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Economia e lavoro

ExpoPiemonte, un futuro nel nome di Damiani?

La struttura fieristica ormai inutilizzata da tempo sorge di fronte alla sede di Bulgari. Nessuna conferma per ora, però il Comune di Valenza “sta lavorando in silenzio e sottotraccia per una soluzione che si sta avvicinando”
ECONOMIA E LAVORO - Vegetazione incolta, la strada di accesso mezza ostruita, la struttura metallica che mostra alcuni segni di ruggine. E poi l'atmosfera. Anche in una giornata di sole come quella del giorno dell'inaugurazione della sede di Bulgari, si respira l'aria del fallimento quando si passa a fianco di ExpoPiemonte, l'enorme struttura fieristica (peraltro ancora in buone condizioni all'interno) che dopo svariati tentativi di decollo sia ospitando le fiere del gioiello, sia aprendo le porte a manifestazioni di svariata natura comprese alcune enogastronomiche, ora giace abbandonata e quasi dimenticata. Investimento plurimilionario che avrebbe dovuto diventare il secondo polo fieristico del Piemonte, libro dei sogni di una Regione Piemonte che voleva fare concorrenza a una parte di Lombardia, ExpoPiemonte riassume il fallimento di un progetto e l'incapacità della pubblica amministrazione di gestire insediamenti complessi, che sono nati e hanno iniziato a muovere i primi passi quando l'economia globale stava già cambiando e che senza una gestione manageriale autentica sono ben presto naufragate.

Che fare? Cedere le partecipazione e mettere sul mercato la struttura. Il giorno di Bulgari è stato anche quello del moderato ottimismo. Gianluca Barbero, sindaco di Valenza, dice con tono convinto che “stiamo lavorando in silenzio e sottotraccia per una soluzione che si sta avvicinando”. E l'Aov (gruppo associazione orafa valenzana che opera all'interno di Confindustria Alessandria) che ha anche avuto per alcuni anni la sede proprio all'interno della struttura fieristica, non conferma, però nemmeno smentisce che si stia avvicinando il momento della vendita. Già. Ma a chi? Quale impresa oggi potrebbe sborsare una cifra milionaria e poi iniettare altre risorse per rimettere in sesto l'area? A Valenza circola con insistenza la voce che l'area potrebbe diventare la sede di un altro marchio internazionale dalle radici locali. Damiani? Perché no, in fondo sulla rotonda della strada di fronte alla storica Cascina dell'Orefice potrebbero anche affacciarsi due brand del mercato internazionale della moda, dell'oro e del gioiello. Un sogno? Forse una speranza un po' più concreta. Anche perché quelle erbacce e quello stato di abbandono proprio di fronte alla più grande manifattura orafa d'Europa proprio non sta bene.
20/03/2017

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