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Alessandria

Aral: il terzo atto d'indirizzo convince (di più e tutti). "Ma quella perizia di stima...."

Una commissione consiliare in due tempi e poi il Consiglio comunale che doveva approvare il terzo (ed ultimo) atto d'indirizzo proposto per "salvare" Aral. Molte domande all'assessore Borasio e al presidente Marengo sulla visione ottimistica degli utili con cui la ditta dovrebbe pagare i debiti e fare investimenti. Dubbi però sulle perplessità dell'operazione che emergono dalla perizia di stima (a firma dottor Panelli) e sul mancato coinvolgimento di Amag Ambiente da parte del PD
 ALESSANDRIA - Tutto è bene quel che finisce bene. Come ogni finale che si rispetti, con un epilogo da sogno. Così è stato per il terzo atto d'indirizzo sul futuro di Aral portato prima in commissione consiliare e poi in Consiglio comunale. Una strada (la terza e ultima, visto che dopo questo tentativo di salvezza non ci potrebbe che essere per l'azienda di trattamento e smaltimento il fallimento se questo piano di concordato fallisse), “la meno rocambolesca”, quella che è piaciuta di più tanto alla maggioranza (in passato dubbiosa dal fronte leghista con Pavanello) quanto alla minoranza. Che ha deciso per “l'astensione” visto il poco tempo per guardare con attenzione tutti i documenti e visto il diniego a spostare la votazione, “dettato dai tempi stretti, visto il deposito del concordato il 22 febbraio” come stato spiegato e giustificato dall'assessore Paolo Borasio che insieme al presidente di Aral, Angelo Marengo, ha cercato di chiarire tutti i “punti oscuri” e di rispondere alle domande della minoranza su una proposta “molto ottimistica” di salvezza con le proprie gambe dell'azienda. “Con numeri che non sempre tornano” e con azioni nemmeno troppo strane (quasi a dire....perché non ci si è pensato prima!).

Una parte della minoranza aveva già lasciato i banchi del Consiglio comunale al momento della votazione. Ma non Giorgio Abonante del Partito Democratico che pur non avendo partecipato al voto e pur sottolineando gli aspetti positivi della nuova operazione che porta ad una riduzione della quantità di rifiuti da smaltire (la metà nella previsione) mette in evidenza anche i due aspetti critici: “l'uscita di scena almeno per il momento di Amag Ambiente, che invece si poteva coinvolgere così come si è fatto con Amiu Genova visto lo scarso valore attuale delle quote societarie di Aral, e poi le parole della perizia di stima redatta dal dottor Matteo Panelli...che non rassicurano”. Si tratta di una perizia allegata all'atto di indirizzo “come parte integrante e sostanziale”che nelle premesse usa parole dure, con molti punti interrogati e con “un grande assente che è il giudizio di fattibilità, ovvero il giudizio circa l'effettiva e concreta possibilità di realizzo delle ipotesi (non banali) su cui il piano si deve fondare” come scrive il dottore commercialista a cui era stata affidata la stima delle quote del 2% da cedere ad Amiu Genova. “Niente di più” è stato il commento dell'assessore Borasio che non si è risparmiato: “Panelli si va ad infilare in considerazioni che non gli competono perché non è un advisor di Aral e non ha nemmeno la documentazione da analizzare per fare certe affermazioni”. “E' stata fatta una fotografia ancora in bianco e nero da Panelli – ha aggiunto Zaccone – ovvero che guarda allo stato dell'arte di Aral e con valutazioni retrospettive”. Poi durante il Consiglio comunale la lettura di una mail mandata dal dottore commercialista di “scuse e rassicurazioni”: “la mia perizia non esprime giudizio negativo sul piano....le criticità indicate sono quelle contenute nei documenti citati e non intendo porre limiti di attuazione al piano, ma ne sottolineo unicamente le difficoltà che dovranno essere affrontate. Si tratta di un piano di risanamento complesso e questo mi sembra indiscutibile, ma allo stato attuale, la documentazione prodotta non permette una valutazione in merito”. Questione risolta (forse).

Perché in una parte di opposizione restano comunque tanti “numeri” e “azioni” da spiegare per comprendere questo piano. Ad esempio “come si fa e in quanti anni a far tornare Aral a produrre utili, tanto da ripianarci i debiti e anche a fare investimenti?”. E' grazie ad Amiu Genova? “No, non è l'ingresso della partecipata ligure a salvare Aral” è stato chiaro il presidente Marengo, sebbene abbia sottolineato come nel nuovo contratto (a differenza di prima) qui si trattano solo i rifiuti genovesi e non si smaltiscono, portando a liberare spazio in discarica. “Ma si prende anche meno, come tariffa, se non si smaltisce nella nostra discarica” ha ribattuto Mazzoni. Portando Marengo a dire “da Amiu Genova i ricavi sono di un paio di milioni. La discarica è un bene prezioso della collettività alessandrina, è quella da tutelare e non da utilizzare per fare utili. Anzi è proprio la ripresa di utilizzo della discarica di Solero “a fare la differenza” perché prima si incassava poco- niente (senza conferimento) e si spendeva tanto per portare altrove i rifiuti.

Ora invece si devono fare utili: dalle 37 mila tonnellate (con previsione di scendere a 30 mila) di conferimento dai Comuni soci di Aral (per un importo di oltre 5 milioni di euro vista la tariffa di 160 euro a tonnellata per trattamento e smaltimento), con le almeno 50 mila tonnellate all'anno di Amiu Genova (che tra il costo del trattamento messo da Aral e poi quello che gli dobbiamo per riportarli a casa loro, ha un guadagno di 40 euro a tonnellata) e poi con quelli di Srt di Novi Ligure (45 euro a tonnellata stima di oltre 2 milioni). Quindi un allineamento delle tariffe, una ripresa a pieno ritmo dell'attività.

E ovviamente il taglio di spese superflue o eccessive che è anche l'aspetto che ha convinto (finalmente) il presidente del Consiglio comunale Emanuele Locci, sempre dubbioso sui precedenti atti d'indirizzo dell'amministrazione e che questa volta invece ha dato il proprio appoggio (con un voto favorevole). Proprio grazie al lavoro di ricognizione e di risparmio attuato in pochi mesi dal nuovo Consiglio di amministrazione su servizi che “costavano troppo, come le pulizie, e che io sostenevo da anni”. Locci ha parlato di “malaffare” da un lato in tutta la storia di Aral, di “mala gestione” dall'altro più una zona grigia a cavallo tra le due.

Dal presidente Marengo è stato anche risposto sulla modalità di ripianamento con i creditori del debito di Aral (23 milioni e perdite patrimoniali per 11 milioni): “o trovavo un Babbo Natale che mi desse i soldi, oppure ho cercato di trovare la soluzione permessa dagli strumenti di 'finanza partecipata'. Quindi do subito in soldoni il 35% del credito vantato, mentre il resto viene ripianato con la partecipazione dei creditori all'utile dell'azienda”. Non sono delle vere quote, ma partecipano e hanno anche un voto consultivo in assemblea soci. Bisognerà vedere se accetteranno....ma prima resta lo scoglio più grande: il Tribunale. Quello che bisogna convincere, altrimenti sarà la fine di tutto.
30/01/2019

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