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L'opinione

E lo chiamano arredo urbano

Quando pessimi risultati tradiscono le (forse) buone intenzioni
Tutti gli “amici delle città” – da quelli tecnico-professionali (architetti, urbanisti etc.) a quelli semplicemente illuminati da un naturale buon gusto nutrito di buoni esempi – esprimono da tempo una robusta diffidenza nei confronti del cosiddetto “arredo urbano”, come declinato e dilagato negli ultimi due o tre decenni.

Pochi interventi indovinati, parecchie “installazioni” discutibili, vasta ed eterogenea disseminazione di “fioriere” (vasi di coccio, vasche di cemento, contenitori di plastica, tralicci metallici, composizioni miste) che, in mancanza di idonea, assidua pulizia-e- manutenzione, diventano ben presto patetiche esibizioni di intenzioni deluse, residuati bellici di altisonanti campagne per l’addobbo “ecologico” delle città.

Gli esiti, spesso a dir poco infelici, destano perplessità civica, estetica, ma anche un certo sospetto politico-culturale. Che, cioè, la esibita propensione all’arredo vegetale non riveli, invece, la furbata di quegli amministratori che, non avendo procurato, alla città e ai cittadini, dote alcuna di verde-vero, di parchi o giardini degni di nome (mai disturbare le aree fabbricabili!), pensino di cavarsela, di rimediare passando su certe strade centrali una certa mano di “verdicchio” (senza offesa per il buon vino marchigiano) a suon di vasche da fiori.

Alla diffidenza sorgiva – pur aperta a prova contraria – nei confronti del cd. arredo urbano, si accompagna poi una valutazione dei casi che capitano sott’occhio: chi ne fa un uso prudente (nella quantità/qualità), mirato (nella collocazione) e curato (nel tempo) e chi va giù alla carlona. Un nome a caso: Alessandria. Prego accomodarsi nella main-street (Corso Roma) e nelle ancelle parallele (via Trotti e via San Lorenzo). Osservare, in particolare nella prima, che fine ha fatto quel centinaio, a un dipresso, di nere fioriere-con-pianticella-sempreverde, addossate ai muri, in ordine sparso, un anno fa. Un buon terzo, o sono vuote, o esibiscono piante secche, o accolgono rifiutaglia minuta, e questo da mesi. Maltrattate quasi subito da una spedizione vandalica cui non è stato posto alcun rimedio, né da parte del Comune né a cura dei negozianti, presunti affidatari delle fioriere poste accanto alle vetrine. Effetto consolidato: confusione e desolazione. Sopra un recente rifacimento, esteticamente e funzionalmente incongruo, della pavimentazione e sotto un’illuminazione tra fredda e scostante. In una parola, la peggiore “via maestra” dei sette centri-zona della provincia. Un esempio da manuale di come si possa fare del dis-arredo urbano, fatte salve naturalmente le…migliori intenzioni. 

[Dal blog Appunti Alessandrini]
29/11/2011

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