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Alessandria

"Cinquanta agenti per farci lasciare l'abitazione". Il dl Sicurezza mostra i primi effetti

Eseguito un nuovo sfratto in via Gandolfi presso gli appartamenti Atc, esempio paradigmatico di quanto sta avvenendo ad Alessandria come in tante altre città. A finire in strada è stata questa volta una coppia italiana con problemi di salute e una figlia minorenne che aveva occupato l'appartamento abbandonato anni fa, rimettendolo a posto
ALESSANDRIA - Lo sfratto avvenuto mercoledì 9 gennaio è emblematico del periodo nuovo che sta interessando Alessandria, così come tante città in Italia, prima conseguenza del Decreto Sicurezza e delle circolari inviate alle Prefetture dal Ministro dall’Interno Matteo Salvini, pretendendo maggior rigore contro le occupazioni abusive.

E’ così che dopo i 6 rinvii avvenuti in precedenza, a partire dal 2015, la settima volta che l’ufficiale giudiziario ha bussato all’appartamento Atc di via Gandolfi ad Alessandria, occupato da una famiglia italiana di tre persone, padre (inabile al lavoro e con un’operazione chirurgica imminente), madre (l’unica con un impiego fisso, ma part time) e figlia 17enne, lo ha fatto accompagnato dalle forze dell’ordine.

Un dispiegamento straordinario, con diversi mezzi e circa 50 agenti, fra persone in divisa e in borghese, pronti a fronteggiare chiunque fosse venuto eventualmente a darci una mano per impedire lo sfratto” - racconta V. D. disperato.

“Siamo pronti a denunciare la situazione - commenta Fabio Scaltritti, del tavolo emergenza abitativa del Comune - perché si tratta di un vero abuso della forza, utilizzabile solo a fronte di aggressioni o minacce verbalizzate nei tentativi di sfratto precedenti e non era questo il caso. Stiamo parlando di una famiglia in difficoltà che tante volte ha chiesto aiuto per restare nella piena legalità ed è rimasta invece inascoltata”.



La nuova richiesta di rinvio per pochi mesi, con l’obiettivo di attendere almeno il compimento dei 18 anni della figlia e l’intervento medico che a breve interesserà il padre, è però rimasta inascoltata e per la famiglia si aprono così le porte dei dormitori. “Questo vuol dire separarci oltre a costringere nostra figlia minorenne in un alloggio con donne in carico alle strutture psichiatriche e comunque con un posto al caldo garantito solo fra le 18 e le 9 del mattino”.

“La soluzione proposta in caso di sfratto alle famiglie non può essere solo quella dei dormitori - sottolinea Scaltritti - riteniamo, per le persone vulnerabili, inaccettabile il dormitorio come alternativa alla strada. É invece una risorsa importante per adulti senza fragilità”.

“Siamo a lungo seguiti dai Servizi Sociali, eravamo nell’elenco dell’emergenza abitativa ma non ci hanno mai proposto un alloggio. Dopo il primo sfratto dovevamo scegliere se vivere in strada o occupare un’abitazione libera da tempo, che abbiamo provveduto a sistemare con le nostre forze” - racconta la famiglia. L’appartamento era già stato al centro della cronaca anni fa, proprio perché abbandonato e degradato, nonostante fosse dell’Atc. “Più volte abbiamo chiesto di poter pagare un piccolo affitto e regolarizzare la nostra situazione, ma in quanto occupanti non ci è stato concesso”.

L’Atc conferma l’aumento del numero degli sfratti, come racconta Marco Santi, vicepresidente per il Piemonte Sud: “C’erano 130 occupazioni abusive, ora in paio d’anni siamo scesi a 40 e il ritmo è in aumento. Per riassegnare gli appartamenti alle famiglie in graduatoria servono spesso lavori di manutenzione e per questo le liste d’attesa sono così lunghe. I fondi a disposizione dell’Atc sono 1 milione e 100 mila euro annui derivanti dal pagamento degli affitti, ma scontiamo una certa quota di morosità che fatichiamo a recuperare perciò i tempi si dilatano ulteriormente. Un’altra fonte di contribuzione è quella proveniente dagli Enti territoriali, ma la quota varia di anno in anno”.

Sul cambio di rotta in corso, Marco Santi (nella foto) conferma l’impiego crescente della forza: “Ultimamente con la Prefettura c’è un rapporto collaborativo e si eseguono più sfratti, ma sempre dando preavvisi tali da consentire agli occupanti di cercare soluzioni alternative. Per chi occupa non ci può essere accordo con l’Atc, neppure a fronte della disponibilità a pagare poi un affitto o di eseguire lavori di manutenzione. Occupare è un reato e chi lo fa toglie anche la possibilità ad altri che stanno seguendo la legge di ottenere un appartamento”.

“Non sempre legalità e giustizia vanno di pari passo - commenta però Scaltritti - perché se si hanno più di 850 famiglie in graduatoria come avvenuto ai tempi dell’occupazione dell’alloggio di via Gandolfi, la fiducia nelle istituzioni si può perdere e un tetto serve subito. Nello stesso stabile, per via dei ritardi nelle manutenzioni Atc, c’è un appartamento vuoto murato da tempo, in attesa che venga sistemato e consegnato a una nuova famiglia. Da ieri questi appartamenti saranno due e presto se ne aggiungeranno altri. Così però abbiamo molte case vuote e famiglie in strada”.

Marco Santi ricorda i vincoli di legge: “non possiamo consegnare alle famiglie appartamenti che non siano in regola con gli impianti o in situazioni indignitose. Questo può far slittare i tempi anche di diversi mesi fra la liberazione di un alloggio occupato e la sua riassegnazione”.
11/01/2019

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