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Alessandria

Alessandria e la sfida (impossibile) del turismo. "Ma su logistica e università si giocherà il futuro..."

Dalla crisi economica di Palazzo Rosso agli investimenti sull'università e la logistica, dai ragionamenti su Cultura e Turismo alle sfide ancora aperte, ecco il punto su Alessandria vista con gli occhi del presidente della Fondazione Cral, Pier Angelo Taverna
ALESSANDRIA - Per la nostra città, come per qualsiasi territorio, il sostegno delle fondazioni bancarie, al fianco delle risorse derivanti dagli investimenti pubblici, rappresenta una via imprescindibile per ragionare di sviluppo e dare prospettive alle nuove generazioni. La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria per storia, radicamento e quantità di investimenti rappresenta sicuramente un osservatorio privilegiato per ragionare di presente e futuro della città: lo abbiamo fatto incontrando il suo presidente, Pier Angelo Taverna, a circa un anno dalla fine del suo mandato. 

Presidente Tarvena, qual è stato il ruolo della Fondazione Cral in questi anni, così delicati anche per le vicende di Palazzo Rosso legate al dissesto della città? 
In realtà, è bene sottolinearlo, anche le fondazioni negli ultimi anni piangono. Questo è un periodo difficile, sebbene le notizie ci dicano che si sta uscendo dalla crisi. Noi lo vediamo con ritardo perché gli utili e i dividendi dalle banche arrivano sempre almeno un anno dopo. Dal 2008 a oggi ci sono state minor risorse sul territorio perché la crisi ha tolto dividendi e  in conomitanza c'è stato un aggravio importante della situazione socio assistenziale complessiva.

Quali sono stati gli ambiti emergenziali su cui siete stati chiamati di più a intervenire? 
L'emergenza legate alle mense solidali, quella legata al freddo e a chi ha perso la casa, quella sulla violenza contro le donne. Fino al 2008 ponevamo a bilancio per queste realtà alcune risorse, al fianco di molte altre iniziative, ma da allora in poi siamo stati chiamati a spostare su queste emergenze una buona parte dei nostri investimenti. Il dissesto del Comune ha fatto sì che il nostro sostegno diventasse purtroppo imprescindibile per erogare servizi di prima necessità, come l'apertura degli asili nido comunali e attività di sostegno proprie dei servizi sociali. Ciò che prima era sussidiario rispetto all'attività del pubblico dal 2008 in avanti in più di un caso ne è diventato sostitutivo, il che ci ha creato all'inizio qualche problema anche di tipo statutario, ma che è stato presto superato dall'urgenza e dall'importanza di sostenere il territorio in crisi. Oggi c'è sempre meno remora a sconfinare in problematiche che di per sé toccherebbero alle pubbliche amministrazioni, ma un tempo non era così. 

Le sollecitazioni sono arrivate anche dal mondo della politica a livello nazionale... 
Certamente, e ci siamo attrezzati per dare risposte anche ai diversi governi. All'ultimo congresso di Lucca delle Fondazioni sono stati individuati specifici ambiti su cui coordinare interventi a livello nazionale, quali il disagio educativo minorile. In tre anni le fondazioni hanno messo a disposizione 120 milioni di euro su queste problematiche: questo sarà l'ultimo anno, vedremo che indicazioni arriveranno dal nuovo governo per le priorità su cui investire in futuro. 

