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Opinioni

Aspal…quale futuro?

Voglio raccontare la storia di una partecipata in particolare, l’Aspal, dal punto di vista di un semplice dipendente
OPINIONI - Si sta parlando molto in questi mesi di Alessandria e delle sue aziende partecipate. La grave crisi di bilancio economico e finanziario, che dalla scorsa estate ha portato la città alla ribalta della cronaca in qualità di primo comune in dissesto, ha anche spinto tante persone a chiedersi come mai queste aziende abbiano costi tanto elevati e mantengano così tanto personale per svolgere servizi che in altre città vengono svolti dalla metà delle persone.

A questo proposito e per cercare di spiegare meglio come sono andate le cose fino ad oggi dal punto di vista di un semplice dipendente, voglio raccontare la storia di una partecipata in particolare, l’Aspal.

Acronimo che all’origine stava per Azienda Speciale Pluriservizi Alessandrina, l’Aspal dal 1998 gestiva, sotto un’unica direzione generale, servizi importantissimi come le farmacie comunali, la ristorazione scolastica, la riscossione tributi e il teatro comunale.

Era un’azienda molto attiva e sempre almeno in pareggio, che riusciva a vivere da sola senza bisogno di nulla chiedere al suo Socio Unico (il Comune di Alessandria) cui anzi, per contratto, dava cospicui contributi annui derivanti dalle entrate dei suoi servizi maggiormente redditizi.

Proprio perché azienda di grande spessore e con costi di gestione coperti dalla sua capacità produttiva, l’Aspal ha sempre fatto gola a molti amministratori che negli anni l’hanno trasformata in tutte le possibili forme giuridiche.

Finché nel lontano 2006 l’allora amministratrice comunale, ormai giunta alla scadenza del suo mandato, decise di smembrarla al fine di “donare” qualche poltrona politica come pegno per garantirsi l’eventuale rielezione.

Così quell’azienda perse in un solo colpo il Teatro e la Ristorazione scolastica, trasformate in altre due aziende, con altri due direttori e altri due Consigli di Amministrazione.

All’Aspal rimasero solo il servizio Tributi e le Farmacie Comunali. E con quei due servizi continuava ad essere la più forte di tutte e a non avere nessun problema economico.

L’amministratrice di allora perse le elezioni e i nuovi amministratori, quelli che alla recente trasmissione televisiva Presa Diretta si sono definiti “non consci”, le subentrarono. E come i degni predecessori, decisero di mettere mano su Aspal per cercare di cavarne ancora qualcosa.

Così sulla base di una finanza definita poi “creativa” la impoverirono togliendole anche le farmacie comunali (creando così un’ulteriore società con un’altra direzione e un altro cda) che poi vendettero ai privati per “pochi” milioni di euro (pochi rispetto al valore intrinseco che esse avevano per il Comune) che garantirono una liquidità immediata e… immediatamente finita.

E Aspal? Privata dei suoi servizi più redditizi, ormai non aveva più la stessa forza di prima, e così si pensò bene di affossarla affidandole tanti servizi importanti nei contenuti ma che non garantivano di fatto introiti ed anzi erano solo fonte di spese per il personale e per la loro gestione.

Fu così che dal 2008 arrivarono il Servizio Giovani, il Servizio Informatico, il Servizio di Mediazione Culturale, il Servizio Provveditorato, il Servizio Contravvenzioni, seguiti poi negli anni anche dal Servizio Musei, dal punto IAT oltre che dal Servizio Asili Nido.

L’azienda diventò quindi “l’Ufficio di Collocamento” del Comune e, non essendo ormai più in grado di andare avanti da sola, stipulò con il suo Socio unico contratti di servizio assolutamente non adeguati a coprire tutte le spese generate dalla gestione di quei servizi. Nonostante le numerose richieste dell’azienda, peraltro, quei contratti non furono mai rivisti economicamente né furono rinnovati alla loro scadenza. Questo però non impedì ai diligenti dipendenti di svolgere ugualmente le loro mansioni e di rendere alla città quei servizi di cui tanto apprezzava la qualità.

