orali".

"Quando facevamo domande sul posto da ricoprire - prosegue il nostro interlocutore - però le risposte dei selezionatori sono sempre state molto vaghe, tanto che non ci era neppure molto chiaro quale sarebbe stato concretamente il nostro lavoro. Il mio inquadramento, fra i più alti offerti ai ragazzi all’interno dell’Expo, sostanzialmente come responsabile di tutti gli aspetti della logistica legati a un padiglione, avrebbe previsto un compenso di circa 1700 euro al mese, (ma a tanti altri i contratti offerti sono stati di appena 500 euro, con i quali avrebbero dovuto coprire tutte le spese di vitto e alloggio nel milanese ndr), ma a fronte di questa cifra mi si richiedeva la disponibilità a lavorare su due turni, dalle 7 del mattino alle 16 o dalle 15 alla mezzanotte, senza alcuna possibilità di ferie o di cambiare turno con un compagno, neppure per un giorno, in “virtù”, ci è stato detto, di un accordo firmato con i sindacati a livello nazionale. I problemi più gravi sono iniziati però al momento della firma del fantomatico contratto d’assunzione, per la quale siamo stati convocati, una ventina di ragazzi in tutto, il 24 marzo. Nei giorni precedenti ho provato più volte a richiedere una copia del contratto che avrei dovuto firmare, per prenderne visione, ma senza ottenere risposta. Una volta giunto in sede mi è stato chiesto, così come agli altri presenti, di firmare il contratto da un tablet apponendo una firma digitale, scorrendo tutte le pagine sul momento, senza alcuna possibilità di ricevere una copia cartacea del contratto, ‘per motivi di privacy’, ci hanno risposto”.

Ma non è tutto: “avremmo dovuto sottoscrivere contestualmente anche l’adesione al regolamento disciplinare di tutti i dipendenti di Expo, che però, come del resto tutti i lavori legati all’evento, non era ancora pronto. Una firma in bianco quindi, aderendo a regole, e potenziali sanzioni, senza neppure conoscerle. Per esempio: con centinaia di persone che si sarebbero presentate tutte alla stessa ora ai tornelli d’ingresso per strisciare il proprio badge, formando inevitabilmente delle code, è facile immaginare che qualcuno avrebbe potuto occasionalmente trovarsi costretto a timbrare anche alcuni minuti dopo l’orario pattuito, ma nessuno ha saputo dirci in una situazione del genere cosa ci sarebbe potuto succedere”.

Più d’uno dei ragazzi sottolinea le pressioni dei selezionatori perché venisse apposta la firma al contratto e che il tutto si svolgesse il più rapidamente possibile. “Il giorno della sottoscrizione del contratto in due ce ne siamo andati indignati, dopo aver scoperto che avremmo dovuto accettare condizioni che ancora non si conoscono - raccontano - ma altri, presi dalla disperazione, hanno comunque accettato”.

In una situazione di questo tipo, la leggerezza dimostrata da alcuni media, fra i quali per esempio il Corriere della Sera, ha indignato molti ragazzi, che si sono sfogati sui social networks ribellandosi alle etichette di scansafatiche e pelandroni che sono state loro attribuite. “E’ assurdo che a farci la morale siano oggi quelle stesse persone che sono in ritardo di mesi sui lavori dell’Expo, lievitati nei costi e nei tempi, e chi, di qualche generazione più vecchio, ha consentito che si arrivasse a questo punto per i giovani di oggi”.
“Ma la responsabilità è soprattutto nostra - commenta qualcun altro su Facebook - finché i ragazzi, schiacciati dall’impossibilità di trovare offerte professionali dignitose, accetteranno qualsiasi condizione lavorativa non c’è possibilità che le cose migliorino”.
Schizzinosi o combattenti?
La lotta per il futuro dell’Italia e degli italiani passa anche da chi, pur avendo bisogno di denaro, non ha accettato condizioni così umilianti e ha deciso, con il groppo in gola, di tornasene a casa. Solamente se ci si impegnerà collettivamente per difendere, e riottenere, diritti e dignità per le nuove generazioni le cose potranno andare meglio. Per tutti.
 
24/04/2015

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