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Alessandria

Bando periferie rinviato di 2 anni: addio al Marengo Hub?

Il provvedimento del Governo, inserito nella legge "Milleproroghe", sposta di 2 anni l'erogazione dei fondi necessari alla riqualificazione delle periferie in Italia, fra le polemiche e la preoccupazione di molti sindaci. Adesso per Alessandria il rischio concreto è quello di dover rinunciare agli interventi previsti e già calendarizzati
ALESSANDRIA - Il finanziamento complessivo previsto dal precedente governo per riqualificare le periferie italiane era stato fissato a 2,1 miliardi di euro, una cifra decisamente importante che ora sarà impiegata da Lega e Movimento 5 Stelle per sostenere altre spese, rinviando di fatto la gran parte dei progetti ormai avviati (diverse città oltre ai fondi già investiti per la fase di progettazione hanno già assegnato alcuni appalti). 

Ad essere salvaguardati saranno infatti solamente i primi 24 progetti, quelli che avevano ricevuto il punteggio più alto, per un totale di 500 milioni di euro, vale a dire quelli relativi alla riqualificazione delle periferie delle città metropolitane di Bari, Milano, Bologna, Firenze e di comuni come, per esempio, Roma, Lecce, Modena, Brescia, Genova e Messina. 

E Alessandria? Come per gli altri comuni, non c'è ancora chiarezza su quanto accadrà in concreto, ma pare che il Governo rimborserà eventuali spese già affrontate, per evitare che le amministrazioni locali si trovino con buchi di bilancio improvvisi, rischiando così di sforare il patto di stabilità, ma nulla più: vale a dire che le risorse inizialmente previste, 18 milioni di euro, saranno "congelate" per almeno due anni, che equivale a porre seri dubbi sulla fattibilità degli interventi. 



Per il nostro capoluogo si tratta di un'importa occasione di recupero di spazi pubblici in pessime condizioni che sfuma sul più bello, vale a dire a un passo dall'avvio dei cantieri: i lotti in totale sarebbero dovuti essere 7, e riguardavano la creazione di una pista ciclopedonale che partendo da via Piave avrebbe attraversato tutta la zona Alessandria 2000, arrivando al parco del Palazzo dell'Edilizia, compresa una struttura sul ponte Bormida per raggiungere un tratto “campestre”, ovvero passando nella parte rurale dietro la Paglieri e l'Ex Zuccherificio e immettersi nuovamente in ambito urbano a Spinetta fino ad arrivare al parco di Marengo”, la realizzazione del Parco del Platano di Napoleone e riqualificazione del parco del Museo di Marengo, l'installazione della rete di fibra ottica per incrementare la sicurezza e l'informatizzazione a Spinetta, la realizzazione di una passerella sul fiume Bormida, interventi su edifici pubblici, in particolare rispetto alla Scuola Caretta e area verde, Centro sportivo Quartieruzzi, Centro civico e comando Polizia Locale, Centro gioco Bianconiglio e orti urbani, la creazione di una rete di Teleriscaldamento e centrale scambiatore a Spinetta, la riqualificazione del Marengo Museum, e altri interventi a carattere sociale che avrebbero visto il coinvolgimento del Cissaca.

Diversi sindaci hanno iniziato una protesta in queste ore, considerando gli interventi di riqualificazione una priorità imprescindibile per i propri territori. Ad Alessandria per ora l'Amministrazione prende tempo, in attesa di capire effettivamente cosa stia succedendo e quali ripercussioni ci possano essere. Se da un lato l'assessore ai lavori pubblici, Giovanni Barosini, appare attendista, spiegando come voglia contattare l'Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per approfondire la questione, il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco si mostra perplesso e preoccupato per lo stop all'erogazione dei fondi, considerando l'importanza dei progetti previsti per Alessandria: "è presto per fare dichiarazioni, si rischia di dire sciocchezze. Certo bisogna anche capire cosa verrà fatto con precisione dei fondi non erogati. Alessandria ha un rischio concreto di sforare il patto di stabilità per i debiti che ancora si trascina dai tempi del dissesto: se realizzare a tutti i costi queste opere avrebbe dovuto dire sforare il patto, con tutte le conseguenze del caso, avremmo dovuto bloccare i lavori in ogni caso. Ora bisogna studiare la situazione e capire cosa può cambiare in concreto e quali potranno essere le ripercussioni per la città. Certo parliamo di risorse molto ingenti per il territorio, alle quali non sarebbe facile rinunciare".  


9/08/2018

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