Finché, e siamo nel 2012, nuovi amministratori subentrarono in città (sostenuti fortemente anche dai dipendenti di Aspal desiderosi di un cambiamento positivo dopo gli anni bui che avevano appena vissuto) e trovarono un disastro ben peggiore di quello che avevano immaginato: buchi di milioni e milioni di euro, spese sostenute che superavano di 15/20 milioni le entrate previste e soprattutto una dichiarazione di dissesto che ha portato alla immobilità assoluta di una città.

Obbligati quindi a far fronte a tutto questo fecero delle scelte forti e sicuramente impopolari e decisero che tra queste ci fosse anche l’obbligo di un ridimensionamento delle partecipate accusate di aver, negli anni, troppo speso e regalato.

Per far questo non guardarono in faccia nessuno e presentarono ad Aspal un “piano industriale” (in risposta a quello presentato dall’incapace Direzione dell’azienda che “salvava” tutti), che prevedeva la messa in liquidazione della società e il ricollocamento (in altre aziende prossime al fallimento o su cui ancora pendevano dubbi di legittimità) di 35 dipendenti su 76. Gli altri a casa. Non erano necessari. Tutto questo senza neanche prima valutare la qualità dei servizi ma basandosi solo sul numero di addetti ad essi impiegati.

Ma quei dipendenti dimostrarono una volontà di ferro e, con fatti e non solo con parole, cercarono di dimostrare che altre soluzioni esistevano, bastava solo che ci fosse la “volontà politica” di attuarle. Per far questo e per evitare che neanche uno fosse “lasciato indietro”, si resero disponibili a valutare qualsiasi possibilità che permettesse di salvare tutti: dai contratti di solidarietà al part-time e, addirittura proposero, pur di salvare l’azienda, di utilizzare tutto il proprio salario accessorio accantonato e non erogato negli ultimi due anni (circa 400.000 euro) al fine di ripianare la perdita che stava portando alla liquidazione di Aspal (circa 750.000 euro). Bastava quindi un solo sforzo da parte dell’Amministrazione.

Ma questo piccolo passo non c’è stato e il 18 marzo 2013 l’Aspal è stata ufficialmente messa in liquidazione.

Questa storia per raccontare che spesso si vuol far passare fischi per fiaschi (attribuendo a volte troppo facilmente le colpe alle aziende e alla loro cattiva gestione, senza però considerare a fondo da chi partono le direttive), e che chi ci amministra, pur di non perdere credibilità politica, preferisce trincerarsi dietro il muro delle rigide regole dettate dal dissesto, piuttosto che provare a cambiarle insieme ai lavoratori che sono risorsa umana ed economica della stessa città che così tanto si vuole salvare!

Ma anche per raccontare che, grazie all’unità dei suoi dipendenti che tanto hanno speso in termini fisici, psicologici ed economici, alle oltre 2000 firme di cittadini raccolte per scongiurare la chiusura dei servizi alla città, alla solidarietà di tanti commercianti e di numerosi cittadini alessandrini e non durante i nove giorni di occupazione all’Informagiovani, alla tenacia dei sindacati di categoria che hanno fatto loro la nostra lotta, Aspal ha potuto resistere fino ad ora e, anche se ormai sembra segnata la sua fine, noi continuiamo a non disperare e a lottare affinché cessi, prima ancora di cominciare, quella macelleria sociale che porterà al collasso occupazionale ed economico trasversale di una città già in crisi perché, come citava uno dei nostri slogan “COMMERCIANTI: SENZA SOLDI NON SI COMPRA!!!”.

Proprio per continuare questa lotta e galvanizzati dalla grande manifestazione del 22 marzo che ha visto scendere in piazza più di 1000 persone a gridare “ALESSANDRIA NON DEVE MORIRE!”, il prossimo 11 aprile, insieme a tutte le altre partecipate alessandrine, Aspal andrà a Roma a chiedere a gran voce che si aiuti Alessandria in questo momento di crisi. Ci auguriamo che questa volta il nostro Sindaco ci dia un segnale forte, abbandonando la politica dei tagli indiscriminati programmati dai “tecnici” (alcuni dei quali corresponsabili a mio parere della cattiva gestione della passata amministrazione) e facendo fronte comune verso chi lascia che una comunità muoia per colpa di norme troppo rigide e sbagliate. 

[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]
29/03/2013
Daniela Caruso (Appunti Alessandrini) - redazione@alessandrianews.it

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