Che cifre avete investito sul territorio di Alessandria e in quali ambiti? 
Le nostre erogazioni nel 2008 sfioravano i 6 milioni di euro l’anno, oggi, dopo la riduzione delle risorse a disposizione delle banche, siamo scesi a circa 3 milioni. Voglio sottolineare però che potrebbero essere di più: il governo precedente ha applicato una super tassazione dei dividendi delle banche, con ripercussioni dirette sulle fondazioni. Abbiamo pagato un milioni in più di tasse, che di fatto è stato sottratto alla nostra capacità di erogare risorse sul territorio. La fondazione interviene con progetti propri e attraverso sue emanazioni, come la fondazione Solidal che gestisce il premio Marchiaro, borse di studio intitolate a Umberto Eco e a Pittatore, un master sul turismo insieme all'Università e interventi di sosteno allo studio, per esempio attraverso la Caritas, che distribuisce per conto nostro 30 mila quaderni regalati agli studenti che ne hanno bisogno. Abbiamo anche creato negli anni passati l'Atlante storico della provincia di Alessandria, così che gli studenti possano imparare a conoscere il nostro territorio, studiandolo anche a scuola. 
Fra i progetti più importanti c'è la collaborazione con l'ospedale, al quale abbiamo donato un robot chirurgico all'avanguardia insieme alla Fondazione CRT, ma anche diverse altre apparecchiature per garantire l'eccellenza delle cure per i pazienti, o attività di prevenzione, come lo screening mammografico e andrologico. 
E promuoviamo anche il recupero di monumenti e strutture importanti in provincia: penso al Castello di Casale per esempio (500 mila euro lo scorso anno), o al recupero teatro Marenco di Novi Ligure con un'erogazione di 2,5 milioni di euro.
Infine diamo contributi ad associazioni che coordinano realtà di volontariato e poi finanziamo attività che ci vengono proposte dal terzo settore e dalle pubbliche istituzioni (come le celebrazioni degli 850 anni di Alessandria, la stagione teatrale del Comune, i premi Acqui Storia, Acqui Ambiente e Acqui Danza), nonché iniziative che valorizzino e promuovano il territorio, come il recupero di particolari luoghi di pregio, con richieste che spesso arrivano da strutture ecclesiali, o la realizzazione di trasmissioni televisive con a tema il monferrato e le nostre terre, da mandare in onda sulle reti Rai e Mediaset ma anche all'estero, per esempio in Cina, ed è anche merito di iniziative di questo tipo se in qualche caso l'aumento del turismo è stato a doppia cifra. 

Fra i vostri impegni più importanti, anche recenti, c'è il legame con l'Università...
Abbiamo un rapporto molto stretto, e di cui siamo molto soddisfatti, con l’Università, con cui abbiamo cercato di razionalizzare i corsi presenti ad Alessandria, non fasciandoci la testa quando alcuni corsi sono stati sdoppiati e riproposti su altri territorio, ma anzi facendo scambi che hanno consentito di portare qui anche corsi che prima non c'erano, come Lettere lo scorso anno e Medicina quest'anno. Si tratta di un grande successo per la Fondazione, che si è impegnata su più fronti, come quello, recentemente, per la realizzazione di residenze universitarie. Eroghiamo circa 150 mila euro all'anno per l'Univeristà: sono forse pochi rispetto al passato, ma visti i tempi che corrono sono comunque contributi importanti. 

Con quali criteri gestite le diverse richieste di finanziamento? 
Rispetto al passato, viste le centinaia di richieste di erogazioni che riceviamo ogni anno, ci siamo dotati di regoalenti stringenti che ci cosentono di fare analisi dettagliate prima di approvare una richiesta. Viene fatto un monitoraggio sia ex ante che ex post, per capire che tipo di risultati è possibile raggiungere grazie al nostro finanziamento. Abbiamo ampliato la traasparenza e sul nostro sito mettiamo a disposizione tanti dati rispetto alle nostre attività. Per chi desidera un funanziamento chiediamo lo sforzo di fare qualche passaggio burocratico in più, ma è utile per garantire il massimo risultato. 

Quali sono i progetti della Fondazione per il prossimo futuro? 
Molto dipenderà  dall'andamento generale dell'economia, su quali dividendi potremo concontare e anche dalle richieste del territorio: se calerà l'emergenza socio assistenziale ci piacerebbe poter investire maggiormente in ricerca e sviluppo, per esempio nel nuovo incubatore aziendale realizzato insieme all'Università e che finalmente aprirà una sua sede anche ad Alessandria. Ci sta molto a cuore la sicurezza e collaboriamo con le istituzioni per fornire strumenti adeguati per il controllo del territorio, con cifre importanti per esempio da dedicare alla videosorveglianza. 

