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Lettere al direttore

Casa di Quartiere: "guai a considerarci sostitutivi del pubblico"

La Comunità San Benedetto al Porto in un lettera aperta intende chiarire il proprio compito, i propri obiettivi e la logica che muove i suoi interventi in città, in risposta all'intervista all'assessore Matteo Ferraris di ieri, mercoledì 30 ottobre, ribadendo però l'importanza centrale del ruolo del Pubblico
ALESSANDRIA - Abbiamo letto con attenzione l'intervista dell'Assessore Ferraris e ci teniamo a fornire alcune nostre osservazioni in quanto soggetti chiamati in causa come gestori dello Spazio Cittadino denominato “Casa di Quartiere Borgo Rovereto”.

La Comunità San Benedetto ha partecipato nell'ultimo biennio, con politici locali che oggi siedono in Consiglio Comunale, in Partecipate e in Giunta, alla Campagna sull'Acqua Bene Comune e nello stesso periodo, con alcuni di loro, abbiamo promosso iniziative sui Beni Comuni invitando sia il Prof. Revelli che il Prof. Mattei. Ci sembrava allora di condividere un modello di Società estremamente differente da quella che pare delinearsi dall’intervista dell’Assessore Ferraris. Marco Revelli inoltre, alla presenza dell'attuale Sindaco in Casa di Quartiere, si era espresso offrendo una disponibilità gratuita per consulenze (in caso di vittoria alle elezioni Amministrative) in merito ai processi di valorizzazione e tutela dei Beni Comuni e del Patrimonio Pubblico che la nuova Giunta avrebbe potuto intraprendere. Che occasione!
 
Sembra che da allora siano passati secoli ma noi, come piccoli elefanti, siamo lenti ma conserviamo la memoria. E con questa l’aspettativa di una società centrata sul “Pubblico” che governa i diversi fenomeni sociali e si preoccupa di far crescere INSIEME un territorio, con i diversi ruoli e differenti responsabilità.
Il Bene Pubblico e i Beni Comuni sono tutte quelle risorse (patrimoniali, naturali, immobiliari, abitative, culturali, personali, artistiche, di Servizio) che risultano difficilmente divisibili e che partecipano con tutti gli altri strumenti normativi, alla piena soddisfazione dei Diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. La svendita del Patrimonio Pubblico e dell'Impianto Pubblico dei Servizi alle persone sembrano fare il paio con la graduale svalorizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (ormai Regionale e residuale) che tradisce esplicitamente l'Universalismo Costituzionale e con lo smantellamento continuo e drammatico del Trasporto Pubblico e della Pubblica Istruzione.
E' in atto da ormai due decenni un attacco diretto e articolato al Patto Sociale e purtroppo le modifiche Costituzionali recenti ne hanno aumentato la vulnerabilità.

Il Privato Sociale ha valore ed efficacia sul territorio SOLO ed ESCLUSIVAMENTE se il Pubblico funziona, è efficace ed è presente.
Questa non è ideologia e nemmeno un dogma ma semplicemente la nostra esperienza che tra la Liguria e il Piemonte ci vede presenti da quasi 44 anni in collaborazione con tutti gli Enti locali, Regionali e Nazionali.
Don Andrea Gallo ha sempre denunciato il rischio di un Privato e, peggio ancora, di un Privato Sociale che aspira a sostituire il Pubblico ma - l'esperienza di Aspal ce lo insegna - più i servizi fondamentali per i diritti dei Cittadini sono “esternalizzati” o privatizzati e più sono deboli, precari, incapaci di rappresentare direttamente istanze collettive. O di difenderle. Spesso le famigerate “riforme” si pongono proprio questo obiettivo.
Anzi, risultano estremamente ricattabili e vittima delle aspettative dell'Assessore o della Giunta di turno: e' per questo motivo, per esempio, che a Genova il Comune sta cercando di fare “marcia indietro” rispetto a queste tendenze pericolose.

Il ruolo della Casa di Quartiere, nello specifico, è di un Servizio Privato ad alto grado di Pubblicità (erogazione di servizi Pubblici e corresponsabilità con gli Enti Locali) ma guai a considerarlo (come spesso avviene, in pura buonafede) come in grado di sostituire o farsi carico dei bisogni dei cittadini tutti. Indistintamente.
E' solo con una Governance Pubblica forte e laica che il Privato sociale riesce ad avere uno spazio di protagonismo inserito in un quadro più complessivo di rafforzamento dei diritti di tutti i cittadini, sapendo così accogliere e promuovere le istanze dal basso, dalla società civile e dagli strati più sofferenti della popolazione. Tutta.

E’ questo il modello di Società a cui aspiriamo e per il quale continueremo a lavorare.
31/10/2013
Associazione Comunità San Benedetto al Porto - redazione@alessandrianews.it

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