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Alessandria

Chiusure domenicali dei negozi: si allarga il fronte del consenso

Da Palazzo Rosso e Confesercenti fronte compatto per sostenere la regolamentazione delle aperture, restringendo la libertà totale di oggi e portando la possibilità di tenere la serranda alzata la domenica ad un massimo di 8 giorni all'anno. "Concorrenza sleale della grande distribuzione, servono più tutele per i piccoli negozi"
ALESSANDRIA - Il tema delle aperture domenicali continua a far discutere, sia sul fronte nazionale che su quello locale, dove la normativa trovebbe poi applicazione concreta. Sebbene si tratti per ora solo infatti di una proposta di legge, dal quadro complessivo emergebbe l'intenzione di rimandare eventuali accordi e trattative più specifici alle singole Regioni, quando non addirittura ai singoli comuni. 

Sul piatto c'è l'intenzione di porre fine alla deregolamentazione oggi presente, che consente ai negozi di stabilire in automina se rimanere aperti o meno la domenica e con quali orari, arrivando a fissare dei paletti normativi e a porre un tetto massimo alle aperture consentite, con il triplice obiettivo di 'proteggere' la piccola distribuzione, incapace strutturalmente di reggere la concorrenza delle grandi catene in quanto a orari di apertura, tutelare i lavoratori, spesso 'costretti' ad accettare di lavorare sistematicamente la domenica per salvaguardare l'impiego (sacrificando però così il tempo da passare con i propri cari) e incentivare le famiglie a vivere diversamente la domenica, sperimentando attività differenti dalla 'visita' al centro commerciale. 

Proprio nei giorni dell'apertura del nuovo grande retail park di Alessandria, sulla questione si è espressa con un lungo comunicato Confesercenti, che loda l'attività del governo: “Bene la proposta di legge della Lega, i 150mila firmatari di Liberaladomenica attendono un intervento, sulle domeniche serve norma condivisa e sostenibile. Apprendiamo con soddisfazione la presentazione in Commissione Attività Produttive della proposta di legge della Lega, a prima firma dell’onorevole Barbara Saltamartini e del Capogruppo On. Riccardo Molinari - sottolinea Confersercenti - che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Era tempo di dare un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore”.
“Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali - prosegue il comunicato - introdotte dal governo Monti a partire dal 1^ gennaio 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi, grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori. Ma che non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione””- dichiara Manuela Ulandi, Presidente Provinciale Confesercenti - È importante, a questo punto, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche”, conclude Confesercenti.

“Fondamentale è passare dalla deregulation totale ad un minimo di regolamentazione, ragionevole e assolutamente compatibile con le prassi europee e puntare a correggere una distorsione che ha compresso i diritti di piccoli imprenditori e di lavoratori senza alcun vero vantaggio per economia ed occupazione, visto che ha causato indirettamente la chiusura di almeno 50mila negozi. La proposta di legge di iniziativa popolare “Liberaladomenica”, promossa da Confesercenti con Cei, è in Parlamento ormai dal 2013: ci auguriamo che, dopo cinque anni, i 150mila firmatari abbiano finalmente una risposta”.
 
Riccardo Molinari, capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, l'11 settembre commentava così la proposta di legge che porta il suo nome fra i promotori: "Avanti con la nostra proposta per la chiusura domenicale dei negozi e la possibilità di stabilire 8 aperture all'anno anche con l’intesa con le Regioni!
Abbiamo deciso di sostenere i contenuti della proposta Saltamartini - Molinari. Si tratta di un provvedimento che ci chiedono le associazioni dei commercianti schiacciati dalla liberalizzazione selvaggia di Monti e dai vantaggi competitivi della grande distribuzione. Vogliamo tutelare il commercio tradizionale e dare un messaggio di attenzione alle famiglie il cui il tempo libero non deve essere dedicato solo al consumismo. Vogliamo tutelare il commercio tradizionale, perché questi anni di liberalizzazione selvaggia e prolificazione smodata della grande distribuzione hanno desertificato i centri storici.
Partiamo da qui e siamo pronti a incontrare tutte le parti interessate per un confronto aperto e libero!"

Anche Mattia Roggero, assessore al Commercio di Alessandria, rilancia le parole del suo collega di partito (e predecessore a Palazzo Rosso), Riccardo Molinari, lasciando intendere la disponibilità del Comune ad agevolare eventuali provvedimenti restrittivi, per quando eventualmente di sua competenza: "Il principio ultra-liberista che ha guidato la nostra economia dai tempi di Monti ad oggi pur impostando la sua peculiarità nel concetto di libera concorrenza, non ha fatto altro che creare i presupposti per una concorrenza “sleale” nei confronti del commercio tradizionale, fatto di piccole e medie botteghe che, molte volte, non hanno le risorse, le persone ed i mezzi per tenere aperto ad oltranza. In più se da un lato dobbiamo sicuramente rispettare le esigenze dell’epoca in cui viviamo, dall’altro però - sottolinea Roggero - prima di tutto, dobbiamo rispettare 'l’uomo' in quanto tale ed il tempo che giustamente deve essere dedicato alla famiglia ed agli affetti! Avanti Riccardo Molinari con la tutela del commercio tradizionale, vera spina dorsale dell’economia del nostro Paese!". 

Il fronte dei contrari alla nuova, e più restrittiva, regolamentazione, specie sul fronte nazionale, punta invece sulla libertà (almeno formale) lasciata al lavoratore di scegliere in autonomia se ricevere una maggiorazione di stipendio lavorando la domenica (solitamente il 30% in più) o se sottrarsi a quel tipo di turnazione, mentre sottolinea come la maggiore chiusura finirebbe per mettere in crisi la grande distribuzione, che spesso vede nell'incasso della domenica il secondo miglior risultato settimanale (dopo quello fatto registrare il sabato), causando conseguenti licenziamenti di massa, mettendo in allarme rispetto alla sfida con l'online, che rende i prodotti disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e finendo con la volontà di non demonizzare la gita domenicale in famiglia al centro commerciale, spesso un modo per fare un'attività insieme e ormai una sorta di 'rito' a cui ci si è abituati. 
13/09/2018

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