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Acqui Terme

La crisi idrica, la sfida climatica e le azioni da mettere in campo

Un seminario organizzato da Amag Reti Idriche dedicato alla recente emergenza idrica nel basso Piemonte e alle azioni da mettere in campo.Tra gli ospiti anche il divulgatore Luca Mercalli
ACQUI TERME - Prevenzione, progettualità e assunzione comune di responsabilità: sono queste le parole-chiave emerse con forza nel seminario di lavoro per amministratori locali organizzato da Amag Reti Idriche e dedicato alla recente emergenza idrica che ha colpito la Valle Bormida e l’Alta Langa Astigiana.
Nella Sala Convegni dell’ex Kaimano, oltre a rappresentanti delle istituzioni locali e non (molti i parlamentari alessandrini e astigiani presenti in sala), è intervenuto Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e noto divulgatore dei problemi legati al clima e all’ambiente. Mercalli ha sintetizzato quali siano i tre fattori critici che incombono sulla tenuta del nostro ecosistema e, in particolare, della gestione idrica: l’aumento della popolazione mondiale (circa 2 miliardi di persone in più entro il 2050 e il fenomeno migratorio che colpisce anche i Paesi con scarsa natalità quale l’Italia), il deficit tecnologico delle reti e degli acquedotti e la responsabilità individuale di ciascuno di noi.

Dal globale al locale il passo è breve: Mercalli ha ricordato come il 2017, se non interverranno segnali di discontinuità da qui al 31/12, diventerà l’anno più secco in assoluto dal 1915 ad oggi per Acqui Terme. “Ecco perché - ha concluso il climatologo torinese – dobbiamo tutti quanti comprendere come di emergenza in emergenza la crisi climatica è divenuta ormai un fenomeno strutturale che accompagnerà le prossime generazioni e che va affrontata con la massima urgenza”.

Il tema della condivisione e della responsabilizzazione condivisa è stato ripreso dal sindaco di Acqui Terme, Lorenzo Lucchini (“questa estate abbiamo assistito a un prezioso lavoro di squadra tra i tecnici ma ora diventa necessaria la partecipazione anche dei cittadini”), dal presidente della Provincia di Alessandria, Gianfranco Baldi (“occorrono interventi strutturali e di sistema, non possiamo più permetterci di sperare soltanto nelle piogge”) e dal sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco (“se abbiamo contenuto la crisi estiva è grazie al lavoro di coordinamento di Amag ma ora dobbiamo tutti adoperarci per la tutela della falda alessandrina, tenendo a mente quanto sia preziosa”).

Il presidente del Gruppo Amag, Stefano De Capitani, ha rimarcato come la crisi idrica rappresenti un fenomeno tanto strutturale quanto complesso da affrontare: “le 700 aziende di gestione idrica in Italia hanno un problema comune: sono troppo piccole per poter trovare i finanziamenti necessari a investire in tecnologia e, soprattutto, per superare la burocrazia e la complessità nell’accedere ai fondi europei. Occorre lavorare affinché si creino delle reti e delle alleanze in termini di competenze e risorse: solo così riusciremo a superare il gap in termini di acquedotti e reti che attanaglia i nostri territori e la sostenibilità delle infrastrutture”.

I dati della recente crisi idrica nel basso Piemonte e dei costi della gestione li ha esposti l’ad del Gruppo Amag e Amministratore Unico di Amag Reti Idriche, Mauro Bressan: 23mila sono stati i metri cubi di acqua trasportati negli oltre 1.800 viaggi compiuti dalle autobotti fino allo scorso 30 Ottobre, per un costo di 390mila euro a cui si devono aggiungere circa 60mila euro per il personale impiegato. “Numeri – ha dichiarato Bressan rivolgendosi all’assessore regionale all’ambiente Valmaggia e ai rappresentati delle istituzioni – che dimostrano tanto lo sforzo straordinario della nostra azienda, quanto l’insufficienza ad operare da soli”. Bressan ha poi messo in evidenza l’importanza della tenuta del sistema idrico nel basso Piemonte anche alla luce di un rinnovato incremento turistico nei mesi estivi che comporta un’ulteriore assunzione di responsabilità a favore del nostro territorio.

Un appello all’assessore regionale Valmaggia è venuto dal presidente del Coordinamento delle organizzazioni di Protezione Civile della Provincia di Alessandria, Marco Bologna: “Certamente occorre investire da subito per consolidare il nodo di Cortemilia ma dobbiamo guardare anche ai tempi e per la prossima estate ci servono più autobotti, perché un viaggio in più nelle zone a secco significa una doccia in più o il sostegno essenziale ad allevamenti e produzioni agricole”.

Ulteriori dati tecnici sono stati forniti da Adriano Simoni, responsabile tecnico di A.ato6, che ha sottoposto alcune possibili azioni di intervento sulle interconnessioni primarie e secondarie, Alberto Maffiotti, responsabile del Dipartimento Territoriale Piemonte Sud Est di Arpa Piemonte, che ha messo in luce il rischio nel continuare a ricorrere a prelievi di acqua superficiale in quanto soggetta a problemi di tipo chimico e batteriologico, e dal geologo Luigi Foglino che ha ricordato alla platea come oltre al maggior numero di autobotti occorra realisticamente pensare a preservare l’acquifero e la sua qualità.

Il dibattito si è concluso con l’intervento dell’assessore regionale all’Ambiente, Alberto Valmaggia, che ha ricordato come per poter rispondere in modo efficace occorra ricorrere a tutte le fonti di finanziamento esistenti (oltre alla tariffa i fondi europei e nazionali) ma soprattutto servano pianificazione e progettualità: “L’impegno della Regione Piemonte su questo terreno è e sarà a tutto campo. Non dobbiamo pensare a un libro dei sogni ma a un progetto ambizioso sì. La logica deve essere quella di progettare a breve, medio e lungo termine, abbandonando gli interventi di settore per sposare quelli multifunzionali”.
14/11/2017

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