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Alessandria

Deiezioni canine: prova del DNA "troppo costosa". Ma è importante "sanzionare"

La mozione del capogruppo di SiAmo Alessandria, Giuseppe Bianchini, sull'igiene delle aree verdi e delle strade, con l'aggiornamento dell'anagrafe canina e il progetto della banca dati del DNA obbligatoria come fatto in altri comuni "richiede risorse ingenti". Strada impraticabile per l'assessore Barosini. Ma dai 5 stelle così come da consiglieri della Lega arrivano proposte di strade alternative e più percorribili: "più controlli e sanzioni". E l'obbligo di acqua oltre che sacchetti per raccogliere gli escrementi
 ALESSANDRIA - In tanti si lamentano di strade, marciapiedi e aree verdi “minate” dalle deiezioni canine che non vengono rimosse dai padroni. Una questione di “educazione”, ma anche di igiene pubblica e di salute. Che il capogruppo di maggioranza Giuseppe Bianchini (SiAmo Alessandria) ha portato all'attenzione della commissione consiliare e dell'assessore al Welfare Animale, Giovanni Barosini con una mozione per provare a “proporre” delle soluzioni da programmare.

Oltre ad una “anagrafe canina” comunale e all'obbligo di utilizzo tanto di acqua per ripulire oltre che di carta da cucina da portare sempre dietro, anche quello della “prova del DNA”. Ovvero avere una banca dati col DNA degli animali registrati nell'anagrafe cioè microcippati, con l'obbligo quindi per i proprietari di fare questo tampone del DNA, che servirà per “beccare” i maleducati e gli incivili che non raccolgono gli escrementi del proprio cane. Una soluzione adottata in altri comuni del nord Italia, uno su tutti quello di Carmagnola.

“Saremmo il primo comune capoluogo di provincia ad avere la prova del DNA”. Lustro per Alessandria per il capogruppo Bianchini. Il motore della macchina comunale si è acceso: l'ufficio Welfare animale che sta portando avanti diverse campagne di sensibilizzazione sulla tutela degli animali e sul rispetto dell'ambiente comune per i padroni di animali ha contattato Carmagnola. Ma sono davvero troppe le differenze: una su tutte quelle delle risorse che Palazzo Rosso dovrebbe avere a disposizione per una operazione del genere. “Noi abbiamo 12 mila cani microcippati. Loro registrati all'anagrafe 5 mila. Quindi i nostri sono il triplo” spiega Roberta Taverna responsabile dell'ufficio comunale. Ogni kit di tampone ha un costo di 20 euro: per Alessandria significa 240 mila euro di spesa. “Cui poi si aggiunge il costo di analisi del tampone di DNA, che sono altri 50 euro che se non paga il padrone si dovrebbe accollare il Comune”. Fino ad oggi a Carmagnola il risultato è stato limitato: solo 250 tamponi. “Perché è vero che è un obbligo da regolamento, ma non sono poi molte le persone che lo fanno davvero, sebbene sia un servizio gratuito in quel Comune che ha avuto una sovvenzione da parte dell'azienda rifiuti” ha proseguito la Taverna.

Il Regolamento comunale che detta alcuni obblighi “tra cui il guinzaglio e non troppo lungo, la museruola, cani lontano da spazi dove ci sono i giochi dei bambini....” è già poco rispettato e infatti “sono davvero poche le situazioni regolari” come ha affermato l'ispettore ambientale Barzizza.

Quella di maggiori controlli e forse anche più “severi” in termini di sanzioni “sarebbe la soluzione più praticabile, con minori costi ma importante per educare il cittadino” sono state le parole del capogruppo M5S Michelangelo Serra e anche del consigliere della Lega, Giovanni Ravazzi. “Implementare il personale a grande fatica con due ispettori ambientali in più e anche a breve due agenti della Municipale a dare una mano è il piccolo primo passo” come ha ricordato l'assessore Barosini.

Che fa la differenza come dimostrano le cifre: “quando c'erano diversi anni fa 5 ispettori ambientali si facevano 200-300 contravvenzioni l'anno. Nel 2018, con una unità sono state 20”. La sanzione varia dai 25 ai 150 euro, con una media di 50 euro.

Diverso il discorso per l'anagrafe canina: “è di competenza dell'Asl, non del Comune”. Bianchini contesta che “in altri Comuni sia comunque stata fatta”. Ma è sempre un lavoro in più per il personale comunale, già sotto organico. La mozione è stata “accolta” a grandi linee, per i principi che la sorreggono, ma “sarà portata e discussa in Consiglio comunale con la possibilità di cambiarla in alcune richieste, che al momento non potrebbero essere soddisfatte”. Per mancanza di risorse da investire. 
20/03/2019

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