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Alessandria

Casa delle donne a pieno regime. Dalla Giunta espressa indignazione. E ora?

Le attività delle attiviste di Non Una di Meno all'ex asilo Monserrato proseguono e promettono di moltiplicarsi nei prossimi giorni, dando vitalità e visibilità allo spazio occupato sabato, dopo aver forzato il portone. Dalla giunta per ora parole di condanna, affidate ai social network
ALESSANDRIA - Domenica le attività alla Casa delle Donne, inaugurata a seguito di un gesto di disobbedienza civile all'ex asilo Monserrato, si sono susseguite incessanti, fra chi ha portato un dono in segno di solidarietà e ringraziamento, chi ha partecipato alla seduta di mindfullness al mattino o alle attività del pomeriggio.

Sabato la giornata era iniziata con l'apertura della porta, un 'momento magico' secondo le attiviste e gli attivisti, una forzatura in piena regola secondo l'amministrazione, che aveva negato l'utilizzo di quello spazio, di fatto chiuso da tempo.

Dopo l'occupazione le militanti di Non Una di Meno hanno preso possesso dei locali, con l'obiettivo però di non tenerli per loro "ma di metterli a disposizione dell'intera cittadinanza, femminile e non", come luogo di ritrovo e base operativa per portare avanti le tante batteglie necessarie a rivendicare una partità di genere a 360 gradi ancora lontana da essere raggiunta.

Il primo atto "ufficiale" si è volto presso i locali dell'ex asilo Monserrato (e non, come inizialmente programmato, presso il Laboratorio Sociale di via Piave) la sera di sabato, quando si è tenuta la rappresentazione teatrale "Labbra", con una grande affluenza di pubblico. 



Se in tanti solidarizzano con il gesto delle manifestanti di Non una di Meno, movimento che raccoglie donne appartenenti a diverse generazioni, in diversi esprimono malcontento sui social, facendo notare come il gesto di disobbedienza oltre a violare la legge danneggia le realtà che hanno fatto regolare richiesta per l'assegnazione di una sede o di un luogo d'incontro all'Amministrazione Comunale, peraltro essendosi costituite in associazione.

Fra gli indignati, che per ora hanno deciso "semplicemente" di affidare il proprio sdegno a Facebook, anche alcuni assessori, come Paolo Borasio, di professione avvocato, che ha voluto sottolineare come "L'occupazione abusiva di una proprietà privata trasforma qualunque pretesa, anche legittima, in illegittima. Chi occupa ha sempre torto".

Di pari tono anche il commento alla vicenda dell'assessore alla gestione del Patrimonio immobiliare del Comune, Giovanni Barosini, che dichiara: "Provo grave imbarazzo nei confronti di quelle associazioni, gruppi di Cittadini, movimenti, comitati spontanei e non che da mesi o anche anni cercano, chiedono (rispettando i previsti iter procedurali e regole!) uno spazio per potersi liberamente incontrare e vivere la loro specifica attività.
 Provo disagio. Ed irritazione. Per ora non aggiungo altro". 

Proprio sulla lentezza di eventuali assegnazioni si è giocata in parte la scelta del movimento femminista, che più volte ha ribadito come certe battaglie non possano attendere ulteriormente per essere combattute, specialmente quando esistono spazi chiusi da tempo ma che potrebbero tornare a disposizione di chi in città si batte per l'affermazione di diritti costituzionali. 

Resterà da capire cosa potrà succedere ora, se l'Amministrazione accetterà obtorto collo la situazione (magari rimpiangendo intimamente l'occasione persa, vale a dire quella di dare ascolto fin da subito alle oltre 3 mila firme raccolte dalle attiviste in città e puntare sul consenso che l'assegnazione immediata di uno spazio avrebbe comportato, invece che "subirne" ora l'occupazione), oppure se porre in essere azioni per rientrare in possesso del bene. Intanto le militanti non si fermano e sono pronte a organizzare presto le prossime attività in quella che considerano ormai la Casa di tutte le Donne di Alessandria. 
11/06/2018

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