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Cronaca

Gestione illecita di rifiuti: coinvolte Aral e ditte di trasporto della provincia

Arrestato con l'accusa di traffico illecito di rifiuti il capo impianto dell società di smaltimento Aral Spa di Castelceriolo, oltre all'amministratore unico di due società lombarde. I rifiuti con fittizie operazioni di trattamento venivano trasportate grazie a ditte di Novi Ligure e Alessandria in Aral. Si tratta nel complesso di 100 mila tonnellate di ecoballe provenienti dalla Campania
 CRONACA - Un'inversione di rotta della gestione illegale dei rifiuti che ha portato tra la Lombardia e il Piemonte, anche in provincia di Alessandria, 100.000 tonnellate di ecoballe provenienti dalla Campania. Questo è il risultato di una articolata e complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Noe di Milano e coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Milano, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e Campania, in collaborazione con i Comandi Provinciali dei Carabinieri territorialmente competenti che ha portato a due misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed una misura interdittiva, oltre a numerose perquisizioni e sequestro di beni e documenti che sono ora al vaglio degli inquirenti in una fase di indagini preliminari, emessi dal Gip di Brescia a carico di appartenenti ad una strutturata organizzazione criminale frutto di una joint venture tra aziende private e pubbliche.

Tra questi è finito in manette con l'accusa di traffico illecito di rifiuti Giuseppe Esposito, 60 anni, capo impianto della società partecipata del Comune di Alessandria che si occupa di smaltimento rifiuti, l'Aral Spa di Castelceriolo già in pensione cui era stato affidato un incarico di responsabile all'interno dell'impianto, insieme all'amministratore Unico (P.B. Di 46 anni) di due società lombarde, la B&B s.r.l. di Torre Pallavicina di Bergamo e della B.P.S. s.r.l. di Abbadia Lariana a Lecco. Mentre la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per 12 mesi ha colpito D.S., 63enne broker della società “Ecosavona s.p.a”. Nel complesso sono 26 le persone che risultano coinvolte nell’inchiesta ed indagate a vario titolo.

Tutto è partito nel 2014 in seguito ad un incendio scoppiato all’interno del capannone della società “Trailerspa” di Rezzato (Brescia): l’intervento dei Carabinieri dei Noe di Brescia e Milano - impegnati nel costante monitoraggio del delicato fenomeno degli incendi a danno delle aziende che a vario titolo si occupano della gestione dei rifiuti – e le prime analisi investigative, infatti, avevano fin da subito fatto emergere come, all’interno dell’impianto andato a fuoco, fossero state illecitamente messe in riserva oltre 1000 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti da impianti campani in totale difformità con l’autorizzazione posseduta. Da qui sono partiti ulteriori accertamenti da parte della Procura di Brescia e seguiti dai Noe di Milano anche grazie alle intercettazioni telefoniche e alle riprese video di telecamere all'interno degli impianti di trattamento che hanno portato alla luce l'esistenza di una struttura organizzata e ben rodata costituita da più soggetti operanti nel settore dei rifiuti che, sfruttando le proprie potenzialità imprenditoriali, erano dediti allo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti principalmente (ma non esclusivamente) dagli Stabilimenti di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti urbani (in breve STIR) di Giugliano in Campania e Tufino, gestiti dalla società “Sapna spa” (Sistema Ambiente Provincia di Napoli).

Come sono rimaste coinvolte Aral e alcune ditte di trasporto dell'alessandrino, visto che già nel 2013, alcune foto e documentazione erano state inviate all'allora assessore all'Ambiente Claudio Lombardi che aveva informato la Procura della Repubblica di Alessandria e l'Arpa per controlli su strani passaggi di camion e di materiale “sospetto”? Perché anche il modus operandi era ormai consolidato e semplice: gli indagati ritiravano ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi prodotti dal trattamento meccanico (definiti Frazione Secca ed Umida Tritovagliata ed Imballata) provenienti dagli stabilimenti “Sapna spa” di Napoli, “Co.La.Ri spa” di Roma, “Acamspa” di La Spezia in difformità con le prescrizioni e autorizzazioni in materia di appalti. Poi attraverso delle finte operazioni di trattamento e di recupero – ovvero senza l'operazione di tritovagliatura della frazione secca e senza stabilizzare per 21 giorni la frazione umida – i rifiuti venivano portati per lo smaltimento, con la complicità di alcuni soggetti interni alle aziende stesse, presso i termoutilizzatori di alcune società o le discariche come appunto quella di l'Aral Spa di Castelceriolo, oltre ad una ditta la A2A Ambiente spa di Brescia, la Lomellina Energia srl di Parona Lomellina in provincia di Pavia e la Ecosavona srl di Vado Ligure (Savona). Il trasferimento fino a queste aziende del Piemonte e della Lombardia avveniva su autotreni intestati a tre società di trasporto anch'esse d'accordo, due delle quali della provincia di Alessandria la “Ressia Autotrasporti & Co.” di Alessandria, “Euroimpresa s.r.l.”di Novi Ligure e la “Autotrasporti Luterotti s.r.l.” di Brescia colpite dal provvedimento di sequestro preventivo emesso dall’Autorità Giudiziaria.

La gestione illecita di queste ingenti quantità di rifiuti ha reso agli attuali soggetti indagati un profitto di circa 10 milioni di euro, generando come conseguenze effetti di inquinamento nel senso vero e proprio, visto che i rifiuti che arrivavano negli impianti di smaltimento non venivano prima trattati a norma di legge. Ma anche di inquinamento “dei circuiti economici” legali visto che tutto quello che “risparmiavano” evitando il trattamento dei rifiuti gli consentiva, in sede di gara d'appalto, di avanzare offerte con ribassi d’asta difficilmente sostenibili per le aziende “sane”.

In ottemperanza a quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria, si è proceduto anche al sequestro del capitale sociale delle società di trattamento rifiuti “B&B srl” di Torre Pallavicina (BG), “BPS srl di Abbadia Lariana” (LC) e “Crystal Ambiente srl” di Brescia e di circa 80 automezzi utilizzati per il trasporto e movimentazione dei rifiuti, per un valore stimato superiore ai 6 milioni di euro. Gli impianti di smaltimento sono stati perquisiti e sono stati sequestrati diversi documenti ora al vaglio per il prosieguo delle indagini. Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati portati presso le proprie abitazioni a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, con il divieto di comunicare con l'esterno.
11/07/2017

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