Fra gli interventi importanti di questi anni c'è anche l'opera di restauro della vostra sede, il Broletto di Alessandria, prima sede del Consiglio Comunale e Palazzo del Governatore. Oggi ospitate al suo interno una pregievole raccolta di quadri e fate investimenti anche sulla vita culturale cittadina. Com'è la situazione dal vostro punto di vista? Se si guarda il numero di visite ai musei alessandrini si cade in depressione... 
Alessandria è molto critica riguardo a se stessa ma all’esterno viene vista in modo differente: le nostre ricchezze architettoniche e culturali ci sono. È vero che Marengo potrebbe avere frequentazioni più importanti, ma servono joint venture con altri musei napoleonici e investimenti privati che vadano oltre quello che possono fare le pubbliche amministrazioni. Ma anche la Cittadella è una risorsa incredibile del territorio, si tratta di riempirla di contenuti, senza fare troppi voli pindarici. Da amministratore pubblico avevo proposto di farne il Centro d'Addestramento Reclute dell’esercito europeo, ma potrebbe anche essere sede dell’artigianato artistico che sta scomparendo e che va valorizzato. Un'altra idea suggestiva è quella di farne un'arca a protezione delle biodiversità, con la conservazione al suo interno di una serie di sementi che rischiano di scomparire. 
L'attività cultura in città viva e ha le sue eccellenze, per esempio in ambito musicale, con le attività del Conservatorio, il premio di chitarra classica Pittaluga, ma non solo. Siamo lieti di aver restito il broletto alla città, e di mettere a disposizione una raccolta di dipinti dei più importanti artisti del territorio, accessibile a tutti almeno un paio di giorni a settimana. 

Qual è il suo sogno nel cassetto per il futuro? 
Prima di lasciare il mio ruolo da presidente, visto che il mandato scadrà il prossimo anno, mi piacerebbe contribuire al recupero del Teatro di Alessandria, che è una ferita aperta che prima o poi gli enti pubblici dovrebbero curare. Ho poi alcuni altri progetti nel cassetto che riguardano il tema della prevenzione, ma è ancora presto per parlarne, anche se mi auguro di poterli realizzare. 

Ha già in mente quale potrebbe essere il suo successore, a partire da maggio 2019?
Io un nome ce l'ho: ho chiesto a Fabrizio Palenzona di prendere il mio posto: per ora mi ha promesso che ci penserà e non ha risposto né sì né no, quindi è lecito sperarlo. 

Ha anche qualche rimpianto, qualcosa che non è stato capito? Per esempio il ciclo di conferenze sulla robotica promosso dalla Fondazione, che non è stato molto partecipato, al punto da ragionare di non concluderlo neppure...
In qualche caso forse abbiamo preso iniziative troppo all'avanguardia, che non sono state capite, ma secondo me sono temi di assoluta importanza per il futuro e ho la coscienza a posto avendo scelto di trattarli. Per me era un dovere farlo. 

Qual è, dal suo particolare osservatorio, la vera vocazione di Alessandria?
 
Al di là dell'aspetto turistico, che non può essere davvero ciò su cui puntare, perché la città è carina ma non può competere con altre realtà, anche se il territorio circostante è di rilevanza internazionale, tanto da essere stato premiato dall'Unesco, secondo me gli ambiti su cui scommettere sono la Logistica e l'Università. La posizione di Alessandria resta strategica nello scacchiere del Nord Ovest e la nostra è una delle province più industrializzate d'Italia. Sul fronte universitario invece ho già detto: Alessandria deve studiare per diventare una città universitaria e non solo una città con l'università. Sembra uno slogan ma è proprio così: non dimentichiamoci che storicamente il nostro capoluogo ha vissuto una perdita importante, perché prima in città, grazie alle sue numerose caserme, c'erano 4-5 mila militari a far girare un certo tipo d'indotto. L'obiettivo potrebbe ora essere quello di realizzare una transizione da cittadella militare a cittadella universitaria. I presupposti ci sono, ma tutti dovranno lavorare in sinergia. Intanto le immatricolazioni degli ultimi anni sembrano premiare la nostra realtà. E poi, sempre in termini di vocazione, vorrei offrire un'altra suggestione: Alessandria è la provincia con più castelli del Piemonte, e credo anche d'Europa e del Mondo. E' un altro aspetto molto interessante su cui potremmo decidere di puntare, potenziando e migliorando ancor di più la già pregevole rassegna di Castelli Aperti che viene realizzata ogni anno. 

Cosa farà dopo la conclusione del suo mandato? Ci ha già cominciato a pensare? 
Voglio godermi un po' di tranquillità, fare il pensionato, curare l'orto e trascorrere il tempo con i miei nipoti. 
2/07/2018

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