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Alessandria

Accorpamento Asl-Aso: Palazzo Rosso contrario

Alla fine l'Ordine del Giorno del consigliere Guazzotti (Lega Nord) dopo tanti giri in commissione è approdata in Consiglio comunale ed è stata votata favorevolmente. Così Palazzo Rosso dice espressamente "no" alla fusione tra Asl e Aso proposta dalla Regione Piemonte. Non con la convinzione di tutti....
 ALESSANDRIA - Sull'accorpamento Asl- Aso, proposto dalla Regione Piemonte che dovrebbe diventare effettivo dal 1 gennaio 2019, Palazzo Rosso ha detto la sua: e ha detto “no” a questa fusione. Su questo tema il Consiglio comunale ha approvato un Ordine del Giorno proposto da Pierpaolo Guazzotti (Lega Nord) e sottoscritto da altre forze di maggioranza, ma anche da gruppi di opposizione, come Oria Trifoglio (Quarto Polo) e Vincenzo Demarte (Gruppo Dema- Gruppo Misto). Un ordine del giorno che è stato sviscerato in due commissioni: una di confronto con il proponente, il consigliere regionale Domenico Ravetti, alla presenza anche del presidente dell'ordine dei Medici, Mauro Cappelletti e un'altra di ascolto delle posizioni dei sindacati di alcune categorie di lavoratori in ambito sanitario (G. De Micheli e P. Mazzucco ANAO, E. Martellini CIMO, M. Minafra CGIL che hanno espresso parere contrario. Solo G. Pistis dell’AMPO non si è pronunciato). Ne era stata richiesta una terza, da Enrico Mazzoni (Pd), con i rappresentanti dell'ordine degli infermieri, “che si potrà anche fare volendo” gli è stato risposto, ma che non ha fermato la votazione del Consiglio nella serata di mercoledì 7 marzo, definita dal vice presidente del Consiglio Mazzoni “un colpo di mano”. Comunque 22 sono stati i SI e 3 i NO.

I dubbi su questa strada da intraprendere per la sanità alessandrina e della provincia (Azienda Sanitaria Ospedaliera costituita dall'Ospedale “S. Antonio e Biagio”, dall’Ospedale Infantile “C. Arrigo” e dal Centro Riabilitativo “Borsalino” e Asl composta da 5 presidi ospedalieri, ovvero Casale Monferrato, Acqui Terme, Novi Ligure, Ovada, Tortona) si fondano su una proposta che non ha un progetto chiaro, sulle difficoltà di comunicazione delle due strutture e sul fatto che tutto “sia stato fatto senza interpellare i sndaci dei Comuni della provincia e i rappresentanti degli operatori sanitari delle singole Aziende, ospedalieri e sul territorio (medici, paramedici, dipendenti e collaboratori a vario titolo del servizio sanitario provinciale) che avrebbero dovuto valutare la proposta, esprimere un parere e fornire eventuali suggerimenti”. La paura maggiore è che con questa riforma del sistema sanitario locale si arrivi solo ad un ulteriore “impoverimento” della sanità alessandrina.

Una mancanza di coinvoilgimento sottolineata anche dall'assessore Paolo Borasio: “Alla fine di tutte le audizioni con i diversi soggetti coinvolti non mi pare siano state portate motivazioni valide per dire sì a questo accorpamento”. Ma nemmeno posizioni altrettanto “concretamente” valide per dire no, è stata la controrisposta del Partito Democratico. Chi sembra avere le idee molto chiare, perché in quell'ambito ci lavora, è Oria Trifoglio (Quarto Polo), che ha rimarcato il rischio di perdere la “centralità” come ospedale a vantaggio di quello di Asti (“dove per altro è già stato spostato il laboratorio analisi”). E per non parlare poi “di Irccs, cioè di centro di Ricerca e di Università di Medicina”. Come a dire Alessandria è un “hub”, ma sta venendo “declassato” con questa riforma. E questa non sembra essere solo la sua visione: la Trifoglio ha infatti portato all'attenzione di tutto il Consiglio comunale una lettere, quella dei 38 direttori di reparto dell'ospedale alessandrino, indirizzata all'assessore regionale Saitta. “Manca un percorso precedente di coordinazione e soprattutto manca un progetto”.
9/03/2018

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